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I racconti del Premio letterario Energheia

Fiat Duna grigio topo, Mario Ventrelli_Pisa

Racconto finalista Premio Energheia 2020_XXVI edizione – sezione adulti

Racconto vincitore Premio Energheia 2020

Un ricordo, un dolore, sono mobili. Ci sono giorni in cui fuggono così lontano che a stento li scorgiamo, e li crediamo andati via per sempre. (Marcel Proust)

Non appena il vento spazzò la densa coltre di smog proveniente dalle vicine raffinerie della Val d’Agri, Luigi scoprì il misfatto:

-Adelì: ci hanno arrubbàt la Duna!- urlò acculazzandosi a terra per lo choc.

-E me lo immaginàv! Giggì, qui si aggirano troppe facce sconoscjeut!-, rispose l’anziana mugliera con le mani nei capelli.

-Ma dico ij, con tutte quelle macchine nuove di zecca che ngi stann, càzz càzz la mia con cinquecentomila chilometri si dovevano arrubbare? Vado subbito a fare la denunzj in commissarjat!-

Quando l’OMS comunicò che, in assenza di un vaccino, l’unica strada per combattere il Covid-19 consisteva nel fare dei quotidiani suffumigi di aria inquinata, si scatenò un’improvvisa corsa ai luoghi più contaminati del Belpaese. Scientificamente, la cosa si spiegava col fatto che elevate dosi di biossido di azoto, monossido di carbonio e PM10 erano in grado di spezzare le gambe pure al più malacarne dei virus. E dazz-che all’orizzonte altri rimedi non se ne vedevano, altro non restava che fare le valigie e mettersi in viaggio. Tra le più ambite mete c’erano Porto Marghera, con vista sulla raffineria, il Rione Tamburi di Taranto, con affaccio sulle acciaierie e, dulcis in fundo, la Val d’Agri, in Basilicata, con i suoi impianti petrolchimici e le 800milaedispari tonnellate di rifiuti tossici. E proprio lì vivevano, se vivere lo si poteva definire, Luigi e Adele, entrambi coltivatori diretti. Falg&martell il primo, casa&chjes la seconda.

Dazz-che la coppia abitava in campagna, e in qualche maniera bisognava pur andare in paese per fare la denunzj, Luigi si recò nella sua stalla e tirò fuori il più robusto dei suoi muli, fissandolo con una cavezza ad un vecchio calesse. Raggiunto dalla moglie, si avviò al trotto lungo i ripidi tornanti che portavano a Viggiano, turandosi il naso contro il vento di scirocco che, insieme all’afa, si portava appresso il fetore del vicino petrolchimico.

-Mendre che tu vai al commmissarjat, io farò una visita alla chiesa di Don Savio per chiedere la buona paròl alla Madònn di Viggjan. Vedrai che la ritroveremo la nostra cara Duna-, gli disse la moglie, baciandolo affettuosamente sulla fronte. Lasciata Adele sul sagrato della chiesa, l’uomo si recò presso la stazione di polizia, dinanzi alla quale posteggiò lo scjarabbàll.

L’insolito parcheggio di Luigi non sfuggì allo sguardo vigile del commissario Ingrovallo, attratto alla finestra dall’ammuina prodotta dai tubolari di ferro del calesse. Uscendo in strada, andò incontro al vecchio, la cui Duna scalcagnata gli era ben nota:

-Giggìn, che c’è? Come mai hai quest’aria abbattuta? Non ti ho mai visto con questa cera gnora. E soprattutto, come mai sei con lo scjarabbàll? Forse che forse hai finalmènd deciso di rottamàr la Dùn?-

Il vecchio si tolse il cappello e, con un filo di voce:

-Aldr che rottamàr. Me l’hanno arrubbata.

-Addavvér? E quando è successo?-, addummannò il commissario che non credeva alle sue recchie.

