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Energheia Cinema

Premio Energheia Cinema 2013 – Amaranto di Claudio Merico e Simona Palmieri_Taranto

Soggetto segnalato dal comitato lettori 2013.

PROGETTO

“AMARANTO”

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Il documentario è ambientato a Taranto, città simbolo (negativo) del consumismo e del capitalismo mondiale; famosa alle cronache per il noto polo siderurgico Ilva, e per l’inquinamento provocato da questa e da altre aziende presenti sul territorio. Taranto rappresenta un set cinematograficamente unico nel suo genere,dove, i contrasti tra la bellezza della città separata dai due mari e la mostruosità incombente dell’industria creano le due facce della medaglia; il contrasto vero e proprio tra l’uomo e la natura, tra uno stile di vita sano ed uno totalmente insostenibile, tra la vita e la morte.

I personaggi di questo viaggio saranno, in parte, i volti veri del rione Tamburi,quartiere che si trova a ridosso dello stabilimento Ilva ed è quindi il più inquinato, i suoi abitanti subiscono una condizione di disagio e degrado sempre in bilico tra il lavoro e la salute; volti veri degli operai, dei pescatori, fortemente danneggiati da uno stile di vita industriale che non premia e non favorisce il loro lavoro; i pastori, le cui greggi sono state abbattute perchè contaminate dalla diossina.

Altri personaggi verranno selezionati attraverso un casting ed avranno un  vero e proprio ruolo; una bambina bionda di età non superiore ai dieci anni, un uomo anziano con il viso segnato da rughe profonde, che interpreterà un pescatore, ed  infine un giovane operaio.

Nel cortodocumentario non ci saranno dialoghi, la recitazione sarà affidata ad un susseguirsi di volti ed immagini, di piani sequenza e movimenti di macchina colorati dalla musica.

ta4Non ci sono parole per descrivere la guerra tra poveri, non bastano le parole per descrivere lo stato d’animo di un operaio che è costretto a lavorare inquinando e mettendo a rischio l’incolumità propria e della propria famiglia solo per non morire di fame. Non ci sono parole per descrivere chi ogni giorno è costretto a scegliere tra lavoro e salute, non ci sono parole per descrivere il dolore lancinante di una madre che vede nascere il proprio figlio con un tumore, non ci sono parole per descrivere la bellezza della natura, dei delfini che ancora popolano il Mar Grande di Taranto, nonostante l’inquinamento; non ci sono parole  per descrivere la bellezza del fiume Galeso, decantato nei versi di Quinto Orazio Flacco, Virgilio, Properzio e Tibullo, che tanto l’amarono; non vi è parola  che sia in grado di celebrare la bellezza dei colori del Mar Piccolo e dell’Oasi Wwf  Palude “La Vela”, dove, nonostante tutto, la natura ancora vince e popola con tante specie protette.

Parlano i volti e le immagini in modo che ognuno possa trarre delle conclusioni personalissime.

 

TRATTAMENTO

 

Questo lavoro che verrà realizzato nella forma del cortodocumentario non ha l’obiettivo di dare un giudizio, piuttosto vuole essere una finestra aperta su Taranto e più in generale su uno stile di vita insostenibile analizzato in tutte le sue sfaccettature. L’ossevatore non giudica ma osserva in modo acritico. L’occhio della telecamera mostra una realtà in tutte le sue forme e ragioni, un occhio alieno, non umano, non contenente giudizio alcuno.

ta6Il susseguirsi delle immagini si propone di disegnare le diverse sfaccettature di un mondo strano, pieno di contrasti tra bellezza e mostruosità, tra vita urbana e natura, tra vita e morte.

Sarà dato il medesimo spazio alla bellezza così come alla sofferenza, alla bellezza della natura come al degrado, alla purezza di alcuni luoghi come all’inquinamento nelle sue forme presenti sul territorio, al lavoro come al diritto alla salute.

Il divenire delle immagini e della musica vogliono provocare nello spettatore un’empatia tale da crearsi un proprio giudizio, ma nello stesso tempo avere una dimensione ampia della “questione Taranto”.

Il cortodocumentario avrà una durata di trenta minuti circa.

Le quattro scene principali sono:

 

SCENA 1

 

La bellezza della natura, la purezza, la vita che vince sulla morte.

 

Locations

ñ     Mar Piccolo (primo seno);

ñ     Riserva Wwf Palude “La Vela” (secondo seno Mar Piccolo);

ñ     Fiume Galeso;

ñ     Ponte di pietra (città vecchia);

ñ     Mar Grande.

 

 

SCENA 2

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La bellezza dei luoghi nella loro sacralità, nella loro storia e nelle tradizioni; la memoria antica offuscata ma mai cancellata dall’industrializzazione.

 

Locations

ñ     Resti della Magna Grecia e delle catacombe e luoghi di culto (città vecchia e parco archeologico delle mura greche);

ñ     Masserie sulla circummarpiccolo;

 

SCENA 3

 

La mostruosità del capitalismo, dell’industria, dell’inquinamento che si rispecchia nella città di Taranto mostrando la sua insostenibilità.

 

Locations

ñ     Ilva (ciminiere riprese da lontano);

ñ     SS7 Grottaglie-Brindisi uscita Taranto Croce (presenta il caratteristico colore rossastro del minerale);

ñ     Statale Appia (presenta il caratteristico colore rossastro del minerale).

 

 

SCENA 4

 

ta7Il degrado sociale, l’isolamento culturale del quartiere tamburi disegnato sui volti della gente che lo popola. La disoccupazione dei pescatori, il dramma dei pastori, il disagio degli operai divisi e strumentalizzati, l’isostenibile vita quotidiana di un popolo che non può far giocare i propri figli in un parco perchè contaminato dalle polveri di minerale; un popolo che sotterra i propri morti in un cimitero eternamente colorato di rosso, rosso minerale, che ricorda incessantemente ai vivi la causa di quelle morti. Rosso, rosso minerale dentro e fuori i corpi della gente, le case ed i luoghi del quartiere tamburi.

 

Locations

ñ     Quartiere Tamburi;

ñ     Cimitero di San Brunone;

ñ     Discesa Vasto (città vecchia);

ñ     Quartiere Paolo VI;

ñ     Quartiere Salinella;

 

 

Le scene verranno accuratamente montate per ottenere un effetto comunicativo unilaterale, semplicemente in ragione della loro proiezione; singole inquadrature, a volte irruente come schiaffi e talvolta docili come carezze.

Le immagini, i volti veri, i piano sequenza, mostreranno una realtà piena di contrasti colorati solo dalla musica, che darà l’incipit emotivo alla scena.

Time Lapse di una ciminiera che fuma ed un attimo dopo la bellezza e la poesia del mare come se fossero separati da anni luce.

ta3L’intenzione è di creare uno shock emotivo tale da far rifelttere lo spettatore in modo che possa creare un giudizio personalissimo.

 

COLONNA SONORA

(SOUNDTRACK)

Particolare rilevanza, quale unico filo conduttore, assume la colonna sonora, una sola sonorizzazione della durata dell’intero audiovisivo accompagna le immagini.

La sonorizzazione sarà caratterizzata da una musica che cambia costantemente la sua forma tramite un arrangiamento che renda fluido il tutto e solo talvolta presenti cambi repentini di atmosfera.

Il suono sarà intenso,meditativo,mistico,dolce ma anche meccanico, ruvido e ritmico a seconda del susseguirsi delle scene.