Figli donati dal mare, Miriam Porcu_Macomer(NU)

_Racconto finalista ventitreesima edizione Premio Enerrgheia_2017

Sono anni che faccio il pescatore e ogni nuovo giorno che faccio in mare mi porta pace e serenità.

Ho ormai settant’anni, il viso solcato dai segni del tempo proprio come le rocce della scogliera su cui si infrangono le onde del mare in burrasca, mare nero, affascinante quanto terribile quando nella sua furia scaraventa le barche dei migranti che cercano fortuna e sperano in un futuro migliore senza guerre e violenza.

Sono dedito al mio lavoro dall’alba al tramonto, lavoro di fatica ma di grande soddisfazione quando tiro su le reti con il buon pesce, dono del mare, che vendo sulla banchina al mio rientro alle comari che vengono ad acquistare per realizzare ottime zuppe per i loro figli che siedono a tavola gioiosi quando tornano da scuola.

Anche i bimbi dei migranti hanno fame e durante il loro viaggio desiderano avere del buon cibo da consumare, ma purtroppo il destino li conduce verso mete impensate con tanta speranza e al contempo tanta gioia per ciò che li aspetta.

Fuggono dalla guerra e da un destino di morte ma non sanno cosa il futuro ha in serbo per loro che sperano di trovare una terra accogliente dove lavorare e far crescere i loro figli, proprio come Amelik e la sua famigliola che ho soccorso strappando le loro vite al mare in burrasca quella mattina d’inverno, quando il sole non era ancora sorto e le nuvole offuscavano il cielo portando tempesta, con Eolo che soffiava forte sbattendo le barche tra le onde alte dai colori foschi del mare d’inverno. Li ho accolti nella mia umile dimora sulla scogliera, nelle cui stanze sono ancora vivi i ricordi della vita felice di un tempo quando mia moglie Anna riempiva di gioia la nostra dimora con la sua intraprendenza e la sua voglia di fare. Ricordo ancora le sue parole dolci e le sue attenzioni quando rientravo stanco dopo una lunga notte in mare, con tanto pesce nella rete da vendere al mercato del paese, quando tutto ancora tace e la vita quotidiana si risveglia. Ora che sono solo desidero condividere ciò che ho messo da parte in tanti anni di duro lavoro con chi necessita di essere amato e ha diritto a una vita felice e ricca dei doni di pace e serenità dopo tante sofferenze. La famiglia di Amelik è diventata la mia famiglia e i suoi bimbi che giocano gioiosi tra le stanze vecchie di ricordi e di profumo di mare sono diventati quei nipoti che tanto ho desiderato dai miei figli e che ora ho avuto in dono da chi è giunto da tanto lontano. Sono la gioia più grande, ricca di quell’innocenza che solo i bambini possono avere e di quella spensieratezza e curiosità che dipinge i loro volti neri ma pieni dei colori della vita e luminosi nei loro grandi occhi che parlano della straordinaria Africa, terra di grandi risorse ma travagliata da grandi sofferenze nel cuore dei suoi abitanti.

Sono perennemente presenti alla memoria di Amelik i ricordi della vita felice di un tempo, quando rideva con i suoi amici tra le piante del palmeto che circondava il villaggio natio dove la vita quotidiana procedeva lenta e semplice, cadenzata da gesti sinceri e da molto amore. Sono gesti che sanno di saggezza perché racchiudono le tradizioni che si tramandano di padre in figlio, in quella terra dai colori accesi come il rosso dei caldi tramonti che rivive nelle tele e nei tappeti tessuti con maestria dalle abili mani delle donne locali.

Quei colori vivaci e ricchi del calore che contraddistingue la terra di quei popoli antichi custodi di tradizioni secolari e di una natura che è madre benevola di quanti la rispettano e la amano, tanto contrastano con i colori scuri e tetri della morte, opera di odio e di ambizioni animate da sete di potere e ricchezza. Si tratta di immagini sempre presenti nella memoria di Amelik e nei suoi avvincenti racconti che davanti al camino animano le buie serate invernali, quando il mare adirato impedisce di uscire in barca e la famigliola si riunisce. I bimbi gioiosi ascoltano e i loro neri occhi , illuminati dal bagliore del fuoco che arde, si animano di curiosità.

Ringrazio ogni giorno il Signore per noi, perché dal mare ho avuto in dono figli e nipoti. Beato chi sa riconoscere la presenza di Dio nella propria vita.