-E che ne saccio? Io l’ho scoperto due ore fa, ma però possono averla trafugàt anghe ieri sera, dopo che l’ho parcheggjat davanti a casa mij- rispose Luigi, consegnandogli un foglietto con sopra il numero della targa. Entrati in ufficio, Ingrovallo inserì quei dati sul sito della motorizzazione, che prontamente, gli restituì vita morte e miracoli di quell’auto.

Luigi intanto, salmodiando a mezza voce qualche jastema, si accese una Nazionale senza filtro tirata fuori da chissà quale era geologica. Ingrovallo lo lasciò fare.

-Vedi, commissà: quella macchina è tutta la vita mia. Aveva mezzo milione di chilomtr ma, con un po’ d’attenzjeun, ne poteva fare altrettànd. Con tutto il rispetto per Adelìn, era per me come una seconda mugliera. Mi chiedo chi mai potrebbe essere stato…

-Sì, ma perché arrubbarsi proprio quell’auto, dazz-che non ha nessun valore commercjàl? Quel brutto anatroccolo… quando la misero in produzjeun, passò alla storia come l’auto più racchia mai disegnata. Se ne dicevano tante su quella povera Duna. Pure che era capace di cappottarsi da ferma! Per questa, e dieci altre ragioni, la definivano l’antifurto di sé stessa.

-Ed è proprj perché con i ladri ci volevo andare sul sicuro che l’accattai trent’anni fa. E tanto per scoraggiare anche i marioli più masochìst, la scelsi nella versione più inguardabile. Giardinetta a tre porte, due soli posti a sedere, con dei pannelli in lamiera saldati al posto dei vetri posteriori. Tuttomodo era anche la macchina di cui avevo bisogno, dazz-che lavorando in campagna ngi caricavo dietro zappa, motozappa e cumbagnia cantànd.

-Ricordo, ricordo. Ed anche di un bel grigio topo-, aggiunse il commissario.

-Quel colore lo sceglietti perché fosse ancora più invisibile, dazz-che si mimetizzava benissimo con lo smog prodotto dalle nostre benedett raffinerie.

-Fatto novantanòv, faccjamo cjend…

-E quindi, appurato che la macchina era vecchia ed era pure brutta come il debbito, ti sei fatto qualche idea su questo misterioso fùrt?

-Ora che ci penso, forse un’idea ce l’ho. Quando sei arrivato, stavo giusto giusto aggiornando il dossier con la lista delle autovetture, una più scassata dell’altra, rubate in provincia negli ultimi giorni.-

-Ebbene?

-Giggìn, ti arricuerd di quante volte ho dett che se non rifacevi le fasce elastiche a quel càzz di motòr, ti sequestravo la macchina? Con tutto il fumo che faceva, le bestemmie dei Viggianesi si sentivano fino a Reggio Calabbrj. Ora che invece, grazie a questo comunicato dell’OMS, quello stesso gas di scarico viene considerato, diciamo accussì, un toccasana, aldr che auto ibride, elettric e cumbagnja bell. Sono quelle vecchie, inquinanti, che li cristjen vanno cercando. Sono diventate degli status symbol. E i ladri si regolano di conseguénz.

-E tutto questo a causa di questa sturjell dell’inquinaménd come toccasana contro il coronavirùs che si è inventàt l’OMS. Ma detto tra noi, tu ci credi?

-Magari è anche vero, ma alla fine dei conti, venendo ad abbitàr in Val d’Agri, se si salverànn dal Covìd, schjatterann poi per il cancro ai polmoni. Come diceva il mio professeur di latìn, hac lupi hac canes.

?

