L’amico_Rita Pomarici, Matera

_Menzione Giuria prima edizione Premio Energheia_1994

È presto trascorsa la notte: il Liris sta già rischiarando il cielo e quasi inghiotte nei suoi raggi quell’oscurità, a me tanto amica. I colori intorno si fanno ora più vivi ed il sottile orizzonte ritorna ben definito a separare la terra dal cielo.

È già mattino!

Il vento leggero accarezza le foglie più tenere del canneto e mi tiene compagnia; sulla riva del mare metto insieme, l’una accanto all’altra, le canne già ingiallite e resistenti che mi serviranno per costruire la zattera. Mi allungo di nuovo verso il canneto, i miei piedi strisciano sulla sabbia ancora umida e spezzo con cura i ramoscelli più teneri.

Ormai tutto l’occorrente è pronto, aspetto Alfio e guardo fisso verso il villaggio. È da parecchio che lo vedo recarsi ogni giorno al canneto: sempre solo vi trascorre tutto il tempo in cui il Liris sa fargli compagnia. Sceglie le canne più secche e le unisce con flessibili fili d’erba. Poi, di tanto in tanto, si avvicina alle acque del fiume per immergervi i suoi piedi palmati, tranquillo, lì, si riposa, osservando i monti e le valli circostanti. Costruire zattere, carretti ed altri attrezzi è la sua maggiore occupazione e ad essa dedica tutto il suo tempo ed il suo ingegno.

Osservo Alfio sempre attentamente: voglio aiutarlo e soprattutto voglio parlargli per essere suo amico. Egli però, prosegue indisturbato, è sempre intento al suo lavoro: anche a lui io sono invisibile!

Restano ancora fisse nella mia mente le parole che spesso gli ho rivolto, frequenti e vani tentativi della mia voce inaudita, dapprima gioiosa e festante, poi docile, quasi dimessa.

“Ciao – gli ho detto – so che ti chiami Alfio, l’ho sentito quando altri ti chiamavano. Sai, ti osservo da molti giorni e voglio giocare con te, voglio imparare a costruire una zattera”. Anche queste parole sono andate perse tutt’intorno, raccolte solo dal soffio del vento e dal mormorio delle onde.

Ricordo un mattino quando all’apparire di Alfio in fondo al villaggio, gli corsi incontro e lo chiamai per nome. Non mi sentì. Finalmente lo raggiunsi, ma non fui più capace di parlargli e di dirgli che lo aspettavo da tanto. Cominciai a seguirlo fino al fiume e gli restai accanto. Ma non mi vide e non sentì il suo nome. Neppure Alfio!

Ciò che mi spinge a stargli tuttora vicino, fino a generare in me nuovi desideri e speranze, è la costruzione della zattera.

Sin dai primi giorni in cui mi accorsi di essere solo al villaggio mi sentii fortemente attratto dal mare, dalla voce tranquilla delle onde, dal luccichio dei piccoli astri. Da allora quella distesa immensa e profonda ha esercitato su di me un fascino sempre crescente. Poter abbandonare su di essa le mie membra stanche e parlare in silenzio con le stelle rimane per me il desiderio più forte. Quando avrò costruito la zattera, finalmente attraverserò felice la vastità del mare e giungerò lontano, dove il cielo tocca le acque: lì mi porterà il vento e mi affiderà al cielo stellato.

Per tanto tempo le stelle sono state attente al mio sguardo ed ogni sera mi rivolgevo a loro, chiedevo di essermi amiche, di allontanare il silenzio d’intorno, di far vivere in me la loro luce. Continuai così ad aspettarle ogni sera per affondare, trepidante, in questo dialogo amico.

Una sera, dopo aver atteso a lungo e più del solito il tramonto del Liris, finalmente ritrovai le stelle e le fissai intensamente; da lontano brillarono e mi sorrisero, ma col sorriso di sempre, e poi rimasero immobili, quasi impotenti: non mi capivano. Fissai il cielo più fortemente e cercai un motivo a quel suo silenzio tanto strano finché tra le stelle di sempre scorsi una piccola luce che vibrava e, tremando, attraversava gli spazi immobili del cielo. Io la guardai sorpreso ed essa mi rispose col suo cammino, vacillò per un poco e poi riprese a correre insieme ai miei pensieri.

Spaziai finalmente nel cielo, avevo un amico, un vero amico!

Da allora lo aspetto ogni sera e lo guardo per tutta la notte, gli parlo e gli sto vicino, come ad un vecchio amico con cui trascorrere il tempo a raccontare i sogni. Ho deciso di raggiungerlo una notte quando è ancora alto nel cielo, so che mi aspetta.

