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Rassegna Stampa

La rivoluzione del Sessantotto, l’anno del cambiamento

Il Quotidiano – Giovedì 11 Settembre 2008

E’ cominciata la sesta edizione di Lentamente

 
 

 Un momento dell’incontro sul ’68

Al Ridola torna Lentamente. Per lapidare la grande abitudine, avrebbe detto il poeta. I giardini del Museo Ridola si vestono di ’68. è cominciata martedì sera, la tre giorni di appuntamenti organizzata dal Dipartimento Salute Mentale materano in collaborazione con Energheia. Una sesta edizione che va ad occuparsi dell’incredibile anno 1968: “Il Sessantotto. Una rivoluzione culturale?”.
Con l’iniziativa si intende entrare in tanti settori che da quel formidabile anno furono toccati. Il convegno è aperto dall’intervento dello scrittore Alberto Scarponi, che leggendo due poesie di Julio Cortàzar spiega come per comprendere al meglio quell’anno “si deve avere un approccio letterario”; Scarponi, senza comunque entrare nel caldo dei versi, parte dall’importante autore argentino vissuto a Parigi per ricordare tanti slogan usati per esempio in terra francese. “La normalità era quella di esagerare – dice fra le altre cose Scarponi -, ma soprattutto la cosa essenziale da ricordare è il contesto”. Per arrivare, quindi, a rispondere alla grande domanda: perché del ’68 ancora se ne parla?.
“Con quella rivoluzione – spiega Alberto Scarponi -dove si prendono spazi e si costruisce il nuovo, che prende corpo grazie ai giovani che non sopportano il clima del Dopoguerra, che segna una tappa del processo storico più ampio di cambiamenti che è stato il Novecento, si avanzeranno tante richieste e otterranno risultati”. Ma noi, aggiunge, “siamo figli dell”89, della crisi dell’idea di rivoluzione impostata in una certa maniera e dove il ’68 diventa un gesto collettivo e utopistico con il quale quei giovani appunto dicevano ‘siamo il nuovo'”.
Poi, ancora, la puntualizzazione che “il movimento studentesco non si incontrò con quello operaio”. Il filosofo Augusto Illuminati aggiungerà altre importanti osservazioni. “Il ’68 è molte storie che si intrecciano, che confluiscono come prima non era accaduto. In tutto il mondo accadono fatti – afferma – e in Italia si ha anche l’importante risultato dell’aumento del 30% del salario operaio. In quella società – illustra Illuminati -i giovani rappresentavano una fetta importante di elettorato e di consumatori, e arrivano cambiamenti nella musica con una fra tutte l’entrata sulla scena di Iggy Pop e in tanti altri campi. Perché, va sottolineato, ogni cosa in questo periodo è cambiamento”. Augusto Illuminati, fra le cose più importanti, cercherà inoltre di rispondere alla domanda: cosa resta di quell’anno, “o meglio, di cosa si ha paura?”. Appunto, “della stessa idea del cambiamento”. Oggi, “soprattutto in Italia, viviamo una fase depressiva, dove regna il pessimismo e la logica della chiusura, delle manette e dei braccialetti di controllo, delle telecamere accese o spente che siano”. Quindi? “mentre il ’68 era tempo di grande ottimismo, nel quale per esempio, ci si riprese la strada come spazio pubblico, con grandi manifestazioni e occupazioni di scuole, con pure l’importante risultato della rottura dell’ordine patriarcale con la prima notte vissuta fuori casa per inseguire un obiettivo comune”.
Al dibattito è seguito un concerto dell’artista americana Amy Weideman, che alla chitarra, accompagnata da un’armonica a bocca e da un violoncello, ha eseguito brani musicali del ’68, in omaggio al concerto di Woodstock.