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L'angolo dello scrittore

Il super-conformista

di Maurizio Canosa

 

Qualche giorno fa  Mauro Masi, direttore generale della Rai, chiama in diretta la Ventura nel corso della prima puntata dell’ Isola dei famosi e, con voce suadente, si lancia in complimenti sperticati per la conduzione del programma. Motivo? Perché, a differenza di altri, la trasmissione della Simona nazionale “rispetta pienamente le regole”. Dopo essersi dissociato da Santoro non più di un paio di settimana fa, con un goffo blitz telefonico passato già alla storia, l’ineffabile alto dirigente della nostra tv pubblica ci tiene dunque a farci sapere che il suo modello di televisione ideale è quello che si preoccupa di distrarre nel modo più facile gli spettatori, in modo da non creare troppo disturbo. Il resto, sarebbe poco meno che fuorilegge.

Questo mi fa riflettere sul nuovo tipo antropologico che si è affacciato sulla scena sociale nell’ultimo decennio: il concorrente di reality. E’ un tipo assolutamente nuovo, con caratteri del tutto specifici, che lo allontanano decisamente dal modello classico del conformista. Beninteso, non meno che per gli altri animali, il conformismo é per l’essere umano una necessità biologica.  Adeguarsi alle norme e ai comportamenti del proprio gruppo di appartenenza o della maggioranza in generale, per timore di sentirsene esclusi, non contiene in sé alcun elemento di particolare indegnità. Ci si mimetizza con l’ambiente per difendersi, per proteggere la propria vita e quella della propria prole, per contribuire anche alla crescita collettiva e usufruirne dei vantaggi.

Il conformista obbedisce spontaneamente alle norme sociali del gruppo, rispetta la gerarchia, preferisce l’ordine e l’organizzazione. Sempre allineato e coperto, teme lo scarto laterale e fugge  ogni forma minima di anarchia. Per lui l’obbedienza agli ordini di un superiore, se non è una virtù, è una necessità inevitabile. Esegue un compito con discrezione, in modo da non uscire mai dal suo cono d’ombra. Eppure, come ha scritto Stanley Milgram “é risaputo che fra il 1933 e il 1945 milioni di innocenti vennero sistematicamente trucidati da persone che eseguivano degli ordini. Ispirati agli stessi criteri di rendimento di una qualsiasi azienda di elettrodomestici, furono edificati campi di sterminio, messe in funzione camere a gas, prodotti quantitativi giornalieri di cadaveri. Anche ammettendo che tali aberranti progetti fossero generati da un solo cervello, la loro realizzazione su così larga scala non avrebbe potuto avvenire senza l’obbedienza di un gran numero di persone”. Fu proprio Milgram che nel 1965 realizzò un esperimento. Comunicando ai partecipanti di voler mostrare le conseguenze positive delle punizioni nei processi di apprendimento, organizzò delle coppie insegnanti-allievi in cui i primi avrebbero dovuto somministrare ai secondi (in realtà degli attori) scariche elettriche di intensità crescente ad ogni risposta sbagliata. L’esperimento era svolto in simulazione, ma gli “insegnanti” non ne erano a conoscenza. Incredibilmente, risultò che i due terzi di loro non si mostrò affatto reticente a premere il tasto fino ai livelli massimi di intensità elettrica, nonostante le urla di dolore degli allievi. Per loro l’autorità dello sperimentatore era indiscutibile: bisognava obbedire agli ordini, e del resto non si poteva addossare ai semplici esecutori una responsabilità che veniva dall’alto.

La “banalità del male” che caratterizza la personalità conformista consiste in questo: nella delega incessante del principio di responsabilità. Modellato su un irresistibile principio di uniformità, il conformista tipico cerca di fuggire il pericolo dell’isolamento dal branco e per questo scopo é disposto, spesso inconsciamente, alla rinuncia di gran parte della sua umanità più profonda. Adattandosi acriticamente alla “volontà generale”, o all’autorità purché sia, in realtà si disperde. Si colloca nel mezzo della maggioranza confortevole, convenientemente invisibile e apparentemente ingiudicabile, e sancisce così la propria cieca mediocrità. Il terreno di qualsiasi regime prospera anche grazie a questa particolare carenza di forza morale. La “fuga dalla libertà” di cui parlava Fromm, come fuga dalle responsabilità e dal coraggio (tutto individuale) del peso di una scelta, sembra essere il destino dell’uomo moderno, perché nella gran parte delle persone il bisogno di  sicurezza é più profondo del bisogno di emancipazione. Il sentirsi parte di un gruppo, di un collettivo guidato dal pensiero unico, libera dalla fatica della funzione critica e fa sentire molto meno responsabili, perché diluisce la colpa nella rassicurante indefinitezza della massa.

D’altra parte, soprattutto nella odierna società postindustriale e mediatizzata, il conformismo é diventato per chiunque un peccato mortale anche al di là di un disonore ormai acquisito. E’ sinonimo di piattezza di carattere, scarsità di spirito competitivo. Ecco perché il conformista tipico, non emergendo dall’anonimato del maggior numero, viene messo all’indice dai più entusiasti cantori dell’originalità ad ogni costo. E’ per questo che ha da tempo smesso di dar voce, decidendo di rifugiarsi, più di prima, nella sicura alcova di un’esistenza ignota.   Qualcuno ha detto argutamente che niente é più comune come il desiderio di essere eccezionali. Su questo terreno emerge il nuovo tipo di conformista, ancora meno cosciente di esserlo: indaffarato, orgoglioso, battagliero, ossessionato dalla notorietà da inseguire per trovare qualche riscatto ad una vita ingiustamente ordinaria e troppo uguale a se stessa. E’ il super-conformista. Uomo senza qualità, questo nuovo tipo, molto agguerrito, vede il mondo che lo circonda come un’immensa riserva di caccia. Dichiara il suo orrore per la conformità ma, che lo sappia o meno, ciò che davvero desidera non é la distinzione, ma la prevalenza, il primato nel gruppo gregario, per farsi assolutamente riconoscere.

E’ il partecipante del reality-show, il quale possiede tutti gli elementi tipici del conformista classico, gli stessi valori, i medesimi modelli di comportamento, ma a differenza di questi ha una personalità energica, potenziata e irrequieta. Non mette in discussione gli ideali della società in cui vive, anzi, ne é così totalmente immerso che “in mezzo” a quegli ideali vuol signoreggiare. E’ un super-conformista, perché l’ unico obiettivo che lo anima é comandare il branco, non staccarsi da esso. In fin dei conti, pur credendosi un lupo, è solo la prima pecora in un gregge di pecore. Ma non è affatto raro il caso che  un tipo del genere possa far carriera. Al contrario, con un minimo di impegno  potrebbe aspirare a posti di comando. Chissà, persino diventare un giorno dirigente di una grande azienda pubblica di telecomunicazioni.