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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2015 – Saint Germain Source Seine di Fabio Dri, Porpetto(UD)

_Anno 2015 (I sette peccati capitali – L’Ira)

gente

 

Lucille camminava lontana dal mondo, lontana dal tempo, e il vento accarezzava le sue gambe minute, i suoi fianchi coperti dal vestito di seta e soffiava i dolci pensieri di lei verso la memoria del volto di Jamal il nero, sul far della sera. L’amore leggero le gonfiava le rosse gote di quell’estate in un caldo sorriso e pareva che il sole tramontando si fosse fermato, per poterla guardare ancora un po’. Oh donna, luce fatua della Francia, perché fosti troppo bella ti fu negato l’amore.
Correva veloce Lucille a fianco alla Senna, e urlava e si straziava mentre i lampioni piegati sulle strade di Parigi piangevano per lei: la crudeltà dell’uomo si lasciava alle spalle, in una macchia di sangue sull’asfalto, e piccoli pezzi strappati di un vestito di seta.
Le vetrine dei negozi schierate in fila si confondevano nella memoria assieme ai ricordi nebbiosi di terra e mare e vento e odori, non c’era più pace, non c’era più incanto, non c’erano più alberi ma palazzi e rifiuti anziché erba, non c’erano più suoni, soltanto rumore potevi sentire e con le mani non potevi tapparti le orecchie, ti dovevi aiutare a strisciare.
La luna illuminava i nudi tetti delle case ma una luce specchiata non poteva sopraffare le ombre dei corpi di così tanti uomini.
Lucille si barcamenava ancora sopra le fogne di Parigi, graffiando i muri con le unghie come se volesse aprirsi tra di loro una via di fuga, pareva avvelenata di un veleno antico, da cui non c’era cura tra i volti arrossati dei giovani abbracciati alle loro lattine di birra, tra i cartoni sporchi dei vecchi barboni della cittá. L’atto dell’amore, che tanto dolce si vorrebbe fosse, tanto prezioso da volerlo tenere per sempre in un posto caldo, le era stato strappato,  e quel cantuccio che aveva preparato con fatica, in un attimo era stato divorato dall’ira.
Si fermò d’un tratto tra la folla che scivolava sulle vie di Parigi Lucille, fra i semafori stanchi del centro, e guardando verso i suoi piccoli piedi scorse un corpo che non sentiva più suo, impregnato del ratto da cui era stato abusato quella sera e il resto le sembrava non esistere, tutto era frastuono, e girava attorno ai fanali delle auto, sopra i tacchi delle signore, dentro le crepe della strada, sotto i suoi sottili capelli neri. Barcollava come una cieca sul cornicione di una finestra, e presto la rabbia l’avrebbe portata con sé verso il ruvido suolo.
Raccolse da terra una bottiglia di vetro verdognolo, mentre l’aria vibrava pesante,  la sbatté sul corrimano freddo di una scalinata di pietra cosicché quell’incubo tremendo potesse avere fine.
Aveva gli occhi chiusi quando disse a Dio che solo una cosa avrebbe voluto prima di andare: vedere il volto di Jamal un’ultima volta. Alzò il braccio destro verso le nuvole e si conficcò la bottiglia sul morbido ventre, cadde a terra quasi stesse danzando, lentamente, e bellissima si addormentò sulla via, immobile, in mezzo alle risate dei turisti che non si erano accorti di nulla.
Ancora oggi se chiedi di Lucille tutti ti diranno di lei la leggerezza del suo corpo e la gentilezza dei suoi movimenti, a parte Jamal il nero, che di lei non parla per non lasciare uscire nulla di ciò che gli ha lasciato nel cuore.
Se un giorno lo incontrerai lo troverai da solo, intento a scrutare il fiume di Parigi, lontano dal mondo, lontano dal tempo. Ti racconterà che l’ira che ci portiamo appresso, retaggio di anni e anni di crudeltà, nostre e dei nostri avi, altro sapore non ha che quello dell’acqua della Senna a Parigi, sporca dei detriti urbani che ogni giorno si sgretolano dalla violenza dell’uomo; ma se correrai sulle sue rive fino all’altopiano di Langres, vedrai quella stessa acqua scorrere limpida verso valle in piccoli ruscelli, a fianco ad una lapide di marmo bianco, illuminata dal sole di Francia e accarezzata dolcemente dal suo vento, dedicata a una ragazza dall’indimenticata bellezza.
Se assaggerai l’acqua della Senna, lassù saprà di perdono, e potrai ancora sorridere pensando a Lucille.