-Detto alla Viggianese, mo’ arriva cazz, mo’ arriva minchj…

-Mo’ arrivano cazz e minchj! Eh, lo so, lo so…

-Tuttomodo Giggìn, se dovessi sapere qualcheus sulla Duna, ti manderò a chiamare.-

Luigi, approfittando dell’aria pulita che Viggiano, posta a oltre mille metri d’altezza poteva offrire, si sedette su di una panchina e inspirò a pieni polmoni. Il cielo terso rendeva allo sguardo perfino le lontane Castelmezzano e Pietrapertosa, incastonate tra le guglie delle Dolomiti Lucane. Sopra la sua testa, i ruderi del vecchio castello edificato in epoca medievale sulla cima del maggiore tra i due colli che racchiudono il paese, si stagliavano contro il cielo azzurro solcato da screziati sbuffi idrocarburici. D’un tratto, qualcuno lo scosse violentemente. Era Adele, agitatissima:

-Allora Giggìn? Ti ha detto qualcheusa il commissarj?

-Niente di che. Indagherà e mi farà sapere. Tu, piuttosto? Ti vedo bianca assai! Che è succéss?

-È succéss che forse hanno arrubbato pure la statua della Madonn di Viggjan…

-Come sarebbe a dìr?

-Sarebbe a dìr che sull’altare non c’è rimast njend. Mai succéss in cinquand’ann e pass che vengo qui in addorazzjeun!-

Don Savio aveva scorto Adele entrare in chiesa. E l’aveva pure vista schizzare fuori come fosse inseguita dai diavoli. Quando, poi, la vide confabulare animatamente con Luigi, al quale il prete aveva arrubbato la macchina, decise che era il caso di darsi una mossa. Elargita una rapida benedizzjeun a certi turisti milanesi ai quali aveva affittato a peso d’oro alcuni appartamenti della curia con vista raffineria, corse loro incontro.

-Adelì, e che ti devo dire? Non so proprio cosa stia succedénd con tutti questi furti di auto, statue e chissà cos’aldr!- replicava intanto Luigi alla sua mugliera.

-Niente, di niente!-, rispose Don Savio alle loro spalle, avanzando con un sorriso a trentadue denti. Poi, riprendendo un po’ di fiato:

-Adelìn, mo’ mo’ ti ho vista uscire di corsa dalla chiesa. Eri così veloce che non ho fatt nemmeno in tempo a fermarti: cos’è, la statua della madunnina che vai cercand? Non se n’è scappata mica, te l’assicuro. E tu Giggnì? Scommetto che sei preoccupàt per la Duna. Non te ne incaricànn, non te l’ha rubbat nisciùn, l’ha solo presa in prestito Nostrosigneur.

-Nostrosigneur? Ma allora qua è tutta una complottazzjeun!-

Il prete era un uomo di mezza età il cui viso, assai rubicondo, faceva pensare ad una grande familiarità col vino officinale. Salutò calorosamente la coppia, ma la stretta di mano robusta di Luigi gli tolse il fiato e lo mise sul chi vive. Doveva lavorarselo ben bene se non voleva una frecata di mazzate quando gli avesse svelato l’imbroglio che aveva messo in piedi. Per fortuna Adele, in confessionale, gli aveva svelato che al marito piaceva il vino buono. Giunti che furono in sagrestia, il parroco stappò una damigiana di vino officinale (se ne faceva consegnare sempre qualche ettolitro in più, tand per non restar senza scorta).

-Assaggj cumpà, vojàldr comunìst ve le potete sognare questa benedizzjeun a chilometro zér dalla vigna di Nostrosigneur.

-Il vino è buono, il guaj è il cantinjer-, rispose il contadino a muso duro dopo essersi scolato il litrozzo manco fosse una gazzeus.

-E, dunque, che fine ha fatto la mia Duna?-, arrispunnì battendo sismico sismico un pugno sul tavolo.

-Caro Giggìn, hai raggjeune a lamentarti per il furto dell’automobile, ma tanto per consolarti, in base al famoso detto mal comune mezzo gaudio, anche santamadrechjes è stata danneggjet da questo Covìd pestilenzjal che si è abbattuto sul genere umano. Sai, per esempio, i danni che la sola mia parrocchj ha ricevuto dal divieto di esercitare messe, matrimonj, esorcismi, battesimi e comunjon? Le stesse ostie che ho accattato a peso d’oro, dazz-che il costo della farina è aumentato a causa della crisi, sono rimaste inutilizzàt e si sono trasformàt in farfarìn.

