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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2016 – Ingredienti per la felicità… di Jean Pierre Guichardaz, Aosta.

Anno 2016 (I sette peccati capitali – la gola)

 

farfalla5Avrebbe resuscitato un morto! Un unico strato di savoiardi, imbibiti il giusto nel caffè (quello buono della Tazza d’Oro!), sosteneva un’abbondante crema di un giallo chiaro chiaro, soffice e aerea a causa del lavorio paziente del tuorlo e dello zucchero e dell’albume montato ben fermo, sopra, un soffio di cacao amaro che restando per tempo faceva un tutt’uno. Il cucchiaino si infilava lieve e quasi non trovava ostacolo, pareva penetrasse dentro una coppa di panna montata e bastava la gravità a scolpire piccole semilune. Il tiramisù chiudeva quel tripudio di gusti, profumi, colori che era la cena in casa Margò. I dubbi non albergavano in quel luogo dei desideri, chi varcava la soglia di casa Margò aveva solo certezze. La signora Bianca metteva perizia nell’allestire il tavolo, curava i particolari, lustrava le posate con un canovaccio appena umido, sceglieva bicchieri per ogni vino, accoglieva gli ospiti con quell’attenzione discreta che significa siete importanti per noi, la vostra presenza onora la nostra casa, lì dentro la chiamavano “la regina”. Tra i fornelli però regnava il marito, Leonardo Margò, faceva altro nella vita, rivenditore di macchine agricole, ma la sua passione per la cucina era nota, anzi arcinota, e non solo tra il vicinato. In paese facevano a gara per farsi invitare, magari improvvisando una casuale visita all’approssimarsi dell’ora di cena. Allora la signora Margò aggiungeva un coperto, o per quanti erano gli improvvisati ospiti, e il marito inventava rapido un pasto con quello che c’era: tre asparagi appena scottati nel burro spumoso, due uova sode trasformate al setaccio in polvere bicolore, piovuta sui tagliolini, e a decorare listarelle di croccante prosciutto passato in padella, una grattata di pepe (ma del Madagascar!), poi bocconcini di petto di pollo, cotto veloce in un filo d’olio, un’anima di scalogno, a profumare un cucchiaino di curry, panna di soia per sgrassare, il tutto accompagnato con verdure croccanti saltate in padella. Per dolce il delicato tiramisù di casa Margò, a volte una fetta di crostata De Luxe: frolla tutto burro, composta di mele a farcire, e fettine di golden disposte a raggiera, lucidate con gelatina d’albicocche. Nessuno andava via insoddisfatto da casa Margò, e i due, mai avuti figli per causa di un deficit di lui (almeno così raccontava senza manco arrossire), si ritrovavano la sera, via gli ospiti, a risistemare, e si raccontavano della gioia di quegli occhi socchiusi a gustare ogni cosa, dello stupore per le tovaglie del tessuto più raro, per quei ricami cuciti da lei con gusto sopraffino. I coniugi Margò regalavano felicità come sapevano fare.