I brevissimi 2010 – Glory hole di Lorenzo Mannella_Sarzana(SP)

anno 2010 (I sette peccati capitali – La lussuria)

Glory hole

Manlio zittì la sveglia premendola sotto il cuscino. Si alzò e con le ciabatte ai piedi giunse
fino al bagno, dove si lavò con cura i genitali. Inghiottì due pillole di viagra e si affrettò a
vestirsi. Sotto la federa del cuscino la sveglia lampeggiava le sei del mattino. Con il mazzo
di chiavi in mano scivolò fuori dalla casa ancora addormentata, prese l’ascensore e scese
nel ventre umido del parcheggio sotterraneo. Trovò la macchina dove l’aveva lasciata,
parcheggiata di fronte alla cabina della pompa idraulica di emergenza. Sorrise estatico in
faccia ai neon e montò a bordo sbattendo lo sportello. Dopo aver riscaldato il motore si
avventurò lungo la rampa di cemento che lo condusse in superficie, dove l’alba sarebbe
rimasta nascosta dalla nebbia. Serpeggiò a fari spenti per la piccola strada di
collegamento fra il condominio e l’arteria provinciale. Aveva appena innestata la quarta,
quando un banco di nebbia investì il parabrezza costringendolo ad accendere le luci di
posizione. Azionò anche i fendinebbia, lisciando istintivamente la leva a fianco del volante.
Sospirando accese la radiotrasmittente che aveva installato sotto il sedile del passeggero,
scorse le frequenze e si fermò sul canale settanta, dove trovò alcune voci familiari che
scambiavano bestemmie tra loro. Riconobbe l’accento del camionista che aveva pedinato
il mese precedente lungo la dorsale degli autogrill. Sentì il sangue fluire nel basso ventre. I
camionisti avevano deciso di fare una sosta nella vicina area di servizio. Manlio sterzò di
colpo e si buttò in direzione dello svincolo della superstrada. La radio rimase muta mentre
la macchina montava di giri, come una scheggia assordante lanciata nella nebbia. Dopo
pochi minuti la segnaletica dardeggiò indicando l’ingresso dell’area di servizio ancora
deserta. Lasciò la macchina di fronte ai cessi e passeggiò nella pozzanghera di luce che
fiatava dalle vetrine dell’autogrill. All’interno del bar si muovevano solo le mosche,
occupate a banchettare con i resti spolpati di un cornetto. L’unico cliente, un uomo
magrissimo dalla fronte stempiata, abbracciava i fianchi turchesi di una scatola di
polistirolo per alimenti. Sembrava addormentato. Dal nulla giunse improvviso il muggito di
un convoglio di camion. Tre bisonti di lamiera si erano avventurati nel parcheggio dell’area
di servizio. Manlio avvertì uno strappo all’inguine, capì che il viagra stava facendo effetto e
si precipitò in bagno prima che i camionisti fossero scesi dai propri mezzi. I cessi si
trovavano in fondo al locale, ordinati in una fila di quattro. I primi due erano guasti, come
sempre. Si avventurò all’interno dell’ultimo e bloccò la porta. Già sudava, sfiancato dalla
tachicardia. Slacciò furiosamente la cinturà e libero il pene, eretto e paonazzo. Nel
divisorio in comune con l’altro cesso c’era un buco, situato all’altezza dell’inguine. Manlio
prese il pene fra le mani e lo guidò ansimando verso il buco. Da fuori giunsero delle
vibrazioni, qualcuno era entrato nel cesso a fianco. Apnea. Di solito le persone reagivano
male. Manlio attese lunghi secondi con la faccia appiccicata alla parete, fino a quando una
mano gelida non lo afferrò. Manlio gemette e provò a ritrarsi, ma la mano era come
d’acciaio. Stava per urlare, ma la voce gli morì in gola quando avvertì la pressione di un
paio di labbra strettissime che aderivano alla pelle come una ventosa. Finissimi denti
seghettati lo ferirono appena prima che una bocca iniziasse freneticamente a muoversi
avanti e indietro. Con la vista annebbiata, Manlio avvertì tutto il proprio corpo contorcersi
in uno spasmo di piacere ultraterreno. Picchiò la fronte contro la parete e venne di colpo,
gemendo. La mano gelida scivolò via e si precipitò verso l’uscita, volatilizzandosi. Manlio
sbloccò la porta con un tonfo e si trascinò stravolto verso il terzo cesso. All’interno della
scatola di polistirolo turchese nuotava un pesce argentato.

Lorenzo Mannella

Lorenzo Mannella si lamenta d’avere già 23 anni suonati e, ingannando il tempo, studia Biotecnologie presso l’Università di Pisa. E’ cresciuto a Sarzana dove, circondato da colline e montagne, ha fatto proprio un rudimentale pessimismo ligure. Legge, ascolta ed improvvisa molto. Futuro incerto, vorrebbe scrivere e fingersi attore.

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