-Quasi quasi che voialtri volete dare la colpa a noi contadini, se i prezzi sono andati alle stelle? Mica ci abbjam l’otto per mille come a voi, noi coltivator dirétt!

-Giggìn, non bestemmiare! Quello che percepijam dallo stato italiano è anche poco, visto che ci dobbjam far carico di accudire le vostre anime. Mettiti nei nostri panni…

-Se dev’essere carestia, dev’essere carestia per tutti! E invece, così non è. Anche in piena crìs, i fondi destinati a santamadrechjes sono gli unici ad essere costantemend aumendat. E sono proprj i troppi soldi i veri nemici di Nostrosigneur, altroché!-

-Adelìn, e che gli dai ammangiare pane e veleno a tuo marìt? Sempre così incazzàt sta?- disse il prete, cercando una sponda nella di lui moglie. Ma dazz-che quello non si schiodava di un millimetro dal suo muso duro, resosi conto che non era cosa ad abbabbiarlo con vaghi giri di parole, decise di andare al sodo:

-Tuttomodo, vedrai che quanto hai perso con la scomparsa della macchina, lo recupererai fino all’ultimo centesimo. Siamo nella stessa barca e, se siamo bravi, malgrado la crisi, ci sarà da scrafagnare per tutti. Infatti, stavo giusto per chiamarti per comunicarti la buona novéll, quand’ecco che ti vedo con la devota Adelìn conversare davanti al commissarjat di polizzij.-

Poi, dopo una lunga, studiata, pausa:

-E veniamo dunque alla Duna. Ebbene, la tua macchina non è morta. Ma morta e risorta.

-Che cheusa? Di grazia, puoi ripetere che non ci sento bene?

-In altre parole, come avrebbe detto Erwin Schrödinger, la tua auto è quantisticamente viva e morta nello stesso tempo.

-Come tutti noi Viggianesi, del resto. Frecati come stiamo, con la vita appesa a un filo a causa di questo maledétt inquinaménd. Tuttomodo, chi sarebbe questo Erwin?

-Uno scienzjat un po’ sui generis che pretendeva di spiegare con delle volgari equazzjeun il problema ontologico legato al mistero della creazzjeun di Nostrosigneur. Ai tempi di Torquemada l’avrebbero appeso a capa sotto. Ma dazz-che oggi bisogna venire a patti anche con questi volgari figli dell’illuminismo, mi asterrò da ulteriori critiche e verrò al dunque.

-Bene!

-Come tu ben sai, la scoperta che l’inquinaménd fa bene alla salute ci ha aiutato, almeno per il moménd, a sconfiggere questo coronavirùs.

-Dicjam…

-Ora, in capa a te, poteva santamadrechjes farsi scappare la ghiotta occasjeun di mettere il timbro su questa specje di miracolo? E no che non poteva. Soprattutto ora che ha perso una montagna di soldi a causa della pandemij. Così, mi è venuta un’idea. Un’idea genjal, ma a patto che fosse eseguita veloceménd.

-?

-Dazz-che per rendere manifesto il miracolo, avevo innanzitutto bisogno di un simbolo, cosa c’era di meglio dell’automobile più vecchia di tutta la Val d’Agri? Del rest, che vuoi, la tua Duna tutti la canuscevano. A jasteme, altro che gasolio, andava avanti. Le bestemmie di tutti quelli che s’intussicuavano quando ti vedevano passare. Per colpa tua, in questo disgrazzjato paese, l’arj era diventàt doppiamente irrespirabile: per il fumo e per le bestemmie. Era dungue buono e ggjust che agli occhi di Nostrosigneur, la Duna si redimesse sacrificandosi alla maggjor gloria del Patretérn come simbolo della salvazzjeun che, attravers l’inquinamend, Lui ha voluto donarci. Ed ecco quindi che, come per miracolo, un angelo benedetto me l’ha portata qui ieri sera.

