I sogni rubati_Roula Naboulsi, Tripoli(Libano)

_Racconto vincitore Premio Energheia Libano 2010.

 Traduzione di Lia Mancini

Alcuni dicono che delle streghe vestite di nero, talvolta, vengano di notte a rubare i nostri bei sogni dell’infanzia.

Quattro bambini, Jad, Hadi, Nour e Aya erano seduti all’altro lato del villaggio. Essi amavano riunirsi lì, lontano dagli altri, lontano dai grandi, nel loro luogo preferito e si mettevano a giocare, a scherzare. Jad era il più grande, il Capo, il solo tra loro che non frequentasse la scuola. La sua scuola era ben altra!

Nour lo ammirava, amava il tono di voce sicuro col quale lui le si rivolgeva. Aya invece era tutta per Hadi, onesto e dolce.

Erano poveri, molto poveri, ma la vita era bella e li attendeva.

Ascoltiamoli giocare:

Jad: “E se si facesse il gioco della bottiglia? D’accordo?

Nour, dammi la tua bottiglia! Aya, comincia!”

Hadi: “Perchè Aya?”

Jad (a bassa voce): “Stai zitto! Priorità alle femmine!”

Hadi: “Non è giusto! E perchè?”

Jad: “Non lo so, forse perché piangono in continuazione”.

Hadi: “Ebbene che piangano. Ho un fazzoletto”.

Jad: “Taci imbecille! Dai, cominciamo! Vai Aya, fai girare la bottiglia. Ah! Indica che tu devi interrogare Hadi. Vai!”

Aya: “Ti sposerai quando sarai grande?”

Hadi: “Sposarmi? Non lo so. Papà mi ha detto che è un dovere che tutti devono compiere affinché Dio sia contento, ma io lo ascolto dire sempre, quando litiga con mamma, che spera di ritornare scapolo. Non so, sono un pò confuso”.

Jad: “Dai Hadi, fai girare la bottiglia! Ora tocca a te, devi interrogare Aya”.

Hadi: “Perchè le donne piangono molto?”

Aya: “Forse perchè hanno più lacrime dei maschi”.

Hadi: “Ah, sì, ora ho capito. Vai Jad, ora tocca a te far girare la bottiglia”.

Jad: ”Sono io che devo fare le domande a Nour. Se un giorno tu dovessi diventare ricca, qual è la prima cosa che faresti?”

Nour: “Mah! Credo che mi comprerei dei nuovi genitori”.

Jad: “Oh! Dai Aya! Fai girare la bottiglia!”

Aya: “Ora tocca a me interrogare Hadi. Lascerai il tuo paese, quando sarai grande?”

Hadi: “No non lascerò mai il mio paese, i miei genitori, i miei amici!”

Jad: “Ma sei pazzo, morirai di fame! Tocca a me ora girare la bottiglia, ma è Nour che mi deve interrogare”.

Nour: “Perchè tutti preferiscono i maschi alle femmine?”

Jad: “È evidente: perchè i maschi sono intelligenti, mentre le femmine sono stupide”.

Nour: “Non è vero! Nella nostra classe, le femmine hanno sempre voti più alti dei maschi”.

Jad: “Mah, deve essere un’eccezione. Si sa che i maschi hanno un cervello più grande, mentre le femmine ce l’hanno molto piccolo. Secondo alcuni non ce l’hanno per niente!”

Nour: “Non è vero! Sei tu che non hai cervello”.

Aya: “Basta, faccio girare la bottiglia, Nour e Jad”.

Nour: “Non gli voglio parlare più. È cattivo!”

Aya: “E dai, Nour, è solo un gioco. Fagli una domanda!”

Nour: “Jad, dimmi, perchè prendi in giro tutto e tutti?”

Jad: “È molto semplice, se mi burlo di tutti nessuno più si burlerà di me”.

Nour: “Ma è ridicolo, eppure ti mostri sempre come il più forte!”

Jad: “Stà zitta piccola, tu non capisci niente!”

Nour: “Me ne vado, non riesco più a sopportare le sue gentilezze”.

Aya: “Rimani Nour. Smettila Jad. Cambiamo gioco”.

Jad: “Su, adesso giochiamo a fare i grandi, d’accordo? Io sarò il presidente della repubblica”.

