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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2012 – Martedì grasso di Tina Caramanico_Abbiategrasso(MI)

Anno 2012 (I sette peccati capitali – L’accidia)

Sul tetto del Duomo, a Milano, oggi ci sono solo pochi turisti e qualche bambino mascherato. Un sole pallido schiarisce il cielo più bianco che azzurro. Lidia, con una orribile parrucca nera e un falso kimono giapponese, guarda giù. Là sotto nella piazza, la folla si agita.

-Che ci facciamo qui?

Lidia si gira e vede di fianco a lei un ragazzo biondo, alto, che porta sulle spalle delle grosse ali nere. Malgrado questo è bellissimo.

-Buona domanda- risponde Lidia seccata – Comunque sei ridicolo almeno quanto me.

-Sei qui da sola?

-No. Io ho un sacco di amici. Laggiù, guarda.- e Lidia indica qualcuno in mezzo alla folla- Quello che suona la trombetta è il mio ragazzo.

-Capisco bene perché sei qui.

-Per cosa?

-Per respirare un po’. Ogni tanto devi smettere di fingere.

-Già. Non sei stupido come sembri.

Ridono. Poi lui riprende, serio:

-L’amore finisce sempre. Sopravvivono i legami di interesse, i rapporti di potere. L’amore vero finisce sempre.

Lidia lo guarda a bocca aperta. Deve averne passate tante anche lui, le viene da pensare. Cerca una risposta che possa consolarli, tutti e due, ma non le viene in mente nulla e rimane zitta, ben sapendo che col silenzio gli sta dando ragione.

Lui non la guarda, ma sembra sempre in ascolto. E quando riprende a parlare, segue lo stesso filo dei pensieri di Lidia, misteriosamente.

-Anche la famiglia è una presa in giro. Quelli che potrebbero e dovrebbero volerti bene e proteggerti, in realtà non ti conoscono, non capiscono niente di te. Ti fanno come sei, ti mettono a dondolare appeso a un filo sull’abisso e poi, sul più bello, ti mollano: ciao ciao, hai il libero arbitrio caro, fanne buon uso è tutto quello che sanno gridarti mentre ti guardano precipitare nel buio.

Lidia intravede dietro queste parole la sua rabbia. Vorrebbe quasi abbracciarlo, ma poi lui la guarda, silenzioso, negli occhi: e Lidia con sorpresa si accorge che, anche mentre dice tutte quelle cose terribili, lui dentro ride. Cosa nasconde?

Guarda giù, tra la folla. Continua a sorridere, vago, e riprende:

-Come ti immagini il futuro? Intendo dire come te lo immagini realisticamente.

Lidia non ha vie di fuga: -Non ho un lavoro. Non ho un uomo che amo davvero. Non avrò mai il coraggio di fare un figlio.

Tace, incredula di aver davvero detto questo a uno sconosciuto. Dopo un attimo di silenzio, lui riprende: -Hai mai pensato di buttarti giù?

Lidia non si aspettava proprio questo. Dopo qualche secondo dice l’unica cosa che le viene in mente: -Qui non si può, vedi che hanno messo reti dappertutto…

Lui prosegue: -Ci hai mai pensato? Si può fare in tante maniere: pillole, coltello, pistola… Ma buttarsi nel vuoto secondo me è il migliore dei modi: è concedersi un piccolo volo, l’unico possibile per noi, per chiudere in bellezza questa orribile mascherata.

Lidia comincia a capire il perché delle ali e ad avere paura di ciò che quei discorsi sembrano annunciare. Cerca di ricordare cosa è giusto dire in queste circostanze: -La vita è bella, in realtà.

Però non l’ha detto bene.

-No, la vita in realtà fa schifo- risponde lui- e tu lo sai benissimo perché oggi stai qui, come me, a guardare giù, mentre i tuoi amici, sbronzi e vestiti da cretini, si divertono a soffiare nelle trombette.

Quante volte Lidia l’ha pensato? Non proprio così, non proprio con quella chiarezza, ma ha girato intorno all’idea miliardi di volte, come una farfalla notturna intorno alla luce di un lampione. Poi lui dice:

-L’ha fatto anche tua madre.

Il cuore di Lidia fa un salto e gli occhi scattano a fissarlo, terrorizzati. Come fai a sapere questo?

-L’ha fatto proprio da qui, prima che mettessero le reti. La vita di tutti fa schifo, non c’è salvezza: non illuderti di poter avere altro destino. Perciò fallo anche tu, come l’ha fatto quel giorno tua madre. Fallo oggi stesso, magari. Pensaci.

 

E Lidia davvero ci pensa, ossessivamente non può smettere di pensarci, da quando lui l’ha detto e poi si è messo in piedi sulla balconata di marmo e ha spiccato il volo.