Escursione al Casale rupestre del Giglio_Il luogo

Le escursioni di Energheia tra natura e cultura

Domenica 9 dicembre 2012 ore 9,00

Partecipazione libera.

Partenza da Via Ridola (nei pressi del Palazzo Lanfranchi)

Rientro ore 13,00

 

info: energheia@energheia.org |347 1286099

 

Il Casale rupestre del Giglio

 

L’itinerario si snoda nella parte del parco della murgia materana in agro di Matera. Per visitare il complesso è necessario

percorrere l’Appia,la Statale7, raggiungere l’innesto con la strada per Ginosa in contrada Alvino. Superato Telespazio, dopo

circa tre chilometri, si svolta a destra lungo la strada sterrata consorziale che conduce alla masseria Venusio. Percorsi circa

due chilometri si giunge nei pressi del Vallone di “Serra Bruno”. Superato il vallone si arriva finalmente al casale rupestre detto

del Giglio.

Lungo il percorso è possibile apprezzare la ricchezza del paesaggio murgiano, questa volta costituito da una rigogliosa

vegetazione, non più brullo fatto di sole pietre: siamo di fronte ad una vera e propria esplosione della macchia mediterranea.

Dalla serra è possibile apprezzare il bosco “relitto” di Lucignano che si estende fino ai confini di Ginosa e Montescaglioso.

Tutta l’area è sottoposta da anni a continui attacchi da parte dei pirati incendiari. Lungo il tratturo, che conduce al complesso

rupestre, si ha la possibilità di apprezzare la grande varietà della vegetazione. In questo luogo si incontra la più grande quercia

presente sul nostro territorio: il fragno. La quercus troiana un tempo era presente su buona parte della murgia materana.

Il complesso rupestre occupa una posizione strategica dominante sull’intera valle. L’accesso non è agevole e questo rende

l’insediamento ben protetto. Superato il vallone, si riprende a risalire lo sperone di roccia tufaceo e si giunge all’ingresso del

casale. Subito dopo l’imponente muro a secco, posto all’ingresso, si entra finalmente nel cuore del villaggio. Cisterne per la

raccolta delle acque, cappelle votive, dormitorio, focolari, ovili, alveari e palombari rupestri, e ancora pitture e ornamenti

votivi, infine, pareti incise con figure belligeranti, spade, scudi, cavalli e draghi alati.

Poco o nulla è cambiato dal giorno in cui il complesso fu abbandonato, nella prima metà del novecento del secolo scorso.

Lo stato di conservazione delle strutture sembra buono. Sono le pitture e i graffiti che rischiano di scomparire per sempre.

In questo luogo arcaico è ancora possibile apprezzare il silenzio dei valloni e leggere la durezza dei segni dell’abitare in grotta.

 

Si consiglia abbigliamento consono e scarpe da trekking.