Escursione a Ginosa(TA). Il luogo e le foto

Genusium, posta al centro tra Taranto e Metaponto, capitale della Magna Grecia è famosa anche per aver dato asilo a Pitagora, aveva mura e templii agli idoli innalzati e quello a cui rendea speciale culto era il dio Giano 

Della antica Genusium, che alcuni ritengono un traslato di Grumus o Grumentum, ricordato da Plinio e da Frontino, poco o nulla si sa. Quest’ultimo ci parla di una colonia romana dedotta ivi nel 117 dopo l’era volgare, mentre altri scrittori accennano a vasi in terra cotta, a inscrizioni, a oggetti in bronzo e a monete italo-greche rinvenute dove sorge l’attuale cittadina. Nella città vecchia, poi, fu trovata una tavoletta in bronzo, che si conserva nel Museo Nazionale di Napoli, da cui rilevasi che Ginosa nel 365 dell’era volgare, sceglie per padrone un certo Flavio Successo Ornato. Negli ultimi decenni del secolo scorso furono rinvenuti altri vasi antichi presso Ginosa e vennero illustrati dal Marchese Arditi, dal Visconti e dal Miani, il quale rilevò sei delle fatiche di Ercole. Questi vasi furono per un tempo esposti nel palazzo reale di Capodimonte, donde poi furono trasportati al Museo Nazionale di Napoli. Delle origini e dell’etimologia diversi sono i pareri. Ordinariamente si ritiene che fu fondata da coloni Macedoni (Illiri), che chiamarono il nuovo centro popolare Genusium dall’omonimo fiume che scorre in Macedonia. Più note sono le vicende alla fine del medio evo. Nel 1085 Ginosa face parte con Matera e con Laterza della Contea di Lecce. Nel secolo XIII la possedettero i Sanseverini, a e dopo fu annessa al Principato di Taranto e fu fortificata da Manfredi, figlio di Federico II. Luigi Dei Conti Miani, in una Breve monografia di Ginosa stampata pochi anni or sono raccoglie alcuni documenti di questo tempo e parecchie notizie dei vari oggetti e vasi antichi da lui rinvenuti. Morto Giovanni Antonio Orsini, ultimo principe di Taranto, nel 1463 il feudo di Ginosa passò al demanio, e il Re Ferdinando I lo donò a Pirro del Balzo, che ribellatosi, lo perde; e il re poi lo diede al suo figlio Federico, che ne stabilì i confini. Questo salito sul Trono di Napoli nel 1496 donò il feudo ad Antonio Grisone, cui successe il figlio Federico, e poi il nipote Antonio nel 1515. Passo dopo ai Doria nel 1556, ai Grillo nel 1606, agli Spinola Marchesi de Los Balbases j Alcanices nel 1629. L’ultimo arede si questa famiglia, lo lasciò alla regina di Spagna, che ancora possiede una vasta tenuta nel feudo di Ginosa, che attualmente sta facendo bonificare. Da La Provincia Del Jonio Notizie storico-geografiche con prefazione di S.E. On. Giovanni Calò Taranto Tipografia Lodeserto 1924)

Ginosa, in origine Genusia, si ritiene sia stata fondata dagli abitanti provenienti da Genusium, l’odierna Cnossodell’isola di Creta. Taluni studiosi tuttavia fanno risalire il suo nome alle genti provenienti dall’antica Illiria, dove scorre il fiume Genusus. L’ipotesi più diffusa sul significato del nome parla di Genusium (da genus), “generatrice di popoli”.

Abitata dal paleolitico (ci sono scavi in località Oscorosciuto riguardanti l’Homo neaderthalis condotti da ricercatori dell’Università di Siena) durante l’età del bronzo fu abitata da peuceti (rinvenimenti in località Follerato). Con l’istallazione delle vicine colonie greche di Taranto e Metaponto, la pianura ginosina divenne di dominio conteso dalle due grandi polis. Con l’avvento delle legioni romane l’altopiano ginosino si ellenizzò anche etnicamente, questo principalmente per via delle due distruzioni che subì Metaponto (Anche se illirici e greci erano etnicamente “cugini” stretti).

In epoca romana Ginosa ebbe importanza per tre motivi:

  1. la sua vicinanza alla via Appia che la fece una sorta di fortino militare;
  2. la sua piana, che in mano a pochi latifondisti, costituì un solido granaio per Roma;
  3. le capacità organizzative nell’approvvigionamento dell’esercito romano.

Al tramonto dell’Impero l’intera piana fu abbandonata sia perché le ville fortificate presenti non erano in grado di difendere questo ampio territorio dalle scorribande germaniche prima e saracene poi, sia perché la popolazione si era contratta per via delle carestie. La popolazione si rifugiò quindi nelle gravine, nacque così l’abitato ricristianizzato dai monaci bizantini che ivi si stanziarono lasciandoci capolavori artistici come la chiesa rupestre di Santa Sofia. La dominazione effimera bizantina fu definitivamente scacciata con l’avvento dei Normanni che per controllare la costa dagli assalti saraceni fecero costruite torri di avvistamento lungo il litorale.

Con l’avvento normanno si instaurò un regime feudatario, e Ginosa fu un feudo di terza categoria e non riuscì mai a consolidare su di sé una baronia stabile.

Con il finire del Medioevo inizia il lento declino della civiltà rupestre. La gente lentamente abbandona la gravina per spostarsi sulla collina dove sorge l’odierno abitato, e dall’architettura “spontanea”, fatta di forme e dimensioni estremamente irregolari, si passa alle case “lamiate” e alle case “soprane” della zona Popolicchio. È in questo momento storico che “il vivere in grotta” diviene, dal punto di vista sociale, un elemento discriminante.


“Tra natura e cultura le escursioni di Energheia”