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Rassegna Stampa

Retrospettiva sulla XVI edizione del Premio Energheia

 Un bilancio tra novità e conferme

 da Intransit  – Matera Dicembre 2010 di Laura Durando (giurata premio Energheia 2010)

“In un luogo lontano, durante un autunno permanente, condizione dell’anima più che una stagione in sé, avviene una terribile perdita: la voce resta intrappolata in gola e la mente ricostruisce percorsi, ricordi e scenari sublimi che si infrangono in un presente senza colore, né nuvole. L’albero a testa in giù, riflesso sullo specchio d’acqua di un canale, conserva la sua bellezza, continua ad esistere nonostante tutto; è solo una fotografia oppure se ne sta lì, in uno scorcio di paesaggio, sopravvivendo testardo a una contaminazione collettiva e crudele che rende folli, isolati, fantasmi sprovvisti di favole”. È questo il soggetto de “L’albero capovolto”, racconto vinciotre dell’edizione 2010 del Premio Energheia, scritto da Giorgio Ricci, di Valenza(AL). La giuria, presieduta da Chiara Ingrao e composta da Laura Durando, Nicola Lagioia, Alessandro Masi e Giorgia Wurth, ha premiato ex aequo per la sezione “miglior racconto per la realizzazione di un cortometraggio”, le storie “Schiavi”, di Monica Cillerai e “L’assassina”, di Giulia Zanarone, entrambe diciassettenni, studentesse di Borgosesia(BI).

Tutti i racconti finalisti della XVI edizione del Premio saranno raccolti nell’antologia “I racconti di Energheia” e pubblicati per la prossima estate, e sarà avviata anche la realizzazione dei cortometraggi.Altre sezioni del Premio: “I brevissimi di Energheia – Domenico Bia” che si svolge in forma telematica, su argomenti che variano di edizione in edizione, e che quest’anno verteva sul tema della lussuria, e “Nuvole di Energheia – storie a fumetti”, dove hanno potuto cimentarsi gli appassionati del genere. Il Premio Energheia Europe, avvalsosi dell’assistenza della Società “Dante Alighieri” in Libano, British Council, Il Centro Culturale francese, la Safani Foundation e l’Università Statale libanese di Beirut, è stato invece assegnato alla giovane scrittrice Roula Fadel Naboulsi di Tripoli, autrice del racconto “Les reves volees” (I sogni rubati). Attualmente Roula è docente presso l’Università degli studi del Libano e al Manar University of Tripoli.

Le abbiamo chiesto di rilasciarci un’impressione a proposito della sua esperienza e partecipazione al Premio. “A Matera – afferma – c’è un silenzio assoluto che amo tanto, mi confronta con questo specchio vuoto che può riflettere l’infinito. Ci sono queste persone magnifiche che ho conosciuto e che sono un bel riflesso dell’umanità. Una città bellissima resuscitata. Grazie a questo Premio, ho visitato l’Italia, ho conosciuto la cultura, ho ascoltato la gente parlare in italiano e mi fa piacere, perché per me è come ascoltare una canzone.

Questo premio è bellissimo, perché costruisce un ponte culturale in un secolo dove, purtroppo, si costruiscono molti muri sia virtuali che reali tra le diverse culture. Non è stato facile dire addio a questa città. Qualcosa di me è rimasta lì, e qualcosa di Matera vive sempre con me”.