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L'angolo dello scrittore

Quer pasticciaccio negro de violenza ner West, ovvero Django Unchained

_ di Matteo Bordone_

Cos’è. È il nuovo film di Quentin Tarantino, viene dopo Inglorious Basterds e un po’ gli somiglia: racconta la storia di uno schiavo negro (Jamie Foxx) che, nel West della metà del diciannovesimo secolo, viene liberato rocambolescamente da un bizzarro cacciatore di taglie tedesco che si spaccia per dentista ambulante (Christoph Waltz). I due diventeranno soci, amici, compagni di avventura, e cercheranno di rimediare ad alcuni dei problemi pratico/esistenziali che deve affrontare uno schiavo liberato nel West americano della metà del diciannovesimo secolo. Sotto tutta questa vicenda c’è il tema classico dell’eroe che libera la bella rinchiusa nel castello. Ci sono anche, notevoli, Samuel L. Jackson e Leo DiCaprio.

Com’è. Molto più di quanto non lo sia il resto del cinema tarantiniano, Django Unchained è un atto d’amore per gli spaghetti western. Si è detto spesso che molte suo cose erano in fondo degli spaghetti western ambientati qui e là. Ecco, questo è uno spaghetti western fatto e finito, con la fotografia giusta, l’ambientazione giusta, gli zoom e le inquadrature giuste, la musica e i cartelli da spaghetti western alla Leone e Corbucci. Fatto e finito. Ovviamente Tarantino non è uno che fa film in stile: ’sta roba se l’è digerita, ce l’ha dentro, e oltre alle 1756 citazioni che ci sono sparse nel film, c’è soprattutto una scrittura molto riconoscibile, lunga, verbosa, quella che conosciamo così bene, di chi si finge da sempre tamarraccio ma in realtà è pieno zeppo di Nouvelle Vague.

Perché vederlo. Sulla locandina, sopra al titolo, c’è scritto «The new film by Quentin Tarantino», e questo non succede quasi mai in assoluto, ma soprattutto non succede mai a Hollywood. Forse Spielberg, qualche anno fa Shyamalan, ma insomma è una percentuale risibile dei registi al lavoro e dei film usciti. Ogni film di Tarantino è in effetti un evento quasi unico dal punto di vista del pubblico. Tra gli appassionati di cinema, forse solo lui e Lars Von Trier suscitano aspettative prima e discussioni poi così accese. Il clima, quando si spengono le luci, è quasi quello che precede un concerto. Questo è un film che decide di raccontare lo schiavismo da una prospettiva decisamente originale, paradossale, spesso fiorita oltre misura, capace anche di rappresentarne gli aspetti più mostruosi con una certa strana purezza. Anche questo è un film violento, come quasi tutti i film di Tarantino. Qui però la violenza, molto più di quella di Inglorious Basterds, a tratti diventa credibile, culturale, gestuale, verbale, normale: si capisce cioè in trasparenza, attraverso la magniloquenza di dialoghi e scene d’azione del film, su che base di orrore vero quelle battute e quelle sparatorie siano state costruite. È l’effetto della prima scena di Inglorious Basterds, quella del contadino che nasconde gli ebrei nel vespaio della fattoria. In questo il film è assurdamente espressionismo, con tanto di straniamento brechtiano: questa dose di antirealismo aiuta a mettere a vedere temi sociali e storici che si perderebbero nell’immedesimazione realistica. Il risultato è che monta una spinta civile antirazzista abbastanza forte, e si sta incollati alla sedia incazzati coi sudisti bianchi per parecchio tempo. Il tutto in un film dove si dice “nigger” con la frequenza con cui nella prima serie di Downton Abbey si dice “papah”, e con una buona dose di divertimento. C’è, per finire, un sacco di roba davvero, tra attori, storia, scene, rese dei conti, musiche (quasi tutte italiane, compresa Elisa), inquadrature.

Perché non vederlo. Se vi piace la recitazione a togliere, realistica, composta, qui ce n’è poca. Se non vi piacciono le sparatoria, ce ne sono troppe perché le lasciate passare. Il film è ricco come un timballo, e magari questo non fa per voi. Inoltre ha l’andamento e lo stile di un’avventura di cappa e spada nella forma di uno spaghetti western, quindi ha quella dose notevole di stile e schematizzazione dei caratteri che può infastidire alcuni. È un film di Tarantino, insomma, e per di più un western, e forse se non vi attira è perché sapete cosa aspettarvi, e effettivamente non vi interessa.

Una battuta. Its me, baby.