I brevissimi 2018 – L’ultima bugia di Francesca Di Donato_San Benedetto dei Marsi(AQ)

_ Anno 2018 ( I sette colori dell’iride – Il giallo)

Le pareti in legno e la carta da parati annerita facevano da auditorio al decimo movimento di Bach, “Jesus bleibet meine Freude“, che soavemente si diffondeva nella stanza riprodotto dal grammofono. Al centro dell’ampio salotto, Malka si divertiva a volteggiare sulle note leggiadre di quella musica, trascorrendo in questo modo la maggior parte dei suoi pomeriggi, specialmente quelli piovosi; durante le belle giornate amava invece starsene in giardino, sentire il calore del sole sul suo volto, annusare le margherite e sfiorare i ciuffetti d’erba che le pungevano il palmo della mano. Con le dita toccava e scopriva, registrava nella mente le forme degli oggetti, il loro peso e la loro superficie, senza mai però riuscire a poterli immaginare, senza mai riuscire a dare una leggera sfumatura di colore a quell’eterno buio che la circondava dalla nascita. Durante la gravidanza sua madre si era ammalata di rosolia e i medici l’avevano messa al corrente delle conseguenze che il virus avrebbe potuto avere sul feto; dopo nove mesi, qualsiasi labile speranza fu costretta a svanire di fronte agli occhi della piccola, verdi dalle pupille bianche. Da quel giorno, sua madre difficilmente riuscì ad assumere uno spirito propositivo ed ottimista, vedeva il mondo come un luogo pericoloso per sua figlia e per questo si convinse ben presto che la cosa migliore che avesse potuto fare in quanto genitore era quella di proteggerla, tenerla al sicuro e soprattutto all’oscuro di qualsiasi notizia o evento negativo riguardante lei, la famiglia o anche più in generale la società. Malka era una bambina, mai avrebbe immaginato che ogni cosa che le veniva detta era la versione migliore, o a volte anche inventata, di ciò che realmente accadeva. Erano ormai due settimane che non andava più a scuola, un’importante causa l’aveva costretta a lasciare i suoi amici di terza elementare e così aveva iniziato a trascorrere le giornate in giardino o immersa nella musica sinfonica. La mamma le aveva spiegato che il maestro, avendo apprezzato l’impegno e il lavoro dei suoi piccoli studenti, aveva voluto premiarli con un lungo e rilassante periodo di vacanza. Quale notizia migliore da dare ad un bambino.
Quel pomeriggio il cielo era grigio, pesanti gocce di pioggia si riversavano sulla terra del giardino, sui sanpietrini che lastricavano la strada e sulle tegole del vecchio tetto. Il forte picchiettio prese il posto della sonata di Bach ormai conclusa e Malka corse su per le scale senza neanche togliere da sopra il disco la punta del grammofono ancora in funzione. Raggiunse la camera da letto dei genitori e prima di tuffarsi sul lettone andò ad abbracciare la mamma che sedeva nella stessa stanza vicino la finestra. La donna era visibilmente preoccupata, era impegnata con ago e filo a rammendare il cappotto nero di suo marito ed ogni tanto alzava lo sguardo verso quel triste paesaggio, immergendosi nei suoi pensieri. Come già spesso era successo, anche in quel momento Malka le chiese come mai il suo papà, rinomato dottore, non andava più a lavoro da giorni e la madre di nuovo, come sempre, riuscì a sviare l’argomento e a non dare alcuna risposta; al che poggiò il cappotto sulla sedia di legno e si allontanò dalla camera. Malka si alzò dal letto, accarezzando il copriletto di seta si fece strada verso la finestra, il vetro era freddo per via della pioggia che non aveva cessato di imperversare. Procedendo a tentoni, sulla destra le sue mani trovarono il cappotto nero di panno, accarezzandolo la bambina prese la manica e la toccò per esaminarla: le sue piccole dita riuscirono a percepire solo diverse linee cucite che si incrociavano in alcuni punti. Malka non avrebbe mai visto con i suoi occhi il giallo acceso di quella stella a sei punte risaltare sul nero del cappotto di suo padre, ma, a dispetto delle meravigliose storie inventate da sua madre, sicuramente avrebbe subito tutte le strazianti conseguenze che il significato di quel simbolo antico avrebbe portato di lì a poco.