La pioggia della libertà, Nikolaj Horvat_Murska Sobota(Slovenia)

Vincitore Premio Energheia Slovenia 2019


Tradotto dallo sloveno da Valerio Piasentier

“Woah!” sospiro più profondamente di quanto mi aspettassi e rabbrividisco. L’acqua gelata mi colpisce come un fulmine nella tempesta e stimola i sensibili recettori della pelle. Infatti è comunemente risaputo che una doccia fredda la mattina ti risveglia per bene. Questo effetto adesso lo posso sentire anche sulla mia pelle. Sento proprio come le mie pupille si dilatano nelle iridi, il formarsi della pelle d’oca sulle gambe e persino come il morbido tessuto si restringe e si tende dall’interno, la mia pelle in generale s’irrigidisce.

È molto presto, perciò penso di essere l’unico in bagno. Nella casa dello studente non è frequente svegliarsi alle cinque di mattina quando l’alba non è ancora giunta. Ora sono sotto il getto d’acqua e mi sciacquo i capelli. Le mutande assieme alla maglietta le ho appoggiate sul lavandino, non mi preoccupo del fatto che qualcuno me le possa sottrarre. Proprio come non mi sembra possibile che qualcuno possa origliare e spiarmi. Gli studenti dormono profondamente soprattutto dopo la festa di ieri sera.

Spero che la doccia fredda aiuti per davvero. Anche perché questa è una sofferenza. Un’ultima volta mi liscio i capelli e chiudo il rubinetto. Raggiungo con facilità l’asciugamano pendente dalla porta del box doccia e mi ci avvolgo. Mi sorprende la morbidezza del tessuto e mi immagino la precisione della macchina tessitrice che l’ha fabbricato. Le goccioline d’acqua scivolano sull’asciugamano mentre respiro profondamente riprendendomi dal risveglio provocato dalla doccia.

Alcuni specchi riflettono i raggi di luce verso il soffitto, mentre altri semplicemente riflettono ciecamente la mia ombra. Tranquillamente finisco di asciugarmi e mi fisso l’asciugamano alla cintura dopo essermelo avvolto ai fianchi mentre mi avvicino al lavandino. Devo lavarmi i denti e strapparmi i peli che crescono tra le due sopracciglia, cosa che ignoro di fare da almeno una settimana. Mi stropiccio gli occhi e con la mano tasto il lavandino per afferrare le mutande, ma non le trovo.

Il lavandino è caldo. Ma come mai è possibile? Spalanco completamente gli occhi guardando anche gli altri lavandini. Le mie cose sono sparite. Controllo nel box doccia, ma anch’esso è vuoto. Forse mi sono dimenticato dove ho appoggiato i vestiti, forse non li ho neanche portati. Anche se quest’ultima possibilità mi sembra la più improbabile. Qualcuno dev’essere entrato in bagno e deve aver preso le mie cose in silenzio, mentre mi lavavo. Ma sarà solo uno scherzo. Mi sembra che il sangue sotto la mia pelle abbia accelerato la pulsione e che di colpo si sia raffreddato. Quando non trovo neanche le ciabatte mi coglie un brivido di freddo.

Quasi non conosco il panico ma in quel momento ci sarei potuto finire, però opto per la ragionevolezza. Dio ha premiato la mia scelta di entrare in seminario in modo molto particolare. Ieri infatti ho deciso che diventerò un prete, accetterò la chiamata ed aiuterò le persone. Però adesso devo trovare i miei vestiti, ma quel furfante almeno poteva lasciarmi lo spazzolino. Stiracchio le braccia e do ancora un’occhiata al bagno, la finestra appannata lascia passare almeno un po’ di luce.

Anche il corridoio è vuoto e regna un silenzio tombale, anche l’orologio analogico ha smesso di ticchettare. Posso quasi sentirmi sbattere le palpebre, ma ora ho un compito più importante. Devo trovare i miei vestiti o almeno raggiungere la mia camera. Un fatto del genere che mi capita proprio l’ultimo anno di liceo. Questa sì che sarà una giornata interessante. Chi sarà mai stato? Con questi pensieri per la testa inizio a camminare verso il fondo del corridoio verso la mia stanza. La finestra del corridoio lascia dedurre che il sole è appena sorto, ma l’ambiente è ancora nella penombra.

