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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2019 – La dipendenza, Simone Scala_Senigallia(AN)

Anno 2019 (I colori dell’iride – Verde)

Era di nuovo seduto davanti a lui. Stesso giorno, stessa ora, stesso tanfo di nicotina. Solo che questa volta il dottor Riva non sapeva che pesci pigliare. Ettore Cesi, 38 anni di Fano, muratore, lo fissava in silenzio dall’altro capo della scrivania in attesa che il colloquio terapeutico iniziasse. La verità era che fin da subito quell’uomo gli era sembrato un caso clinico troppo fuori dalla norma, troppo particolare, rifletteva il dottore, fingendo di leggere un appunto e lui odiava i casi troppo particolari. E dire che aveva chiesto consiglio a qualche collega, parlato con due psichiatri, interpellato perfino sua moglie. Niente. Tutti avevano fatto spallucce, perché una situazione del genere non si era mai vista, perfino la letteratura specialistica era impreparata di fronte a quell’evenienza. Perciò Riva prendeva tempo, cercando le parole giuste per iniziare il discorso.

―  Non hai seguito i miei consigli, perché? ― gli domandò d’un tratto.

Cesi assunse un’aria seria, si sporse in avanti e fissò dei fogli sulla scrivania.

― Non ci riesco. Mi sento perso, se cambio colore litigo con tutti, è un casino ― si lamentò, sospirando.

― Dimmi la verità, Ettore. È la nostra regola, ricordi? Avanti, senza vergognarti.

― Voglio fare la pianta ― rispose Cesi. ― La pianta verde.

― La pianta verde, già ― ripeté Riva, aggiustandosi gli occhiali.

Ne avevano discusso a lungo nell’ultima seduta e alla fine Cesi gli aveva rivelato il suo piccolo segreto. Lui si vestiva così perché voleva essere una pianta. Una pianta verde però.

― Ma tutte le piante sono verdi, Ettore! ― gli aveva risposto lui, spazientito.

― E la mimosa?

― Che significa?

― È una pianta ― aveva sogghignato Cesi, assaporando la sua presunta vittoria.

― Sì.

― Però è gialla. È una pianta gialla! Io invece sono una pianta verde!

Ecco perché si trattava di un caso troppo particolare, pensò il dottore tornando al presente. Ecco perché tutto quello che indossava Cesi era sempre rigorosamente verde. E lui non sapeva che pesci pigliare, si ribadì di nuovo. Un padre troppo severo o una relazione finita male non bastavano certo a spiegare quell’assurdità.  

―  Il vaso lo hai trovato?

― Mi arrangio con un grosso scatolone.

Riva si alzò in piedi e prese a camminare dentro lo studio. Fuori c’era un bel sole primaverile e si sentivano le voci e i rumori del mercato di Senigallia.

― La tua è una dipendenza, Ettore, lo capisci?

­― Da cosa?

­― Dal colore verde.    

Cesi lo guardò stupito poi tirò fuori un fazzoletto e si soffiò il naso.

― Per quanto possa sembrare strano ― continuò il dottore, avvicinandosi alla finestra. ― Non è forse questa la ragione per cui ti vesti così?

― Ho sempre amato il verde ― ammise candidamente Cesi.

― Il motivo?

― Non lo so.

― Ti crea problemi?

― Mi rende felice.

― Ma allora perché sei venuto da un analista?

― Per mia moglie, glielo già detto. È sua l’idea. 

― Sentimi bene Ettore…

Era l’unica soluzione possibile. Perché in fondo non c’era niente di male a fare la pianta se si era felici. Una dipendenza innocua, una mosca bianca, ma che aveva dato un senso alla sua vita. Un uomo fissava il cielo. Non parlava, non si muoveva, non dava fastidio a nessuno. Fissava il cielo e basta. E amava il verde. Forza, perseveranza, equilibrio e stabilità, come insegnava proprio la psicologia. Il verde era il colore della vita e della fertilità, era il colore della natura stessa, era speranza. Viva il verde, pensò Riva tornando dietro la scrivania, l’unica cosa da eliminare era il grosso scatolone, perché proprio non si reggeva.

―  Grazie dottore, sapevo che mi avrebbe capito ―  disse alla fine Ettore.

― Tu però continua a venire qui ― si raccomandò Riva.

Ettore annuì e mise il fazzoletto in tasca. 

― Un giorno coronerò il mio sogno ― affermò di colpo.

― Quale sogno?

― Diventerò un albero. Scaverò una buca profonda e metterò le radici.

Riva rimase di stucco, stava per aprire bocca ma Ettore lo anticipò. Un sorriso strambo gli era sbocciato sul volto, sembrava quasi in estasi.

― Sarà bellissimo…