I brevissimi 2014 – La ruota del pavone di Chiara Rossi di Santa Maria Ligure(GE)

 _Anno 2014 (I sette peccati capitali – La superbia) 

 mareGuardo questo lussureggiante giardino pensile, appositamente costruito per me, a bordo della giunca di comando della flotta dell’imperatore Zhu Di, gioia eterna della dinastia Ming, e mi chiedo che ne sarà della mia vita, ora che il mio padrone è morto. Hanno avvolto il suo corpo in un telo bianco e l’hanno fatto scivolare nelle acque metalliche del mare, blu e verdi come le sfumature delle penne della mia maestosa coda, tempestata di occhi dorati. La mia naturale eleganza folgorò il mio amato Zheng He, eunuco, promosso grande ammiraglio a soli 34 anni. Zheng ed io eravamo ugualmente ambiziosi, abili a captare ogni possibile ammirazione nei nostri confronti, quanto a dimenticarne subito la provenienza, ma forse, lui, cui era stato negato il piacere di possedere le donne, mi volle con sè, anche per la mia fama di lussurioso, dato che il maschio della mia specie segue la femmina per romperne le uova, in modo da potersi dedicare ancora ai suoi appetiti.

“Che gli abitanti dei quattro mari siano una famiglia sola…” aveva decretato l’Imperatore. Lui, la cui autorità si estendeva anche sui mari dalla Corea all’Indonesia, fino a Aden, incoraggiava profeticamente gli scambi dei mercanti, convinto che l’agricoltura non potesse più essere l’unica fonte di stabilità e ricchezza della Cina. Fu così che finanziò sette grandiose spedizioni nell’Oceano Occidentale, per portare ovunque il suo nome e la sua potenza: fece costruire un numero immenso di navi del tesoro, lunghe fino a 146 metri, con otto alberi per le vele, saloni di rappresentanza, ponti coperti, stive di stabilizzazione, cannoni per dissuadere gli assalti nemici e prue rinforzate per contrastare le barriere coralline. Una pleiade di astronomi, medici, metereologi, botanici e traduttori le popolava, oltre agli equipaggi, ben s’intende. E a capo di tutto, il navigatore senza pari Zheng, che tutti sovrastava in sapere – e la conoscenza è potere! -, generando invidie e gelosie.

Nell’autunno del 1411, la terza spedizione, dopo aver toccato il Vietnam e Giava, raggiunse le coste dell’India, per poi far rotta verso casa. Le giunche si ancorarono nello specchio d’acqua antistante Malacca, fiorente centro di scambi di spezie: sarebbe stato l’ultimo porto e i monaci facevano voti affinché le trattative fluissero serene, per bilanciare l’arresto dei due prìncipi ribelli di Sumatra e Ceylon, che si erano rifiutati di riconoscere la suprema autorità cinese. Gli scribi della delegazione imperiale alle dipendenze del notabile Ma Huan avevano diligentemente stilato le relazioni ufficiali, non mancando di evidenziare l’atteggiamento affatto diplomatico di Zheng, che oramai, insofferente ai dettami ricevuti dall’Imperatore, abusava senza ritegno della sua posizione. A lui, nonostante la fede in Allah, i Maestri avevano sempre attribuito la presunzione di ascrivere a proprio merito tutto ciò che era diventato e faceva, oltre al fatto che era incapace di elogiare il lavoro dei collaboratori, che anzi umiliava e criticava acidamente, ritenendo se stesso la ragione unica della riuscita di ogni impresa. Ora però aveva superato ogni limite.  

Torniamo a me, che a quel tempo ero la gioia degli occhi della figlia prediletta del Sultano di Malacca: le sue attenzioni davano lustro alla mia esistenza, già privilegiata dalla Natura. Durante lo sfarzoso ricevimento di accoglienza dei Cinesi a palazzo, nel momento in cui ostentavo la mia straordinaria ruota, Zheng mi vide: nel corso dello scambio protocollare dei doni, ebbe l’ardire di affermare che gli accordi commerciali sarebbero stati validi solo se sigillati dal dono del pavone, di cui l’imperatore della Cina era appassionato collezionista. Il notabile Ma Huan inorridì e si trovò in grande imbarazzo per l’indelicata richiesta; il capriccio di Zheng costrinse la delegazione cinese a imbarcarsi a mani vuote. Ma lui inviò tre dei suoi uomini più fidati a rapirmi e fu così che io mi ritrovai a bordo, orgoglioso di aver scatenato tanto desiderio.

 

“Scusi se interrompo Prof. – disse Greta -: io credo che Zheng non abbia mai avuto in mente di offrire il pavone al suo imperatore, perché si rispecchiava troppo in lui”.

“Claudio?”.

“Io me lo vedo Zheng, con un sorriso sottile e gelido”.

“Bene, ragazzi, vedo che questa storia vi cattura. Forza: descrivete ancora l’ammiraglio”.

“Velenoso”.

“Insolente”.

“Triste e insoddisfatto”.

“Sospettoso”.

“Una di quelle persone che hanno paura di trovare qualcuno più forte di loro”

“… e che magari faccia loro ricevere quello che sono abituate a dispensare”.

“Mi raccomando, allora: ricordatevi di Zheng e del suo pavone e… evitate di fare la ruota! Marta, sei con noi? Riprendi la lettura, per favore.