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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2017 – Il sottile filo rosso di Simona Morchio_Santa Margherita Ligure(GE)

anno 2017 (I colori dell’iride – rosso)

-Saajid

Sono le piccole cose che fanno la differenza nella vita. Oggi a fare la differenza è stato un “Clic”. Per la maggior parte delle persone alcuni gesti quotidiani come bere e mangiare sono scontati, per gente come “noi” invece nulla è dovuto.

Ricordo che era primavera, come ogni mattina insegnavo ai miei studenti, e sapevo che mia moglie e mia figlia sarebbero andate al mercato a fare la spesa. Ma quello che non avrei mai immaginato è che non le avrei mai più riviste, e che le loro vite si sarebbero spente al banale suono di un “Clic”.

Tutto ciò che mi è rimasto di loro è un filo di lana rossa, della bambola di mia figlia.

Trovo che il destino abbia un strano senso dell’umorismo, mi ha lasciato solo un filo rosso che tengo sempre con me, legato al polso della mano destra ma allo stesso tempo sono “inciampato” su un filo che sta per decidere quando rivedrò la mia famiglia.

-Owen

Odio questo posto, odio questa gente, odio il vento caldo del deserto che ti incendia i polmoni mentre respiri. C’è odore di morte ovunque.

Questo è il mio ultimo giorno di servizio poi finalmente potrò tornare a casa da mia moglie e da mia figlia.

Non ho scelto il mio lavoro, è lui che ha scelto me: sangue freddo, mani ferme. È tutto ciò che serve, è tutto ciò che ho. Semplice anche se dannatamente complesso.

Questa mattina quando mi hanno chiamato, ho subito capito che sarebbe stata una di “quelle giornate”. Mi sono alzato, ho fatto la doccia, la barba. Ho preparato i miei attrezzi ed infine il mio porta fortuna. Non mi muovo mai senza di lui, è un capello di lana rossa della bambola di mia figlia.

Ancora ricordo quella mattina, quando Elsa ha preso le mie pinze da lavoro quasi a volermi imitare. Ha tagliato quell’unico filo rosso dai capelli della sua bambola, come se da quello dipendessero le nostre vite.

“Ecco papà!”, mi disse, “ho fatto come fai tu al lavoro, non è tanto difficile. Questo lo puoi portare con te, ti porterà fortuna. Ma devi ricordarti di riportamelo indietro”. Rimasi inebetito.

Quel filo rosso ora è l’unica cosa a cui mi posso aggrappare e fa si che io non impazzisca in questo inferno. Ora è qui con me, al sicuro nel taschino, pronto a fare il suo dovere in questa ultima missione e poi, se Dio vuole, manterrò la promessa fatta a mia figlia.

-Saajid

Mentre sono intento a pregare Allah il misericordioso, vedo avvicinarsi a me dei soldati Americani. Sono spacciato! non rischieranno mai la vita per un siriano, faranno saltare la bomba e liquideranno la mia morte come danno collaterale.

-Owen

Inizio operazione di bonifica: ore 17.17

Il destino ha uno strano senso dell’umorismo.

Mi avvicino al soggetto con le dovute cautele. Questa zona avrebbe già dovuto essere bonificata.

Da una prima analisi del dispositivo, posso già trarre le mie conclusioni: quest’uomo è spacciato.

Valuto con i miei compagni la situazione, rischiamo tutti di saltare in aria. Non ne vale la pena.

-Saajid.

Riesco a leggere negli occhi dell’americano tutto il disprezzo per noi e per questo posto. Sono sicuro che oggi non rischierà la sua vita per me.

Mentre sta per andarsene un inspiegabile istinto prende il sopravvento. Protendo le braccia verso di lui e lo prego di non lasciarmi morire qui e in questo modo. Non credo capisca la mia lingua, ma la paura e la disperazione sono uguali in tutto il mondo.

Ad un tratto l’americano si blocca. Sembra sotto shock, quasi fosse lui sulla bomba. Il suo sguardo si ferma sui miei polsi

-Owen

L’uomo davanti a me è molto spaventato, dice qualcosa di incomprensibile nella sua lingua. Deve aver capito che il suo tempo è finito.

Faccio per andarmene quando vedo legato al suo braccio un filo rosso di lana, esattamente come quello che conservo nel taschino.

Il cervello suggerisce di allontanarmi, voltandogli le spalle per tornare a casa sano e salvo, ma il mio cuore comanda al mio corpo di restare lì dove sono e non ammette repliche.

Non posso fare a meno di pensare che da qualche parte ci sia una bambina che ha preteso la “mia” stessa promessa dal suo papà. E se fossi io al posto suo? Quante domande in così poco tempo…

Respiro a pieni polmoni un’ultima volta l’aria di questo inferno, mi inginocchio, e comincio quella che sarà la mia giornata di lavoro più lunga.