Gabin Dabirè

Dabiré Gabin, artista del Burkina Faso, un piccolissimo stato dell’Africa occidentale, prima che una importante rivoluzione gli togliesse il nome di Alto Volta. La sua è una famiglia del gruppo etnico Dagari. Verso la metà degli anni ’70 giunge in Italia, passando prima dalla Danimarca, e il primo richiamo che sente è quello verso un’area musicale particolare. Poi riprende a viaggiare e si reca in Oriente. Rientrato in Italia si stabilisce a Milano approfondendo lo studio delle percussioni africane e asiatiche, i cordofoni, il canto e la composizione. Ma il suo amore per la musica non lo distoglie dall’impegno per la diffusione di cultura, cinema, danza, teatro della sua terra e fonda nel 1984 il “Centro di Promozione e Diffusione della Cultura Africana”, grazie all’aiuto della sua trentennale compagna, l’artista Elena Albini Trissino dal Vello d’Oro. Nel 1987 decide di trasferirsi definitivamente nel Chianti, dove compone lavori di ricerca inerenti le tradizioni africane, meravigliosamente miscelate alle sue esperienze di viaggio. In questo periodo collabora con grandi artisti, tra i quali: Maurizio Deho, Giulio Capiozzo, Tullio De Piscopo, Mario Arcari, Walter Maioli. Nascono i primi significativi lavori discografici: “Afriki Djamana: Music from Burkina Faso” nel ’94, e “Kontômè” nel ’96, una raccolta quest’ultimo di poesie musicate e cantate secondo la tradizione del Burkina Faso. Seguiranno svariate partecipazioni in altri cd, con brani eseguiti con Peppe Barra, Guido Sodo e i Cantodiscanto, gli Zongaje (ex Kunsertu, in prossima uscita). Pubblica, quindi, il suo capolavoro discografico: “Tieru”, vale a dire “Riflessioni”.  In questo lavoro sono stati felicemente coinvolti artisti ed amici: alle chitarre Lokua Kanza e Dominic Miller, Pino Palladino; eccezionali percussionisti come Manu Katchè, Jack Tama e il fratello Paul Dabirè. (Concerto Premio Energheia Africa Teller 2005_V edizione).