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L'angolo dello scrittore

Sahara Consilina(Palomar Edizioni)

Un romanzo che asseconda l’esigenza di raccontare la realtà meridionale e gli uomini del Sud in movimento. E “Sahara Consilina” (Palomar) di Vincenzo Corraro diventa, dalle parole dell’autore, “cinquant’anni dopo Eboli, la nuova porta del Sud sul deserto delle contraddizioni, in un rapporto ossessivo, arrabbiato e per nulla retorico con gli spazi e i luoghi e le inconcludenze della nostra realtà che diventa così un maledetto luogo letterario”. Corraro, classe ’74, ha esordito qualche anno fa con “Isabella”, un romanzo breve. Nato a Viggianello, attualmente insegna Lettere in una scuola media di Lauria. “Una piccola causa come quella delle elezioni comunali in uno sperduto paesino lucano, secondo me, mette a nudo i veri caratteri umani – continua Corraro -, fa emergere come un fiume in piena le aporie, le contraddizioni, gli stereotipi, i lati grotteschi o drammatici del microcosmo. Mi sono detto che solo utilizzando una prospettiva antropologica, scanzonata ed ironica, e affidando ad ogni personaggio una storia (e un linguaggio) come nel bel mezzo di una moderna Spoon River, avrei potuto parlare di tematiche altrimenti più consone al reportage. E poi mi piaceva l’idea di una gioventù tipicamente meridionale che nelle città del nord spende passivamente i giorni ma che si infiamma al pensiero di tornare al Sud per riprenderselo con i grandi ideali e l’impegno concreto, civile”. Come è nato “Sahara Consilina”? “Avevo scritto un raccontino un po’ di tempo fa, che è, in nuce, questo romanzo. Sapevo di un rifacimento di una fortunata collana di esordienti meridionali dal titolo “Sporco al Sole” che nel ’98 lanciò, tra gli altri, Livio Romano, Francesco Dezio e la Lomunno. La mente di questa miscellanea, l’editor pugliese Michele Trecca, fallito purtroppo il progetto, un giorno mi chiama lo stesso e mi propone di trasformare in romanzo questa storiaccia di provincia e così è venuto fuori il libro, che devo a lui, così come devo a lui il superamento (spero) delle mie insicurezze creative”. Quanto è difficile per un giovane scrittore del Sud riuscire a pubblicare un romanzo? “Credo che non sia molto difficile. Si pubblica tanto giù da noi, spesso cose buone, ma non sempre la pubblicazione è il compimento di un percorso. Il problema è scegliere i circuiti giusti e qualificati per promuovere adeguatamente il proprio lavoro, affinché se ne parli, nel bene o nel male, con gli opportuni strumenti, tenendo fermo l’obiettivo che il tutto diventi un investimento per il futuro. Poi riuscire ad uscire dal proprio contesto credo che faccia parte dell’ordine naturale delle cose meridionali rispetto ad altre realtà lo sforzo e la fatica sono maggiori”. Cosa suggerirebbe ad un ragazzo che vuole intraprendere il “mestiere di scrivere”? “Sembrerò scontato ma è così: di leggere e leggere tanto. Poi di provare ad uscire da se stessi ed osservare la realtà delle cose e degli uomini, cercando di dare un’interpretazione ai fatti con il linguaggio più vicino alle proprie corde interiori. Infine provare a pensare uno scritto, qualsiasi esso sia, come un’opera artigianale: più è lavorata e più ha un suo valore. L’ispirazione è una gran bella cosa, ma deve essere sorretta da studio e da un’infinita dose di costanza e di attività mentale. Questo è un romanzo, per esempio, pensato notte e giorno (non sto scherzando) e scritto e riscritto quotidianamente per un anno intero”. Nel suo futuro ci saranno altre pubblicazioni? “Credo e spero di sì. Sto già lavorando a una nuova storia, anche questa on the road, di migrazioni e di vite sbagliate, di mondi geografici e culturali che si mescolano. Il “meticciato” mi affascina, nella confusione di identità e di storie mi piace raccontare il fondo di splendore e di umanità delle persone che non sanno cedere a compromessi e vivono da disadattati”. C”è uno scrittore contemporaneo che rappresenta un modello? “Di viventi: Erri De Luca, per il perfetto uso della parola come rivelazione straordinaria di mondi, immagini e dei sensi. Di scomparsi: Pier Vittorio Tondelli e Cesare Pavese. Due scrittori apparentemente all’opposto ma accomunati da questa splendida idea che la letteratura nella vita è tutto, anzi è la certezza, come diceva qualcuno, che da sola la vita non basta”. Quali sono le sue letture preferite? “Leggo e rileggo “a pagine sparse” i classici della letteratura italiana e americana, gli opinionisti famosi sui quotidiani nazionali, i romanzi che parlano del nostro presente, i saggi musicali”. E’ proprio la musica una delle passioni di Corraro: e non è un caso se Salvatore De Siena, de “Il Parto delle Nuvole Pesanti” abbia affermato che “ogni pagina di “Sahara Consilina” lascia una traccia di vissuto con la stessa freschezza delle orme che il lupo in cerca di cibo lascia sulla neve appena caduta”.