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Futuro Remoto

L’aquilone dei desideri_Elisabetta Jankovic

cielo_“Ecco fatto” si disse soddisfatto Hu Zi Zi rimirando un grande rombo giallo oro, steso ai suoi piedi.

“È proprio come me l’ero immaginato”, sorrise orgoglioso il bambino, e con delicatezza sollevò da terra la sua opera d’arte: un leggero aquilone con lunghe stelle filanti blu e rosse.

“Questo è l’aquilone dei desideri”, dichiarò convinto Hu Zi Zi, “affiderò a lui il mio sogno così arriverà fino in cielo, oltre le nuvole”.

Sicuro di aver istruito a dovere l’aquilone, Hu Zi Zi prese il sentiero della montagna e si diresse verso l’altopiano.

In Cina, quella era una bella giornata di agosto, con un venticello delicato e qualche nuvola innocente a passeggio nell’azzurro.

“Voglio essere promosso con dei bei voti”, gridò Hu Zi Zi mentre correva e vedeva alzarsi in cielo l’aquilone, “e poi da grande voglio diventare pilotaaaaaaaaa”.

E mentre ammirava l’aquilone, improvvisamente, il filo gli sfuggì dalle mani e l’aquilone si allontanò sempre più in alto.

“Oh no!” esclamò Hu Zi Zi “volevo esprimere altri desideri!”. Ma ormai era impossibile riacchiapparlo. L’aquilone stava volando alto e veloce in cerca di qualche altro sogno da avverare.

Hu Zi Zi seguì le sue giravolte quasi fossero un saluto e poi ritornò verso casa. Aprì la porta e la delusione gli era stampata in volto. “Non ti preoccupare”, lo rassicurò il papà dopo che Hu Zi Zi gli raccontò cosa gli era capitato. “A otto anni hai costruito un aquilone bellissimo… sono sicuro che da grande guiderai un aereo!”

Intanto l’aquilone dei desideri volava libero.

A volte stormi di uccelli si affiancavano e percorrevano un tratto di strada al suo fianco. Si divertiva un mondo in mezzo a piume, ali e zampe di ogni tipo, ma non vedeva l’ora di incontrare qualche altro desiderio da esaudire.

Erano giorni ormai che vagava nel cielo senza fermarsi quando la sua corda si impigliò ad un ramo.

“Guarda cos’è rimasto attaccato al baobab!” – indicò Bussa al suo

fratellino Ba.

“ Sembra un animale… ”

“Liberiamolo!” – propose la sorella

“Ma sei matta!” – reagì Ba. “Magari è un uccello feroce”.

“Sei un fifone!” – lo accusò Bussa. “Il papà vorrebbe che noi lo liberassimo”.

“E io vorrei che il papà ci portasse con lui in Italia” – ribattè il fratello.

“Anch’io, ma questo non c’entra!” – lo zittì Bussa. “Ora dobbiamo ridare la libertà al nostro amico!” e con determinazione iniziò ad arrampicarsi sul baobab.

In Senegal, quella era una bella giornata di settembre, Ba seguì la sorella e in poco tempo si ritrovarono tutti e due sul ramo che aveva trattenuto il filo. Lo snodarono e, d’incanto, l’aquilone riprese a salire verso il cielo.

“Hai visto come vola felice?” – disse Bussa. “Abbiamo fatto la cosa giusta”. Ancora non sapevano che quello era un aquilone magico, un aquilone che esaudiva i desideri, e che a casa, ad aspettarli, c’era il papà e la mamma con i biglietti d’aereo per l’Italia.

L’aquilone riprese a volare libero.

Erano giorni ormai che vagava nel cielo senza fermarsi quando, finalmente, la sua corda si impigliò in un’asta alta e articolata.

“Guarda cos’è rimasto attaccato all’antenna!” – indicò Alice al suo amico del cuore Alessandro.

“È un aquilone” – disse Alessandro.

“Sleghiamolo!” – propose la bambina. “Ha voglia di volare. Non è fatto per rimanere fermo”.

Alessandro guardò Alice: per lui Alice era la più bella della classe e gli piaceva così tanto che non riusciva mai a dirle di no.

“D’accordo… ma non è meglio chiedere il permesso a tua mamma?” – chiese Alessandro. Alice però non lo stava già più ascoltando ed era andata a prendere le forbici.

A Matera, quella era una bella giornata di ottobre, con le foglie gialle che si staccavano dagli alberi. I due amici si avvicinarono all’antenna, tagliarono il cordino e l’aquilone riprese subito la sua corsa verso il cielo.

“Guarda come vola felice” – esclamò Alice.

“Vorrei tanto che Alice mi volesse bene” – desiderò Alessandro e proprio in quel momento l’amica, sorridendogli, gli diede la mano, 93

la strinse forte e gli disse: “Sei il mio migliore amico e da grande voglio sposarti”.

Per l’aquilone dei desideri, esaudire il sogno di Alessandro era stato davvero facile.

Volando libero sempre più in alto, l’aquilone si sentì molto stanco.

Stava dirigendosi verso Nord e l’aria si era fatta gelida. Per la prima volta aveva incontrato grandine, neve e nuvoloni minacciosi. Per giorni non aveva più sentito il tepore dei raggi del sole. “Mi rimane energia solo per esaudire un ultimo desiderio” – pensò, quando improvvisamente la sua corda rimase impigliata in un gigantesco iceberg.

Mamma orsa guardò con curiosità quell’insolito oggetto che si agitava sopra di lei. “Che strano… sembra che voglia volare, ma qualcosa glielo impedisce” – pensò. Poi osservò meglio e vide la lunga corda. Si avvicinò con cautela al blocco di ghiaccio che lo teneva legato. Iniziò a scavare per ridargli la libertà e poco prima di aver concluso il suo lavoro, alzò lo sguardo verso l’aquilone: “Tu che puoi volare e raggiungere le nuvole, fammi un favore” – lo pregò mamma orsa. “Il mio cucciolo è scomparso tra le onde del mare e ora sarà in alto nel cielo. Quando lo incontrerai, digli che io gli vorrò bene per sempre e che ogni sera, prima di addormentarmi, penso a lui”.

Poi liberò la corda dell’aquilone e mandò un bacio verso il cielo, sicura che il suo orsetto, prima o poi l’avrebbe ricevuto. L’aquilone dei desideri salì in alto. Prima di sparire nello spazio infinito avrebbe esaudito il desiderio di mamma orsa. Ma mamma orsa non sapeva che, anche senza l’aquilone dei desideri, il suo bacio arrivava comunque al suo cucciolo perché l’amore di una mamma non si ferma né davanti al tempo, né davanti allo spazio.