Caricamento in corso
L'angolo dello scrittore

Poesia giocosa, ma misantropica

– Roberto Vacca.

 

leggereGli eventi piacevoli sono rari. Leggo e ascolto parole pessimistiche. L’economia va male: troppi ne parlano senza capirla. Mi capita fra le mani una poesia spiritosa e misantropica di Ogden Nash. Trae spunto dai versi buonisti che scrisse 200 anni fa Leigh Hunt sul sufi Abou Ben Adhem. Questo saggio islamico ha la visione di un angelo che scrive su un libro d’oro i nomi di quelli che amano Allah. Gli chiede se il suo nome è nella lista. L’angelo dice di no. Abou sorride e gli dice:”Scrivi che io amo i miei simili.” La notte seguente l’angelo torna. Gli mostra il libro d’oro: ora il nome di Ben Adhem è al primo posto fra quelli che amano Allah.

Ogden Nash intitola la sua poesia misantropica “Abbasso Ben Adhem”. La trascrivo, ma ci vogliono alcune spiegazioni.

Nella prima strofa dice che se ci si aspetta che lui creda a quella spiegazione, allora abita a Winnetka. Sta per: “è assurdo – come l’idea che io abiti a Winnetka, cittadina dell’Illinois proverbialmente nota per l’altissimo reddito  pro capite dei suoi abitanti.”

Nella quarta strofa Nash elenca cose fatte dall’uomo di cui si potrebbe fare  meno: sensi unici, cereali per breakfast, le cantanti Andrews (un gruppo di tre sorelle cantanti dell’epoca del boogie-woogie), lady Astor (una ricca americana che sposò il proprietario dell’Observer e fu la prima donna eletta al Parlamento Britannico). Nella mia traduzione ho trasposto nomi e situazioni italiane correnti.

 

letturaOgden Nash (1902-71)  era un poeta americano leggero. Alcuni suoi versi sono profondamente didascalici, oltre che divertenti. Ogni tanto ne traduco alcuni. Io e alcuni amici (e migliaia di americani) ne sappiamo molti a memoria. Lo chiamiamo, fra noi, the Bard [il Vate, come Shakespeare e D’Annunzio].

Nella poesia  propone l’eliminazione del genere umano – non seriamente, ma come può venire in mente a ciascuno di noi quando siamo contrariati dalla ottusità, dall’ignoranza, dalla maleducazione dei nostri simili

Nel 1931 Ogden Nash non immaginava che sarebbero state create armi nucleari in grado di rendere estinto il genere umano. Se lo avesse immaginato, non ci avrebbe scherzato sopra.  Oggi quegli ordigni  ci sono: dovremmo forzare chi ha creato gli arsenali nucleari a neutralizzarli. Potrebbero esplodere anche per caso.

Poi dovremmo eliminare gli statisti e i governanti che hanno deciso la creazione di questi armamenti assurdi: Che ci stanno a fare questi pezzi grossi criminali e folli?

 

 

 

*      *      *

 

A BAS BEN ADHEM – Ogden Nash  (1931)

 

My fellow man I do not care for

I often ask: What’s he there for?

The only answer I can find

Is Reproduction of his  kind

If I’m supposed to swallow that

Winnetka is my habitat.

Isn’t it time to carve Hic Jacet

Above that Reproduction racket?

 

To make the matter more succinct

Suppose my fellow man extinct

Why, who would not approve the plan

Save possibly my fellow man?

Yet with a politician voice

He names himself as Nature choice.

 

The finest of the human race

Are bad in figure, worse in face

Yet just because they have two legs

And come from storks instead of eggs

They count the spacious firmament

As something to be charged and sent

 

Though man created smocks and snoods

And one-way streets and breakfast foods,

And double features and mustard plasters

And Andrws Sisters and Lady Asters,

He treats himself with drum and fife

And bullies lower forms of life.

 

Not that I think that much depends

On how we treat our feathered friends

Or claim the wart hog in the zoo

Is nearer God than me or you

Just that I wonder as I scan

The wherefore of my fellow man.

 

 

 

 

 

*     *      *

 

 

ABBASSO   BEN  ADHEM  –

Traduzione di Roberto Vacca, Dicembre 2014 –

 

I miei simili fanno un po’ cagare

E io mi chiedo che ci stanno a fare?

Dice: “Per riprodurre i discendenti”

Dico: “Ma te pigliasse un accidenti:

ti pare a te che l’uomo sia un campione

che meriti l’impegno e la fatica

di assicurarne la riproduzione?

A me non pare mica.”

 

Per dirlo in modo più succinto,

se il genere umano andasse estinto

ne sarebbero scontenti

solo i miei simili – ormai senza parenti.

Dicono che sarebbe una sciagura:

loro stanno su al top della Natura.

 

Del genere umano anche i migliori

Non sono belli e sono assertori.

Be’ sono bipedi,  non fanno le uova,

sono mammiferi, ma che cosa prova?

Si dovrebbe ripetergli in coro

Che il mondo non è tutto roba loro.

 

Sebbene, è vero, abbiano creato

Burocrazia, ignoranza, peculato,

Festival di San Remo, scadenzari,

politici mafiosi e un po’ cazzari,

Gli uomini si considerano signori

E brutalizzano le specie inferiori

 

Non è nemmeno tanto essenziale

Trattare bene ogni animale

O domandarsi se un ruminante

In certa misura anche lui è pensante.

Solo mi viene da meditare:

ma il mio simile che ci sta a fare?

 

*      *      *