-Qualche latr mascalzòn, vorrai dire…-

-Non è il caso di stare qui a sottilizzàr con inutili disquisizzjeun teologiche. Ora, vogliate seguirmi in garage per ascoltare il resto della storj.-

L’autorimessa, immersa nella penombra, pareva l’antro di Frankenstein Junior. Da una parte una cassetta degli attrezzi con tanto di pinze e chiavi inglesi, e dall’altra i vari componenti di un propulsore di auto, accuratamente smontati e classificati.

-Nel giro di dodici ore il motore della Duna è stato smontato e, come preziosa reliquia, il carburateur lo esporrò qui in chiesa al posto della Madonna di Viggjan. Un pistone lo spedirò poi alla chiesa di Tramutola, la marmitta alla parrocchia di Marsiconuovo, un cilindr al prete di Montemurro, il volano agli amici di Mönd. Infine i due fanali, i pezzi più importanti della collezzjeun. Vere e proprie metafore della luce che Nostrosigneur usa per illuminare la strada a noi poveri e cecati peccateur. Li donerò a due parrocchie dei capoluoghi Matá:r e Püténz’. Ciascuno di essi affettuosamente confezzjonat, pronto a divenire oggetto di amorevole devozzjeun da parte dei nostri fedeli.-

Così dicendo, indicò alcune campane di vetro, di quelle utilizzate per infilarci dentro le statue dei santi. Ma al posto di quelle, sotto il vetro, rilucevano trionfali le membra della vecchia Fiat di Luigi, con annessi libri di preghieruzze e fiori di plastica.

-Don Savio, ho capisciuto solo la metà di quello che mi hai detto, ma mi par di concludere che non rivedrò più la macchina…

-Endurudunghete! Giggìn, non ti preoccupare della Duna! Per esser stato parte integrante di questo miracolo, sarai ampiamente ricombenzàt del tuo sacrificio. Tuo e di mugliérita Adelìn.

-Mugliérima sarà pure casa&chjes, ma io sono iscritt alla ciggielle e dazz-che da sempre frequend la chiesa della falce&martell, ai miracoli non ci cred…

-Non parlare accussì a Don Savio-, gli sussurrò dolcemente Adelìn che verso la tonaca portava sempre rispetto.

-Giggìn! E cosa vuoi che sia la tua afflizzjeun a confrònd delle pene che ha soffért Nostrosigneur sulla croce? Ma come già detto, abbiamo penzato anche a te, non ti prendere velén. Li soldi per comprarti la macchina nuòv te li rifonderemo attraverso le offerte che i fedeli doneranno al carro trionfàl.

-Quale carro trionfàl?

-Dazz-che, dopo il prodigio con il quale Lui ci ha indicato la strada della guarizzjeun, la Duna è addiventata un cimelio sacro, già domani la porterém in processjeun insieme alla madònn di Viggiano. E ora seguitemi pure.-

Detto questo, Don Savio condusse la coppia sul retro della chiesa. Qui alcuni operai stavano sistemando la Duna, alleggerita del motore e delle parti meccaniche, su di un carro trionfale decorato con fiori e festoni colorati, pronto ad essere trainato da una coppia di buoi. Un paramento sacro, dello stesso color grigio topo dell’auto, le era stato letteralmente cucito addosso lungo tutta la parte bassa del telaio.

-In questo cestino-, gli indicò con orgoglio Don Savio, -ngi stànn le pizzicarole con le quali i fedeli attaccherànn al paraménd le loro offerte a devozzjeun della temporanea sconfitta del coronavirùs. E con questi ti rifonderemo il costo della Duna. Si capìt?

