Caricamento in corso
Rassegna Stampa

Maurizio de Giovanni al Premio Energheia

Il Quotidiano  – Lunedì 29 Giugno 2009

 
 

Lo scrittore partenopeo Maurizio de Giovanni

 

 È lo scrittore partenopeo Maurizio de Giovanni (1958), il terzo ed ultimo componente la Giuria della XV edizione del Premio letterario Energheia. Ha  al suo attivo libri dove ha dato inizio alle stagioni del commissario Ricciardi, storie ambientate nella Napoli degli anni ’30, la cui serie, peraltro, è stata già  venduta in Germania e in Francia. Il senso del dolore (2007), La condanna del sangue (2008), Il posto di ognuno (2009), tutti editi da Fandango Libri.
 Per La Repubblica, “La prosa di De Giovanni possiede certamente un invidiabile ritmo, tipico del genere, tornita, pulita, ricca di chiaroscuri e sottigliezze. Guarda, insomma, a Simenon, al Chandler più intimista”. Nella terza avventura Il posto di ognuno, il commissario Ricciardi, un solitario, uno che non ama eseguire gli ordini che gli vengono impartiti e di solito fa di testa sua, non ben visto dalla gerarchia fascista che lo controlla a distanza ma lo lascia lavorare, perché stranamente i casi li risolve tutti, affronta un nuovo caso di omicidio insieme all’inseparabile Brigadiere Maione. L’estate del commissario Ricciardi vedrà  la morte della bellissima duchessa di Camparino, una donna misteriosa dalla chiacchierata vita notturna. Anche stavolta saranno le ultime parole pronunciate dalla vittima a far partire l’indagine che condurrà  il commissario, a scoprire una Napoli riarsa e poco conosciuta, abitata da personaggi inquietanti che tenteranno di ostacolare il suo lavoro.
 Maurizio de Giovanni, è incappato nella scrittura quasi per caso, auspici un corso di calcetto per i suoi due figli e un laboratorio di letteratura umoristica. “Grazie ad un elaborato di otto righe, scritto durante il laboratorio mi iscrivono a un concorso. In giuria gente tipo Carofiglio e Lucarelli, non mi ritenevo all’altezza. Avevo già 47 anni, ero fuori tempo massimo. Il tema del concorso era un delitto famoso, io non sapevo cosa scrivere. Avevamo una quindicina di ore di tempo. Io ho pensato che avrei fissato il foglio per un’oretta, poi me ne sarei andato. Eravamo all’interno del caffè Gambrinus, a Napoli. Ho visto passare oltre le vetrate una bambina. Aveva un’espressione truce, era triste. Mi sono chiesto come sarebbe se uno potesse vedere il dolore degli altri, l’emozione nuda, senza alcuna mediazione. Insomma ho vinto con il racconto I vivi e i morti che venne pubblicato sull’Europeo nel 2005. Una grossa soddisfazione, ma pensavo fosse finita lì. Invece mi chiama un agente letterario. Voleva un romanzo con il commissario Ricciardi protagonista. Non ce l’avevo. Mi sono preso due settimane di ferie, quindici giorni a scrivere come un pazzo, dentro casa ed è così che è nato Il senso del dolore. La mia fortuna, continua, quando, per caso, il direttore del centro di produzione Rai di Napoli si ruppe una caviglia. Per passare il tempo leggeva. Gli capitò il mio libro, mi cercò, me ne chiese tre copie per sottoporle a tre nomi del settore editoriale. Il primo a muoversi fu Domenico Procacci, di Fandango. Mi diede appuntamento a Roma. I tre libri finora usciti sono i primi tre di quattro episodi, una per ciascuna stagione dell’anno”.
 Il senso del dolore è uscito in sordina, eppure è nella classifica dei 100 più venduti da ottobre. I diritti sono stati acquistati all’estero, in Francia  e Germania. Si parla di una trasposizione televisiva. “Noi tutti abbiamo delle belle storie”. Racconta l’autore, “ci vuole solo la faccia tosta di raccontarle. Scrivo perché mi scappa. Scrivo perché lo so fare e mi piace vedere negli occhi di chi legge la sorpresa, la commozione, il divertimento, perfino il dolore. Io creo i sentimenti, e mi sento creatore. È esaltante. Scrivo per raggiungere e lasciare una traccia, che sia indelebile il più possibile”.
 L’ultimo lavoro dell’autore, sarà presentato a Matera nei giorni precedenti la cerimonia di consegna del Premio Energheia, prevista nel prossimo mese di settembre.