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Kaleidos, racconto fotografico

Kokuom, il mio angolo del mondo

fotoracconto finalista Premio Kaleidos Africa’s Pictures 2012_di Elisa Carlucci
sezione 18-19 anni



 Ci svegliamo la mattina e spesso non abbiamo il tempo necessario per apprezzare il clima mattutino,  eppure c’è chi in questo  angolo del mondo si sveglia, respira e ringrazia per lo spettacolo dell’alba, come me. Di consuetudine, si fanno prima i servizi in casa ma io trovo il tempo, o almeno rubo un po’ di tempo,  per immergermi nell’alba e pensare quanto sia bello vedere il mondo svegliarsi: il gallo canta, il cielo gradualmente  lascia spazio al sole nascente che appare timidamente per dare il tempo alla notte di congedarsi,  le piante  si muovono appena per il venticello che le sfiora delicatamente.

Purtroppo, però, devo dedicarmi alle mie mansioni, ovvero pulire l’ingresso della capanna e andare a prendere l’acqua per poter lavare e cucinare. Ed è proprio per la lontananza del pozzo d’acqua che sono costretto a svegliarmi presto la mattina, ma almeno posso ammirare l’alba. Inoltre il pozzo è in comune con tantissime altre famiglie, e allora prima ci arrivo, prima riusciremo a fare i nostri servizi e a poter andare chi a scuola e chi a lavoro. Mi incammino verso il pozzo con le mie taniche e ritorno felice, nonostante il peso dell’acqua sulla mia testa. A volte provo invidia nei confronti degli altri ragazzi che hanno tutto a portata di mano, non si devono svegliare presto per andare a prendere l’acqua e per far i chilometri per arrivare a scuola.

A scuola, dopo aver studiato, ci permettono di esercitarci sui balli tradizionali. E’ il momento più bello dell’attività scolastica, in quanto siamo tutti uguali: ci troviamo tutti quanti in cortile a muoverci al suono dei tamburi. La musica è così bella che, pur non conoscendo i passi precisi, riesco lo stesso a ballare! E’ bello vedere sulle nostre facce i segni della gioia; mi fa felice e aumenta il mio desiderio di venire a scuola. La scuola per me non è solo studio ma è anche stare con i miei amici e divertirmi.

Dopo la scuola,  passo vicino a questo laghetto che quando ero più piccolo era molto più esteso di ora; infatti, con il passare degli anni, si secca a causa dell’avanzamento del deserto,  che a sua volta è dovuto anche al cambiamento climatico.  Di conseguenza, anche le famiglie nomadi sono costrette a spostarsi in luoghi dove c’è più acqua e dove possono allevare le mandrie da cui dipende l’alimentazione. Spero di non dovermene andare via perché ho fatto molte amicizie e mi sono affezionato a questo posto.Mi fermo più avanti e ne approfitto per farmi un piccolo bagnetto per rinfrescarmi le idee e per giocare un poco,  dato che l’acqua del pozzo è troppo importante per noi e dobbiamo risparmiarla. Infatti,  con poche bacinelle di acqua dobbiamo lavarci io, mamma, papà e il mio fratellino.

Infine,  giungo a casa e rifletto su questa giornata che è sempre uguale alle altre, ma ogni volta scopro qualcosa di nuovo. Oggi a scuola ho imparato che gli antichi  Romani costruivano gli acquedotti non solo perché l’acqua era importante per la vita quotidiana, ma anche a fini propagandistici, per migliorare i loro rapporti con le numerose popolazioni assoggettate. Perciò, i servizi pubblici erano molto curati dalla politica di allora ed apprezzati dai sudditi.  Invece oggi, la mancanza di acqua è diventata  motivo di sconvolgimenti sociali,  politici ed economici che spesso causano  guerre sanguinose. Se solo imparassimo qualcosa dalla Storia potremmo evitare sprechi di risorse naturali e vittime di conflitti assurdi…