-Don Savio, ma… ma che fine ha fatto la statua della nostra adorata madonn di Viggjan?- chiese Adelìn preoccupata. Con un ampio gesto il prete indicò loro la madonna, graziosamente assisa alla guida dell’auto, le braccia, un tempo aperte in segno di benedizzjeun, ora fissate con sicurezza sul volante.

-Ed ecco a voi la MaDuna. Quest’auto, prima fustigata e perché no, crocifissa e messa alla berlìn da tutti quei benpensanti del design, oggi muore e risorge. In fond il suo calvario non è una metafora della passjeun e resurrezzjeun di Nostrosignòr? Non siete commossi? Adelìn ne sono certo! Ma anche tu, Giggìn, non sei contend che d’ora in poi la tua macchina non sarà più oggetto di pubblico ludibrio ma, anzi, di adorazzjeun?-

Dazz-che il vecchio non batteva ciglio, decise di andare ancora una volta più sul concreto:

-Giggìn, grazie alla mia idea, non appena si diffonderà la notizzj dell’avvento della MaDuna, con tutti i fedeli che arriverànn, sarà la volda bbuòn che a Viggjan erigiamo finalmend un sanduarj con albergo, piscina, annéss e connéss. Aldr che Fàtima e Medjugorje. E il vino per tenerli allegri lo sai dove lo accatterò? Dalla tua fattoria.

-Don Savio, ma fammi capiscere una cosa. Tu hai detto “grazie alla mia idea”. Quindi questo teatro che hai messo in piedi è tutta farina del tuo sacco? E Monzignòr lo sa?

-Il vescovo non è ancora al corrente di questa mio progétt. Ho pensato di fargli una sorpresa.

-E se non fosse d’accordo?

-Se non fosse d’accordo? L’idea è mia e non me la arrubba nisciùn! Piuttosto mi spreto e mi faccio santone! Poi apro il profilo Instagram @donsavio e con l’hashtag #MaDuna e una buona caption, entro nei top post e divento un influencer ecclesiale, senza più vescovi, cardinali e cumbagnia cantand. Ma non succederà. Anzi. Grazie a questa ideuzz, come minimo mi promuovono arciprete.

-Una specie di caporeparto, diciamo…-

Il curato fece finta di non sentire. Invitò, piuttosto, la coppia a seguirlo lungo le rampe elicoidali che portavano in cima al campanile. Da quell’altezza lo sguardo poteva leopardianamente spaziare per boschi e per valli, fin quasi oltre l’orizzonte. Il parroco inspirò profondamente. Poi, con tono solenne:

-Questa è la Val d’Agri nelle cui viscere, come divinità ctonie, gli oleodotti hanno conteso alle antiche faggete il nutrimento e la sovranità di questa fertile terra in una battaglia senza esclusione di colpi. Più lontano, una foresta di ciminiere fumanti ci mostra il vincitore di questa aspra battaglia. Ora, dicetemi un po’, cosa possiamo fare noi poveri uomini di chiesa? Muovere guerra a quelle ciminiere come, qualche secolo prima, aveva fatto un tal cavaliere errante contro i mulini a vento? Si non potes inimicum tuum vincere, habeas eum amicum disse Giulio Cesare. Ovvero, a occhio e croce, se il nemico non lo puoi battere, fattelo amico. Ed è quanto io ho deciso di fare. Queste ciminiere saranno i nuovi usberghi che permetteranno a santamadrechjes di rialzarsi da terra e di guidare il suo gregge verso la salvézz! Caro Giggìn, cara Adelìn, quante volte abbjam maledetto quest’aria malefica? Quante volte, leggendo il vento che ci soffia in faccia questi miasmi, vi abbiamo letto terreur e disperazzjeun? Ecco che ora, invece, tutto si rovescia. Questo Vento, bada bben con la V maiuscola, è l’alito stesso di Nostrosigneur, che da oggi soffia per ridare vita a questa nostra terra sfortunat.-

