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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2019 – Immagini, Giovanna Monteforte_Ercolano(NA)

Anno 2019 (I colori dell’iride – Verde)


A volte i ricordi svaniscono rinchiusi in una coltre di nebbia, estranei. A volte riappaiono oscuri, inquietanti, come quel fumo denso, funesto che ancora si presenta nelle immagini del mio passato, oscurandone la vista, soffocando ogni possibilità di respiro, penetrando acremente fino al cuore, macchiando perfino il candore dell’anima .

Tornavo da scuola spensieratamente. Vidi da lontano un arcobaleno di colori, ma non era il circolo di colori rassicuranti che avvolge l’orizzonte dopo una tempesta . Non era un arcobaleno. Nel fuoco che io vedevo non c’era il colore verde, la speranza. Erano lingue di fuoco, e il fuoco distrugge ogni cosa, anche la speranza. Erano altissime, il loro crepitio era un grido di guerra, si alimentavano di loro stesse, di ciò che toccavano, diventavano più rosse, più sicure. Fluttuavano in un cielo diventato nero e all’interno di quel vortice c’era la mia casa la sede dei miei affetti.

E ora, dove mi trovo ? Mi guardo intorno, ma non riesco a muovermi, posso rivolgere lo sguardo solo in alto, verso l’alone luminoso che mi sovrasta , è sfuocato alla mia percezione, ora lucido, ora evanescente, come un occhio gigantesco. E’ una lampada, forse no, potrebbe essere uno specchio che rimanda la luce su di me. Mi attrae, mi rapisce ed io mi immergo totalmente in esso con la mente . Mi rivedo lì, presso la mia casa rovente, corro verso l’entrata per assicurarmi che la mia famiglia stia bene. Un giovane pompiere si accorge della mia missione suicida e mi blocca prima che possa varcare la soglia. Proprio in quel momento tutta la parte superiore dell’edificio precipita verso di me, vedo la mia casa, i miei ricordi svanire davanti ai miei occhi e, con essa, crollo anch’io.

Ritorno in me e riprendo contatto con la realtà che mi circonda.

Mi ritrovo in ospedale, stordita e incredula. Sento parlottare – Poverina, nessuno della sua famiglia è sopravvissuto – Non si accorgono della mia percezione . Sono stordita, con lo sguardo completamente assente e col cuore in mille pezzi. Un colpo di spugna ha cancellato ogni traccia della mia vita, ogni forma precedente della mia esistenza, ogni presenza, ogni affetto , ogni contatto umano a me necessario. Sono sola, sola con il mio dolore, sola con il mio niente. E ricado in quella forma di abbandono , di rifiuto della realtà . Il mio corpo rifiuta di vivere, ma la mia mente è viva , spietatamente viva .

Ed ecco mi immergo di nuovo in quell’unica presenza fissa su di me, quel faro luminoso che diventa sempre più visibile ai miei occhi, mi sovrasta , mi rischiara la mente e mi invita a fissarla, a seguirla in un viaggio consolatorio alla ricerca di immagini a me care. E mi ritrovo davanti ad una porta a me nota , la apro e riprendo il mio passato. E’ la soffitta della mia casa dove mi rifugiavo spesso a sognare. Frugo tra gli oggetti , abbraccio le mie bambole, depositarie dei miei segreti, dei miei sogni. Foto incorniciate a racchiudere momenti felici e irripetibili, vestiti e C.D. per le feste, peluche amorevoli e teneri.

I pezzi del mio cuore iniziano a ricomporsi. Nei giorni seguenti sento solo il rumore della pioggia che picchia sui vetri della stanza ove mi trovo, c’è chi entra, c’è chi esce, ed io lì, sempre immobile, ma i miei occhi fissano sempre quella luce sfumata che mi controlla . Ad essa affido le mie forze, la mia anima per reagire. Quella luce, come un varco virtuale, mi assorbe e mi riporta lì, nella mia casa. Ritrovo la foto di un bambino sulle spalle del proprio padre, è Cris, il mio fratellino, accanto ci sono io : quel giorno andavamo a pesca. Rivedo il mare e gli scogli. Mi sento chiamare per nome, mi volto e vedo il mio giovane padre, io non riesco a credere, sto toccando per davvero il mio papà. Mi siedo sulle sue spalle per osservare l’orizzonte, l’arcobaleno nei suoi scintillanti colori, ma chissà perché, riesco a guardare solo il verde, forse è un presagio.

Ed ecco lei, la mia dolce mamma, mi raggiunge. Io adoravo il suono delle sue sagge parole, il profumo dei suoi vestiti e tra le sue braccia mi sentivo al sicuro. Ed ora la rivedo, la risento. Improvvisamente quella luce che mi fa recuperare me stessa si spegne. Mi ritrovo in quella stanza, impaurita ma allo stesso tempo felice, senza capire. Sento un alito, un calore accanto a me, un rantolo che diventa meno rauco, più forte. E’ lui, Aron, il mio cane, fasciato, ustionato. Per un attimo penso di rituffarmi con la mente in quel vortice parallelo per ritrovare il mio cane agile e muscoloso. Ma no. Capisco che non sono più sola. Apro gli occhi e con essi il mio cuore. Mi guardo intorno e vedo tutto verde, camici verdi, luci verdi e quel grande faro. Una voce lontana annuncia che Lara deve essere prelevata dalla sala di Terapia intensiva e trasportata in camera. Capisco che io sono Lara, mi riprendo la mia vita, le mie forze .

I miei occhi, la mia anima, saranno sempre illuminati da quella luce verde sfocata che mi ha sostenuta, mi ha illusa ma mi ha ridato la mia vita con i suoi ricordi che neanche le fiamme hanno potuto cancellare.