Raramente alle sei si sente rumoreggiare dalle stanze, ma evidentemente alcuni miei compagni si sono già alzati. Li sento scostare le tende e come nel frattempo sbadigliano. Sto sognando? La luce si sta schiarendo ma il mio sangue mi sta ancora ribollendo dentro. Anche dalla schiena sento segnali di preoccupazione. Fremo proprio sotto la nuca, tra le scapole deve esserci caduto un sottile capello. Avvicino la mano alla nuca per grattarmi e premo delicatamente in basso sulle vertebre che continuano fino all’osso sacro. O, Maria, aiutami!

Al posto del capello trovo posato sulle mie vertebre un dito umano. Con la punta delle dita lo tasto e sono convinto che sotto di essi ci sia un’unghia umana. Per essere sinceri si sente anche che essa è ricoperta di smalto per unghie. Sono senza alcuna idea su come reagire, quindi scosto semplicemente la mano e resto in silenzio.

È per caso arrivato un demone a prendere la mia anima? Il dito scivola lentamente sulla mia pelle. Sento il piacevole raschiare dell’unghia, le punta delle dita salgono e scendono sulle vertebre e la piacevolmente percorrono completamente, come il moto delle onde marine. Un fremito mi attraversa. Vorrei dire qualcosa, ma il palmo dell’altra mano si poggia sul mio orecchio sinistro. Inizia a massaggiarmi il lobo dell’orecchio e contemporaneamente sposta la mano dalla schiena e compie gli stessi movimenti anche sull’orecchio destro.

“Maja?” dico dolcemente con una tonalità incredibilmente particolare. Sta succedendo davvero? Quando mi giro scorgo la ragazza più bella della casa dello studente, che si sposta verso il davanzale della finestra appoggiandovi le mie cose. Il corridoio è ora completamente illuminato, ma i miei pensieri restano confusi. Mi sorride dolcemente, evidentemente deve aver compreso la mia trepidazione. “Rilassati”, mi si rivolge così e la sua dolce voce risuona nelle mie orecchie. Cosa significherebbe? Rilassati. Ripeto queste parole nella mia mente. Senza riflettere davvero su questo, sento che l’asciugamano si fa sempre più stretto. Resto davanti a lei incapace di reagire e la guardo negli occhi. Lei è vestita da un pigiama azzurro e mentalmente io ho già iniziato a pregare il Padre nostro.

“Sei l’unica anima veramente libera in tutto l’edificio. Ho ascoltato il gocciolio dell’acqua mentre ti facevi la doccia, ti bagnava come la pioggia. Ho colto l’attimo e ho sentito la tua libertà.” Pioggia della libertà. Pioggia della libertà. Pioggia della libertà. Il concetto mi è completamente estraneo, ma al contempo non riesco ad ignorarlo. La mente mi si inonda di pensieri, ma lei mi rivolge un sorriso ancora più intenso. Pioggia della libertà. Pioggia della libertà. Pioggia della libertà. Pone il suo palmo sul mio cuore e lo fa scorrere prima sul petto e poi verso l’addome.

Mi preoccupo che qualcuno possa vederci. Difficilmente riuscirei a spiegare la situazione, che anche a me risulta di difficile comprensione. Evidentemente ho trovato le mie cose, ma mi sono ritrovato a contatto con dei palmi femminili, dal quale non c’è via di uscita. L’orologio nel corridoio riprende a ticchettare, ma il mio cuore pare fermarsi. Sento un vortice di pensieri ma non riesco a prendere coscienza di nessuno di essi. Pioggia della libertà.

Il mio sguardo si incanta nel vuoto che si perde nel corridoio. Noto i raggi solari che le pettinano i capelli. Lo noto anche quando i suoi capelli si scostano dal mio volto. Non abbasso lo sguardo anche se so che si sta lentamente inginocchiando. Ora inizia a fremere anche il mio sangue. Sento le sue ciglia vibrare e come i suoi occhi si asciugano. Come faccio a dirle che ho deciso di diventare un prete? Mi abbandona anche l’ultimo amaro pensiero. Pioggia della libertà. In quel momento cade l’asciugamano.