Premio Energheia Cinema 2010 – Schiava d’amore di Nadia Marra_Gallipoli(LE)

Schiava d’amore di Nadia Marra_Gallipoli(LE)

Premio Energheia Cinema 2010

Menzione speciale dell’associazione Energheia

Miglior soggetto per la realizzazione di un cortometraggio

 

Eccomi…sono in strada!Come il mio spirito quest’ora è inquieta e si aggira nervosamente nei vicoli bianchi e stretti della città vecchia, si alza di soppiatto dal mare, nebulosa e silente serpeggia col suo caldo sapore salmastro e pulito…rimbalza e si scontra sulle antiche mura e porta echi e rumori di un tempo lontano passato ma mai dimenticato. Respiro profondamente, ho fame d’aria e non solo e mi getto nel suo torpore, così uguale al mio.!Stanca mi siedo e ascolto la voce di questo silenzio carico di visioni e sussurri, chiudo gli occhi, ma…non ho tempo devo correre.Una smania mi prende, mi fa accelerare il passo, guardo l’orologio sulla piazza nella luce rosata del tramonto. Mi infilo in un vicolo, tanto stretto che non ci si potrebbe camminare se non a piedi, mi insinuo in vicoli tortuosi come un labirinto, come aggrovigliate sono le mie budella. Ecco sono arrivata .Busso!Una volta e quanto basta per aprirmi l’inferno e il paradiso. Non posso gridare, non posso farmi vedere e riconoscere. La mia fronte è imperlata, ciocche sudate si sono unite sul mio collo. La mia lunga treccia è disfatta. Il portone pesante si apre, nessuno si affaccia ad accogliermi, ma io mi addentro lo stesso. Attraverso il piccolo cortile comune su cui si affacciano finestre nascoste da leggere tende di lino, ricamate a mano come un tempo. Salgo la ripida scalinata di mattoni sconnessi e mi aggrappo ad un corrimano antico, spingo una porta verde scrostata e tenuta socchiusa. Dentro è buio, ma io avanzo…conosco ormai a memoria quella casa.!Mi pare di sentire, anzi ne sono certa la presenza di passi accanto a me. alcuni veloci, altri pesanti o trascinati, ma io non guardo, resto li ferma .E’ il mio ruolo. Mi sento afferrare dalle spalle e una lingua bagnata come una biscia insinuarsi sul mio collo sudato, due mani afferrarmi i fianchi, altre due insinuarsi sotto il mio vestito e poi ovunque. E’ un attimo e mi perdo. Perdo il controllo di me. ogni volta come una droga. Per quanto ripugnante e subdola, non ne so fare a meno. Mi dico sempre che è l’ultima volta, ma poi, rieccomi qua a soggiogare con la mia bellezza voglie di uomini che come me si nascondono dietro una vita comune fatta di falsi perbenismi. Ricordo vagamente ormai la prima volta che accettai. La testa mi girava e le parole appena sussurrate mi ubriacarono come il vino che bevvi. Poi il sesso fatto senza nemmeno chiedermelo, così senza ritegno tra il letto e quelle pareti calde che puzzavano di calce e di muffa, di saliva e di sudore, del mio e di altri sapori. E a me piaceva!Mi scoprii preda, più che predatrice. E a me piaceva!Un ghigno sul mio volto, mi odio e mi compiaccio, mentre mi allontano ed esco attraversando vicoli e palazzi antichi che ti rapiscono l’anima se gli dedichi attenzione, con le loro ombre lunghe tese, come braccia pronte ad intrappolarti nella loro vita…sì perché qua niente tace, ma tutto parla ancora fortemente e rivendica l’attenzione che loro pretendono, come anziani abbandonati che hanno molto da dire, ma pochi sanno ascoltare, che ti ammaliano con la loro imponenza ma che dentro sono fragili nella loro essenza e infondo…così simili a me. Allungo il passo, mi divincolo da voi fantasmi del passato, dal vecchio castello che guarda imponente.Nella mia casa la sera non mi faccio più domande e perché devo?L’unica cosa che noto ormai tornata vigile sui miei sensi e sulla mia mente lucida e critica, è il differente ambiente nel quale vivo da quello che mi vede in altre “vesti”. Grandi spazi, larghe finestre arredamento preciso e pulito, come si addice al cognome che porto e alla posizione che occupo in questa città. E invece…la verità è anche in quel monitor che ogni notte col mio bicchiere di vino rosso, svestita e lasciva mi vede accendermi con esso,e altri come me.
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schiava d’amore.

Nadia Marra_Gallipoli(LE)