Hadi: “Tu vuoi sempre essere il più importante! Io farò il medico”.

Jad: “Tu vuoi sempre essere il più altruista”.

Nour: “Basta con le sciocchezze, non riesco a pensare. Ah, ho trovato, io sarò una cantante ricchissima”.

Jad: “E tu Aya, tu sei sempre l’ultima a decidere! Che cosa sarai?”

Aya: “Professoressa all’università”.

Jad: “Non male per una prima della classe”.

Nour: “Basta, non sei simpatico!”

Jad: “Comincio io! Miei cari amici, sono qui grazie a voi, dunque consentitemi di rallegrarmi con voi per la buona scelta che avete fatto quando mi avete eletto presidente. (A bassa voce) forza applaudite! Vi sono molto riconoscente. Vi ricordo che sono qui per aiutarvi: farò mettere delle altalene in tutto il paese, organizzerò ogni giorno delle feste, distribuirò dolci e farò chiudere tutte le scuole del paese!”

Hadi: “Ma che dici?”

Jad: “Mi dia del Lei! Per caso ha dimenticato che sono io il presidente? Perderà il suo lavoro, mio caro dottore. Peggio per Lei!”

Hadi: “Ma tu sei matto! Se tu diventassi davvero un politico, manderesti in rovina il paese!”

Jad: “Taci Hadi, tu non ci capisci niente di politica! L’altro giorno ho sentito dire da mio padre che è esattamente questo il loro ruolo. Vuoi continuare a giocare, si o no?”

Hadi: “Io non voglio più giocare con dei disonesti”.

Nour: “Ma è solo un gioco, smettetela!”

Jad: “D’accordo, mi comporterò da onesto, ma vi avviso che non sarò a mio agio. Ricomincio! Miei cari amici siamo qui riuniti per illustrare il progetto presidenziale per gli anni futuri, al fine di aiutare i poveri, i vecchi, per ricostruire le case..”.

Hadi: “… Per lottare contro le malattie…”

Jad: “… Ma certamente, mio caro dottore”.

Aya: “… Per aprire scuole gratuite”.

Jad: “… Certamente, cara professoressa, e il nostro paese sarà il più bello del mondo, il più civilizzato”.

Nour: “Il Suo turno è finito signor presidente, ora tocca al dottore”.

Hadi (con tono serio): “Oggi affronterò un problema che minaccia la nostra società: il fumo, un veleno mortale che causa la morte di migliaia di persone al mondo. Purtroppo, dappertutto, si continua a fumare. Perché?”

Jad: “Perché fumare dà un senso di gioia, di benessere. Il fumo è l’unico amico che non perderai mai, ti porta lontano, molto lontano da questo villaggio morto”.

Hadi: “Ma tu fumi? Sei matto?”

Jad: “Ebbene sì, da un bel pò”.

Hadi: “Continuo a parlare delle sigarette e soprattutto del loro effetto sui fumatori. Da recenti ricerche risulta che il fumo minaccia principalmente il cervello dei fumatori. Questi diventano intrattabili, sono portati a litigare con i loro amici e a dominarli. Questo veleno mortale colpisce anche gli occhi: i fumatori vedono morto tutto ciò che li circonda…”

Jad: “Sei tu che sei pazzo, non vedi che questo villaggio è veramente morto?”

Hadi: “Nient’affatto! Ci sono persone, animali, alberi, fiori e sono tutti ben vivi”.

Jad: “Morte non significa solo tombe e cimiteri, amico mio, sei troppo giovane per capire tutto questo!”

Nour: “Tacete voi, litigate sempre come dei bambini piccoli! Dai Aya, tocca a te”.

Aya: “Come docente di scienze naturali, vorrei parlarvi un pò del nostro pianeta. Esso è diviso in due: da una parte le zone ricche come l’Europa, dall’altra quelle povere come l’Africa…”

Hadi: “Perché i ricchi non aiutano i poveri, professoressa?”

Aya: “Non lo so, forse perché sono egoisti”.

Jad: “Se i ricchi aiutassero i poveri, non sarebbero più né ricchi e nè forti. È l’ingiustizia di Dio!”

