Qualcosa che ti sorprende

_di Lucia Moisio
Giuria ventesima edizione Premio Energheia 2014

View of Matera, Basilicata, ItalyHo partecipato al Premio Energheia nel 2014 ed era per me la prima volta di tante cose: la prima volta come giurato in un concorso letterario “in trasferta”, la prima volta in Basilicata, la prima volta a Matera.

Da tanti anni desideravo vedere quella città, ma per mille motivi fino ad ora l’avevo solo sfiorata nei viaggi verso il sud in macchina , lungo itinerari di vacanza che avevano altre destinazioni e alla fine noi, che vediamo intorno solo montagne e pianure nebbiose, abbiamo questa spinta istintiva verso il mare che non ci lascia tempo né voglia per piazzare tappe intermedie e rimandare il momento dell’arrivo.

Così sono arrivata a Matera con un sacco di anni di ritardo, ma se anche voi siete – come me – di quelli che credono che le cose accadano, o non accadano, sempre per un motivo (qualche volta mi piace chiamarlo destino), riuscirete a capirmi quando dico che non poteva esserci un momento più esatto, quei giorni di settembre del 2014, per arrivare lì.

Matera è Matera, qualsiasi cosa mi venga di raccontare c’è di certo qualcuno che l’ha fatto prima e meglio di me. Della città mi tengo stretta sensazioni fortissime e immagini che nessuna fotografia può restituire e il pensiero preciso di trovarmi di fronte a una bellezza da poesia che si può solo ascoltare, difficilissima da descrivere.  Quindi non scriverò altro.

Voglio però provare a raccontare cosa è Energheia, cosa è stato per me e quanto ha a che fare con la città, quasi che fosse impossibile immaginarli sconnessi uno dall’altro, e probabilmente è così davvero, in nessun altro posto quella strana alchimia di pensiero, movimento e partecipazione poteva manifestarsi con così tanta entusiasmante energia.

Allora, c’era la città e c’era un evento culturale, e per capire meglio come stava una cosa dentro l’altra, bastava guardare la gente. Gente che riempiva le piazze, le strade, i cortili. Bastava sentire la voce al microfono di uno scrittore, di un ospite o di un musicista e subito si formavano platee attente e silenziose. Si faceva fatica ed entrare nelle chiese dove c’era una presentazione o un incontro letterario, e poi i discorsi continuavano per strada, lingue di tutto il mondo che magicamente si parlavano e si capivano, una meraviglia.

E’ anche una specie di alchimia, quella che avevo già incontrato altre volte – ma poche – nella mia non giovanissima vita. I primi anni del Torino Film Festival, per esempio erano così. La prima edizione di Collisioni ad Alba. Non me ne vengono in mente altre.

Perchè ci vuole talento,  passione e lavoro duro per progettare e mettere in moto una macchina culturale libera da condizionamenti editoriali, e darle strada sfruttando la spinta della partecipazione collettiva e non quella del tornaconto economico. Ci vuole un’abilità da equilibristi per improvvisare, saper cambiare rotta in volo, risolvere imprevisti e riuscire comunque e sempre a mettere in scena un grande spettacolo, anno dopo anno, preservando come un imperativo l’anima del Premio.  Il tutto con quella naturalezza che ti fa sembrare semplice ogni cosa, come se andasse da sé e non fosse invece il risultato di mesi di fatica organizzativa da muli di montagna. Felice Lisanti è uno di quelli che hanno quel talento lì, e in più non perdono mai il sorriso. E ti fanno sentire a casa, e ti accompagnano per la città come se si fosse amici da sempre, e lo fanno con tutti, mica solo con me che poi ero l’ultima arrivata.

Credo che tutto questo abbia a che fare con la proverbiale accoglienza del sud, ma in questo caso c’era molto di più.  Il tempo che ho trascorso nei giorni di Energheia lo ricordo così: tempo prezioso, importante, tempo che ti lascia dentro una gran voglia di fare. Ho letto racconti di ragazzi pieni di talento, ho incontrato persone piene di entusiasmo, ho scambiato indirizzi e pensato a progetti nuovi.

In quei giorni di settembre, Matera non aveva ancora strappato, a una concorrenza agguerrita, il titolo di capitale europea della cultura. Ma bastava essere lì, attraversarla durante i giorni del Premio Energheia, per capire senza ombra di dubbio che quel titolo le apparteneva già.

Da molto e molto tempo.