I brevissimi 2012 – Il treno di Rosanna Marazia_Matera

Anno 2012 (I sette peccati capitali – L’accidia)

 

E continua a camminare cigolante il treno della vita…

Non conosce stazione e prosegue verso una destinazione che nessuno sa.

Perde pezzi di vetro dove si intravedono riflessi, i pensieri, sogni ,progetti. Battaglie perse e grandi amori.

E’ inspiegabile quello che i tuoi occhi vedono; stringi i denti e poi inspiri per prendere aria.  Paesaggi che si trasformano insieme al variare delle stagioni.

E’ già estate e con la pelle color caramello, immagini un giorno nuovo. Il mare azzurro e poco profondo è nostalgia di un tempo povero e indolente, L’autunno è passato e il freddo che annuncia l’inverno,è intriso di fumo e sugna di maiale al fuoco. La luce, è una lampadina ingiallita che riscalda e descrive gli oggetti: semplici e utili protagonisti di una indimenticabile serata. Io  c’ero, e ho sentito quegli odori;  ho visto le mattonelle azzurre e il cemento invecchiato di quelle saltate per inerzia o per un lavoro interrotto. Eppure al piano superiore, il corridoio è lungo come un treno, e le stanze attaccate, vagoni pronti per una notte di chiacchiere e confidenze eccitanti.

L’amore cammina per sentieri nuovi e curiosa lo segui e ti piace. “Ti posso offrire una coca cola?”

Tra i rumori amichevoli di una modesta discoteca di paese,scegli le bollicine che ti solleticano piacevolmente il palato. Quel solletico ti ha trasportata dove volevi. Hai sollevato,ascoltato, amato e sorriso, per piangere ti nascondevi un poco, solo per poco. Il giorno in cui sei venuta a casa per la prima volta , ti sono venuta incontro con un turbante arancione di lurex e un paio di occhiali enormi. Poi mi hai raccontato che ti veniva da ridere, ma io ero una bambina che la domenica si travestiva indossando luci e colori, mi facevo avvolgere dai tessuti più strani. Giocavo a trasformarmi per recitare l’autentica felicità di conoscerti .La nostra vita è un cerchio che comincia sempre da un punto. All’interno del cerchio c’è un buco,e dentro ci mettiamo le paure, le delusioni,i dolori e infine noi stessi, finiti soddisfatti o sfiniti e con il sospeso che resta agli altri. Se per qualche motivo  percorro la strada che costeggia il mare  di Calabria,sento un brivido e l’odore di ginestra e salsedine che riempie l’aria. La luce arancione del pomeriggio, disegna sulla spiaggia ombre allungate, quelle stesse ombre, entrano in acqua e la raffreddano. Sembra che ogni forma di vita si fermi, poche ore, e ricomincia il ciclo con un alba nuova.

Ecco la ferrovia, rotaie ferrose che sembrano abbandonate, sono le stesse di cent’anni fa … un trenino fischia davanti al mio balcone di gerani. E’ arrivato, sarà la nonna.

Questa è un’altra storia e il treno il filo conduttore, Marianna voleva sapere cosa ci fosse oltre le montagne, non quelle che portano dalle Alpi in Francia o in Svizzera, no. Oltre il nord ma verso il sud.

Però la vita, nei paesini di montagna,è uguale al nord come al sud. Poche anime, noiose e laboriose, distratte e al contempo curiose. Una contraddizione che nasconde intelligenze che la vita frenetica sopprime e l’incedere lento rafforza.

E’ successo qualcosa di forte…

C’era tanto da fare, da godere, da dimenticare, ma non va a finire come piace a noi. Qualcosa che toglie il respiro, un sasso nella pancia.

Adesso che siete insieme, mi piacerebbe sapere cosa avete da raccontarvi; mi sembra di vedervi ridere e camminare tra l’ombra di un pergolato verde o con i piedi nell’acqua di fianco al mare. Questa volta non è servita una valigia, non c’è stato tempo. Certe cose sono violente, come i fulmini squarciano il cielo,  un lampo li anticipa perché la luce viaggia più in fretta.

Tanto rumore inghiottito da un silenzio , resta il ronzio  e poi niente.

La polenta e il peperoncino, suocera e nuora, due donne forti e come tante, attratte da uomini fragili e da capire. E il vento le ha portate via e resta ancora molto della loro essenza: i colori, gli umori, la passione e il gusto per le cose difficili.

E’ facile incontrarle perché ti guardano negli occhi. Se apri le braccia e vai incontro alla vita, questa non ti risparmia. Come in un videogioco, compaiono sempre nuovi percorsi, curve in salita e ripide discese, la pianura è prevedibile e non ti piace perché non siamo fatti di noia ma di avventura.

Se  sei stata brava, compare sul display un nuovo livello, più complicato del precedente e il gioco si fa ancora più duro. Ma difendi la scelta che hai fatto e vai avanti.

Sento forte il vostro profumo e se chiudo gli occhi, il fischio del treno.

 

 

 

 

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