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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2019 – Il colore del mondo, Viola Bonfanti_Cesano Maderno(MB)

Anno 2019 (I colori dell’iride – Verde)

Ero sempre stata una bambina estremamente solare e riuscivo a vedere il mondo pieno di quella magia che rendeva le mie giornate piene di fantasia e sogni. Con il tempo, però, non fui più in grado di cogliere l’armonia delle tinte della vita: iniziarono a svanire pian piano e, infine, scomparvero lasciandomi un universo grigio. Ogni giorno era identico all’altro: mi alzavo, mi lavavo, facevo colazione, andavo a lavorare, tornavo a casa, cenavo, dormivo. La mia vita aveva perso un senso e con lei tutto ciò che mi circondava. Più cercavo di ribellarmi, più mi sentivo impotente, in balia del grigio che mi trascinava verso abissi sconosciuti. In breve tempo divenni insensibile a qualsiasi sentimento ed esaurii le lacrime e le forze. Nell’ospedale in cui lavoravo come infermiera avevo imparato a fingere un sorriso che poteva essere interpretato come gentile e imbarazzato e che era in ogni caso utile a far credere che tutto andasse bene. Un giorno fui particolarmente distante, mi sentivo persa e stanca dopo la notte insonne che avevo passato. A fine turno, quando aprii il mio armadietto, vidi cadere qualcosa a terra. Era un fiore di carta verde, regalatomi da uno dei bambini ricoverati nel reparto. Sopra vi era scritto: “Per l’infermiera Giada, che mi vuole bene anche se sono malato”. Per la prima volta dopo tanti anni piansi: piansi per il fiore che gli era costato tanta fatica, per lui, che forse non sarebbe arrivato al mese prossimo, per tutti i malati che lasciavano il letto vuoto e per me, che non potevo fare nulla per salvarli. Provai un senso di pace, come quando dopo aver camminato a lungo trovi finalmente un posto per fermarti e ammirare il panorama. Avevo vissuto fino ad allora lasciandomi trasportare in balia degli eventi e solo ora scoprivo il colore del mondo: verde come il fiore di carta. Non cambiò tutto improvvisamente, non mi svegliai il giorno dopo colpita da un raggio di luce che si posava sul mio cuscino, né dal cinguettare degli uccelli. Fu molto difficile per me i primi giorni venire a patti con i miei demoni, anzi mi sentivo peggio di prima perché avevo la consapevolezza della vita che stavo perdendo. Per prima cosa decisi di riappacificarmi con i miei genitori: sebbene mi avessero continuamente invitata ai pranzi familiari della domenica, i miei continui rifiuti li avevano scoraggiati e con il tempo avevano smesso di chiedere. Li descriverei come persone verdi: leali e sinceri, non avevano mai dubbi sulle loro scelte. Mi sentivo distante da quella armonia e quell’ intesa silenziosa che si percepiva in casa. In tutto quel verde io stonavo. Si dimostrarono comprensivi quando spiegai loro perché mi ero allontanata, mostrai loro il fiore di carta e mi scusai per averli delusi. Mi abbracciarono in silenzio e mi apparecchiarono un posto a tavola. Non ricordavo più il calore di quella casa. Sentii aggiustarsi un pezzo di cuore. Poi volli fare pace con Dio, cercando di ritrovare i colori del mondo. Ogni giorno, alzandomi, cercavo tre cose belle di cui essere felice e Gli rendevo grazie. Presto mi accorsi di stare tornando ad amare le piccole cose: il suono della pioggia contro il vetro, il sapore dolce amaro della marmellata d’arance, i sorrisi dei pazienti dopo una buona notizia… Così compresi che la meraviglia si trovava nei dettagli e che essi facevano della vita la felicità. Dio era verde come il colore delle foglie che vibravano nel vento  primaverile, come il mare nelle sue più belle sfumature e il cielo del nord che illuminava la buia notte. Verde come il fiore di carta. Infine feci faticosamente ammenda con me stessa. Mi perdonai per essere stata cieca e accolsi la debolezza come naturale parte di me. Necessitai del tempo per tornare a credere in me: come la giada avrei potuto adornare la vita altrui con le mie cure e il mio supporto. Tutto questo me lo ricordava ogni giorno un fiore di carta a cinque punte posato sul comodino: era la speranza, il verde che ancora non sapevo di stare cercando.