Poi, indicando la vicina raffineria, disse loro amorevolmente:

-Se ben ricordo, l’anno prossimo festeggiate cinquant’anni di matrimonj. Ebbene, celebreremo le nozze d’oro sotto quella nuova cattedrale, eretta per noi da Nostrosigneur. E, ora, andate in pace e ngi vedjam dimattìn per andare in processjeun!-

Quando si avviarono in calesse verso casa, un provvidenziale colpo di vento spazzò il cielo. L’aria si riempì del sensuale profumo del timo, dell’asfodelo, della salvia selvatica e, soprattutto del mirto, pianta sacra a Venere. Il sole tramontava, incendiando i lontani flutti del Mar Ionio. La sua luce calda si sparse su tutta la campagna, indorandone teneramente le greggi, le grotte, i jazzi, le chiese rupestri, i villaggi neolitici, i valloni, i pianori, gli ulivi, i mandorli e i fichi. Fu tutto un dolce sciabordio di ricordi. Le gite in calesse, i primi baci, la stutacandela sotto il ginepro, il matrimonio celebrato nel vigneto… Adele, incantata, accarezzò affettuosamente suo marito:

-E chi se lo arricurdava? L’anno prossimo festeggiamo le nozze d’oro. Come sono felice: cinquant’anni insieme…

-E che vuoi, gli anni passano e la memoria svanisce.- Poi, indicando lo spazio vuoto lasciato dalla macchina:

-Vedi, Adelìn, la perdita della Duna è anche la perdita delle memorie, dei ricordi ad essa collegati. Ed è una cosa che, alla nostra età, non ci possiamo permettere, perché ogni giorno una ricordanza svanisce, staccandosi e volando via come la foglia da un albero. Ed ecco perché ho fatto tutta questa ammuina, appena mi sono accorto che se l’avevano arrubbàt.

-Quantomeno, la macchina non è andata perdeut. Anzi, domani la vedremo solennemente sfilare in processjeun! È vero che ci andremo? Lo farai per me?

-Adelìn, secondo me domani sequestreranno tutto: macchina, carro trionfàl e prete compreso!-

Ma Adele pareva non sentirlo:

– …e andrai pure a ritirare la denunzj dal commissarj, vero, amore mij?-

Luigi avrebbe voluto indirizzare una bella jastema alla salute del prete, ma si tappò la bocca, rimandandola ad un altro momento:

Fa scij abbash, fammi deglutire– pensò stravolto dalla stanchezza.

Quella notte, sognò Don Savio. Erano ancora sul campanile e il parroco, anziché congedarli, li abbracciava entrambi:

-E, per finire in gloria, apriamo le narici e inebriamoci del salvifico alito di Lui!-

Dazz-che Adele insisteva, Luigi ubbidì a quell’invito. Non appena inspirarono, una micidiale zaffata di biossido di qualche diavoleria azzannò i loro polmoni, spedendo tutti e tre di filato all’altro mondo. E mentre Adelìn, in tutta la sua purezza, volava tra i cherubini a cantare le lodi di Nostrosigneur, Don Savio si vide afferrare a mezz’aria per la recchia dalla Madonna di Viggjan che tanto per la quale a restare un minuto di più nella Duna non ci stava. In quanto a lui, si vide ruzzulare all’inferno, nel terzo girone, quello che Dante riservò ai bestemmiatori. Quivi, acculazzato nella distesa infuocata, cantò le lodi di Don Savio e di tutta la sua settima generazzjeun.

Ma, per fortuna del parroco, si trattò solo di un sogno.

La mattina dopo, rugghiato dalla moglie con un dolce bacio sulla fronte, Luigi si alzò, indossò l’abito nuovo e, preso il calesse, andò con Adelina in paese.

Era di ottimo umore. In un modo o in un altro, sarebbe stata una giornata memorabile.