Ancora poche volte al mattino il Liris mi sorprenderà solo sulla riva del mare: finché non avrò costruito la mia zattera.

Ecco Alfio, già lascia la sua capanna, è il primo a salutare il nuovo giorno. Il suo sguardo è vigile e accorto, la sua andatura premurosa, come se al canneto ci sia qualcosa di importante che non può attenderlo ancora per molto. Giunto alla riva, dove il fiume affida le sue acque al mare, si riposa col collo allungato verso le onde, come in attesa di un messaggio lontano. È breve la sua sosta col mare, presto si avvicina al canneto, e solerte comincia a scegliere le canne per la zattera. Dopo aver diviso quelle più secche e raccolto i ramoscelli più teneri, svelto e sicuro incomincia a costruire una piattaforma che servirà da base. Io procedo nel mio lavoro molto più impacciato, mi è faticoso seguire Alfio in tutti i suoi movimenti, soprattutto nell’annodare le foglie sottili tra una canna e l’altra.

Il Liris continua a spostarsi lentamente e descrive un ampio arco nel cielo, e con i suoi raggi sfiora le colline ad occidente. Il giorno scorre silenzioso e la costruzione della zattera è a buon punto; Alfio non si è accorto della mia presenza. Adesso comincia a riordinare le canne non utilizzate in un angolo e poi, riparata dalle onde e dal vento, sistema la zattera che completerà domani; ancora poche rifiniture e poi anche la mia sarà pronta. Domani, quando le ombre della sera avranno avvolto il villaggio ed il silenzio sarà sceso con loro, lascerò questa riva che da sempre mi vede aspettare.

Resto solo, Alfio è già vicino alla sua capanna; il mio sguardo ritorna al cielo stellato, rivedo quella luce che si sposta, “Presto saremo insieme – gli dico – molto presto!”

Finalmente la mia zattera è pronta, l’ osservo e mi lascio pervadere da una gioia profonda: il mio antico desiderio sta diventando realtà.

È sera e spingo incontro alle onde la mia zattera, avanzo finché l’acqua non mi riveste completamente i piedi e parte del corpo, poi mi appoggio alla base di canne secche e salgo su di essa: ecco, il mio corpo resta eretto, in equilibrio con il breve susseguirsi delle onde!

Sono avvolto nella notte e di essa faccio parte, io ed il mare buio che mi accompagna lontano. Dall’alto il mio amico mi segue e sembra volermi indicare il cammino; solo lui mi vede e mi ascolta, presto correremo insieme nel cielo pieno di stelle e saremo unica luce, quella che trema di più e brilla più forte.

È passato molto tempo da quando sono salito sulla zattera; ho sempre remato stringendo forte la lunga canna, eppure sono ancora qui e l’orizzonte è troppo lontano da me. Continuo a remare, ma ecco ad oriente una strana luce sottile e già abbagliante si insinua, la sua presenza è troppo brusca ai miei occhi. Non sono ancora arrivato nel cielo e già si rischiara, mi acceca con un bagliore estraneo e spietato. Il Liris con i suoi raggi sparge di rosso ciò che mi circonda e non mi vede. I miei occhi brancolano nella luce, non riesco più a ritrovare il mio amico, è rimasto spaventosamente inghiottito. L’immensa distesa del cielo è lontana, è troppo più su, solo il Liris sa penetrarla, subito la illumina e raggiunge in fretta la terra.

Sono fermo, inerte, abbasso lo sguardo e ritrovo l’acqua del mare, sotto di me ci sono ancora le canne della zattera. Torno a riva, vedo le montagne sagge e mute, le capanne del villaggio e i campi estesi; è come prima il mondo del giorno, sempre uguale, ora però più lontano da me. Gli abitanti ormai svegli si incontrano sul sentiero per il rito del mattino, presto si separeranno e, col corpo appesantito dagli attrezzi, andranno nei campi. Il giorno trascorre lento. Neppure Alfio è venuto al canneto. Il silenzio si è impadronito di tutto e domina desolato e monotono. Io aspetto che torni la notte e di tanto in tanto controllo la zattera che si lascia asciugare dal calore degli ultimi raggi. Mi servirà di nuovo e presto: stasera!

Più forte guiderò tra le onde il mio remo, di più incurverò il mio corpo per lasciarmi condurre dal vento, sempre terrò fisso lo sguardo verso il mio amico: non lo lascerò raggiungere dal bagliore del Liris!

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