La mia esperienza a Matera, Giulia Funiciello

_Credo che quel fine settimana lo ricorderò per mooolto tempo: non sono solo stata a Matera, ma il giorno prima, venerdì, ho dovuto anche fare un’altro viaggetto in centro Italia, a l’Aquila, andata e ritorno in giornata.

Ma andiamo con calma dal momento che c’è tutto un prologo dietro!

Quindi, una mattina di inizio settembre, mi sveglio da un sogno che riguardava lo stesso concorso: avevo semplicemente sognato di ricevere una mail da Energheia; e pensare che avevo pure dimenticato di aver partecipato! Mi chiedo quando arriverà il momento in cui scenderò dal regno delle nuvole: spero mai. Mi è ritornato subito in mente quando il mio mitico professore, all’epoca di italiano, ora di greco, ha portato in classe il foglio del bando del concorso e, successivamente tutti gli scambi di mail per sistemare il mio racconto in un italiano plausibile. Comunque, mi alzo, lavo, faccio una colazione veloce, poi accendo il pc, apro la mail e controllo le notifiche: concorso letterario Energheia “gentile autrice nel ricordarle di essere tra i finalisti…” mi sembra di provare quel sentimento ancora adesso: il panico più totale. Non si tratta, però, di quel tipo di panico che ti viene quando scopri che stai per essere interrogato e non hai studiato niente, NO! Si trattava di un panico misto a piacere: io, tra i finalisti? Oh mamma che fico! Sarebbe ancora più fico se vincessi, ma ti pare che adesso vinca pure? E via discorrendo con pensieri simili cercando, però, di non “svagare” con tutti i film mentali che sono solita fare. Guardo la data della premiazione e ci rimango male perché corrisponde allo stesso giorno in cui mia sorella fa la sua festa di compleanno (18 anni) e via col dubbio amletico: andare o non andare, questo è il problema! Alla fine scelgo di andare, con la gentile partecipazione di mio padre, visto che la macchina non si guida da sola. La mattina stessa del giorno della premiazione che era programmata per le 20.30 ero ancora a Roma. Quindi mi sono messa in macchina con papà e siamo partiti abbastanza presto: saranno state le otto del mattino. Mentre guardavo la strada e il sole che si alzava pensavo al fatto di aver evitato un giorno di scuola, ma anche di avere molto sonno. Dopo un viaggio tutto sommato tranquillo, all’una arriviamo a Matera. Segue una faticosa ricerca dell’albergo. Dopo aver mangiato facciamo un brevissimo giro per la città: è davvero curioso pensare a come sia cambiato il contesto, ma non i sassi; insomma questi ci sono da ottomila anni! E’ stato intrigante guardare nei muri dell’albergo i fossili delle piante preistoriche finendo per risvegliare quel vecchio sogno infantile di fare la paleontologa. Quel giorno non ho potuto vedere molto di Matera perché mi sentivo molto stanca. Aleggiava nella mia testa quel vago ricordo risalente al camposcuola di seconda media; se allora l’ho visitata senza capirne a fondo l’unicità adesso le parti si sono invertite: non ho avuto modo di girarla, ma mi sono resa conto che Matera si trova solo qui e da nessun’altra parte del mondo. L’ho apprezzata molto di più: insomma ho dormito dentro un sasso!ueò Nel pomeriggio per noi finalisti è stato organizzato un breve corso di scrittura creativa dove hanno spiegato le basi per la creazione di una storia e ho recepito qualche consiglio utile. Nel frattempo un po’ di agitazione, causata anche dal fatto che tutti gli altri concorrrenti erano di molto più grandi di me, cominciava a farsi sentire nei meandri del mio intestino e, cercando spazio per espandersi, ha preso il pieno controllo di me durante tutta la premiazione. Ah la premiazione! Non sono stata così in ansia neppure sotto interrogazione…ok forse sto esagerando un po’, ma il punto è che si trattava di una prima esperienza e non avevo la più pallida idea di cosa fare né di come farlo così sono andata un po’ nel panico con l’aggiungersi, ovviamente, di qualche figuraccia come per esempio quando sono andata a ritirare il premio dei finalisti senza però capire cosa effettivamente stessi facendo; risparmio di dettagli. Per tentare di calmarmi bevevo un sorsetto d’acqua e guardavo le poche stelle visibili nel cielo immaginando come potesse essere la vita preistorica in questi sassi, pensando al fatto che in quel tempo così remoto ci fosse il culto della magia: chissà come vivevano. Purtroppo scopro di essere solo finalista. Insomma non è poi così male, però mi sarebbe piaciuto vincere almeno il cortometraggio, quindi mi è balenato in mente che forse sarebbe stato meglio se fossi rimasta alla festa di mia sorella. Per compensare questa punta di delusione abbastanza fastidiosa mi sono consolata con un gelato e mi sono affacciata su una balconata da cui si poteva vedere “Il presepe vivente” di Matera. Finalmente l’ansia aveva smesso di procurarmi noie lasciando spazio a un affaticamento dovuto al carico di emozioni troppo forte per un tipo come me. Così siamo tornati in albergo e ci siamo messi a dormire perché l’indomani sarei dovuta ripartire e anche con una certa fretta.