Aya: “Ma stà zitto! Mia madre mi ha detto che Dio ci ascolta, anche se parliamo a bassa voce. Egli ti punirà cucinandoti come un pollo nel fuoco dell’Inferno”.

Jad (gridando): “Dio è ingiusto, non credi che ci punisca già abbastanza col fuoco della vita?”

Hadi: “No, mio padre mi ha detto che Dio è giusto, sono le persone ad essere ingiuste”.

Nour: “La mia amica ha visto Dio e Lui le ha detto che ci ama assai”.

Jad: “Basta Nour! Dio è invisibile e alcuni dicono che non esista nemmeno. Sù! Lasciamo stare Dio, papà mi ha detto che nel suo nome si sono fatte le guerre più terribili. Dai Nour, tocca a te!”

Nour: “Sono appena rientrata da una lunga tournée di concerti. È stato faticoso, ma stupendo. Ero applaudita e ammirata. È bellissimo avere dei fans in giro per il mondo. E poi ho guadagnato molto denaro”.

Aya: “Ci piacerebbe ascoltare una delle Sue canzoni”.

Nour: “Va bene, se insistete. Vi presenterò una canzone tratta dal mio ultimo album”.

Alzandosi e tenendo uno stelo in mano, a guisa di microfono, si abbandonò dolcemente al canto. Nour aveva la voce più pura e dolce del mondo. La sua voce piangeva. Ella cantava l’amore, l’amore che non aveva conosciuto accanto ai suoi e che cercava ovunque.

Prima di finire la canzone, si mise a soffiare un vento potente, portando via con sé tutto, anche i sogni innocenti di questi quattro bambini. Era il Vento della Vita.

Rieccoli dieci anni dopo.

Lei si reggeva a stento in piedi, stanca dopo molte ore di lavoro ininterrotto. Ma una voce continuò:

– “Ma cos’è questo? Voglio che il pavimento risplenda. Hai capito? Ricomincia!”

– “Va bene, signora”.

Così ricominciò il suo lavoro. Non aveva nemmeno avuto il tempo di asciugarsi le lacrime. Oh! Se avesse potuto continuare gli studi, ora sarebbe stata professoressa universitaria e tutti l’avrebbero rispettata. Ma suo padre non aveva denaro a sufficienza. Aya aveva dovuto interrompere gli studi e si era sposata a quindici anni.

Tornando a casa, dopo il lavoro, udì una voce:

– “Pietà signora, mi aiuti, sono malato e non ho i mezzi per comprare le medicine”.

Questa voce la riconobbe, era la voce che lei amava. Si voltò e vide Hadi. Ma dove era finita la luce nei suoi occhi? Dove era fuggito il suo sorriso? Dov’era Hadi che conosceva e amava?

Con gli occhi velati lo prese tra le braccia.

– “Mi sei mancato talmente, Hadi!”

– “Anche tu Aya, mi sei mancata!”

– “Ma che ti è successo?”

– “È una lunga storia… Ma dimmi, come stanno gli altri?”

– “Eh…”

– “Perché taci? Che c’è Aya?”

– “Jad si era unito a una banda, un anno fa è stato arrestato e gli restano ancora tre anni di prigione”.

– “O mio Dio, ma perché?”

– “Aveva rubato delle grosse somme di denaro”.

– “E Nour?”

– “Nour – disse con voce strozzata – è morta”.

– “Come?”

– “Si è suicidata, due anni fa”.

– “Ma che dici?”

– “Dopo il divorzio dei suoi genitori, non sopportava più niente”.

– “Oddio! Vorrei tanto andare a visitarla…”

– “Vieni andiamoci!”

Il cimitero del villaggio era un luogo calmo e tranquillo. Aya si chinò sulla tomba di Nour, l’abbracciò piangendo e lesse una preghiera per la sua anima.

No! Nour non era morta, era lì con loro e cantava con la sua voce angelica. Nour che non aveva trovato l’amore su questa terra, l’aveva cercato in cielo accanto a Dio.

Tornando a casa, Aya trovò suo figlio Imad impegnato nei giochi con i bambini del villaggio:

Imad: “Io farò l’avvocato e tu?”

Sami: “Io sarò il direttore della scuola”.

Ella sorrise tristemente e riprese il suo cammino.