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I racconti del Premio letterario Energheia

El Candidato_Giuseppe Lomonaco, Montescaglioso

_Racconto finalista prima edizione Premio Energheia 1994.

 

3 Noviembre 1990

Perché la gente non dovrebbe votare per me? Sicuramente sono simpatico ai più. Me lo hanno detto in tanti.

Il mio mezzobusto a colori sui muri del paese, sui ponti delle carrettere, sui bidoni della spazzatura, sui segnali stradali, sul parabrezza delle auto parcheggiate, sui portoni delle chiese, sulle vetrate dei bar, sugli specchi dei bordelli, nelle discoteche, sui muri dei casolari di campagna, nelle stazioni ferroviarie, finanche sui muri di cinta dei cimiteri, ovunque e dappertutto, ben si evidenzia su tutti gli altri. Gli spot per televisione e gli annunci per radio hanno fatto il resto. “Hèctor Martinez Oliver de Oliviera. Un uomo dalle idee chiare. Un politico dal volto umano. Una certezza per il tuo futuro. Vota Partido Blanco. Vota n.6. Vota Hèctor Martinez Oliver de Oliviera. Certo, ho dovuto tenere duro per guadagnarmi questa candidatura. E se non avessi iniziato a muovermi per tempo, sin dall’incontro con Don Manolo Otero de Machado quel sabato pomeriggio, quando rientrò dalla capitale, forse non ci sarei riuscito.

Pensava che fossi andato da lui per i soliti favori: gli appalti per le nuove carrettiere o per la costruzione delle habitaciones populares, per insabbiare qualche inchiesta imbarazzante o per qualche nomina in un ente importante. Invece, niente di tutto questo.

Don Manolo mi guardava da dietro i suoi occhiali con molta calma e sicurezza.

Eravamo seduti comodamente nel salotto del suo studio privato, faccia a faccia. Non nascondo che ogni volta che mi incontro con lui a quattr’occhi, ancora un po’, mi emoziono.

Dissi: “Senor Presidiente, la mia candidatura non è per interessi personali o particolari, ma per riportare il Partido Blanco a Manana alla sua forza di sempre. Non possiamo tollerare che il Partido Colorado continui a raccogliere consensi oltre il sessanta per cento dell’elettorato. Da dieci anni amministrano l’Ayuntamiento ed ora candideranno il sindaco per l’elezione del Consiglio Dipartimentale. Non si può continuare a tollerare Manana amministrata dal Partido Colorado nel nostro dipartimento interamente amministrato dal nostro grande e glorioso Partido Blanco.

Se per il nostro partido non ci sarà un candidato locale, Manana voterà compatta per il sindaco che sicuramente verrà eletto. La mia candidatura dovrà rappresentare l’alternativa. Servirà a spezzare l’unanimismo che oggi regna intorno al Partido Colorado. Poi, un candidato locale nel Partido Blanco a Manana non c’è mai stato. E noi siamo il potere nel dipartimento e nella Nazione. La gente capisce cosa significa un parlamentare che governa e un parlamentare di opposizione.

Le cose possono andare bene per il nostro partito, e con il tempo potremo porre fine allo sconcio che Manana, amministrata dal Partido Colorado, rappresenta in tutto il dipartimento.

Senor Presidiente mi metto a disposizione della vostra volontà. Ciò che posso garantire, sin da ora, è che Manana, con la mia candidatura, darà al partido Blanco tremila voti”.

Don Manolo assentì con gli occhi, mi strinse la mano e mi accompagnò verso la porta.

Avevo superato un esame. Il Presidiente aveva detto di sì e per me gran parte del lavoro nel partido era fatto.

Certo, della cosa andava investito il direttivo dipartimentale del partido al quale compete la designazione dei sedici candidati. Io mi attivai sin dal giorno dopo del mio incontro con il Senor Presidiente.

Per primo contattai Don Placido Escobar, presidiente della Camera di Commercio, uomo potente in tutto il dipartimento di Matanzas. Non poteva dirmi di no, perché a lui intestai una delle mie ville sulla costa atlantica, a Punta dell’Est, dopo che avevo ultimato i lavori per la costruzione della nuova carrettiera che congiunge la Piana del Rio Negro a Matanzas.

Poi incontrai Pablo de la Ciola, presidiente dell’Asociacion Agricoltori Proprietari, ex deputato al Parlamento Nacional. Anche lui non poteva dirmi di no, perché fui io a introdurlo nelle grazie di Don Manolo, affinché il gobierno assegnasse in suo favore tremila ettari di terreno demaniale ad un presso decisamente simbolico.

Così pure Pachecho Paz Caballero, commerciante grossista di cereali, non poteva non appoggiare la mia candidatura, perché fui io a scontare le sue cambiali per quarantacinque milioni di pesos senza dei quali non avrebbe potuto evitare il sequestro dei suoi beni.

Avvicinai Pedro Chico Cobrera, noto in tutto il dipartimento per le sue avventure giudiziarie e soprattutto per aver sottratto dalle casse dell’Ente Gestion Mataderos la ragguardevole somma di un miliardo e duecento milioni di pesos. Se non fosse stato per le mie conoscenze del Ministerio de Justicia, lui, a quest’ora starebbe ancora in prision.

Anche il professor Eusesio Andrès Perez, direttore dell’Orchestra sinfonica di Matanzas, fu subito d’accordo con me. Non poteva non esserlo, perché fui io a raccomandarlo al Ministro de Educacion Nacional per l’incarico di direttore.

I tre del direttorio si ostinavano ad ostacolare la mia candidatura, ma trovai subito la maniera per convincerli.

Una sera portai a cena venti muchachos. Li convinsi subito dell’opportunità della mia candidatura perché anche loro avrebbero tratto giovamento dalla mia elezione a parlamentare dipartimentale.

Dissi loro che l’indomani sarebbero andati alla direzione del Partido Blanco, a Matanzas, per sostenere la mia candidatura, anche con la violenza se necessario, ma soprattutto minacciando il voto al Partido Colorado di tutti i campesinos di Manana nel caso in cui Hèctor Martinez Olivier de Oliviera non fosse stato candidato.

Così, infatti, avvenne e i tre del direttorio si convinsero senza molto resistere, anche se, dietro le quinte, continuavano a sostenere che io fossi un truffaldino. La cosa potrebbe essere veritiera, ma è sicuramente vero che tutti i componenti del Comitato dipartimentale non sono certamente dei santi.

Il giorno in cui la direzione si riunì per decidere la mia candidatura al numero 6 della lista, io ero con trenta bandoleros. Li portai a pranzo al ristorante “El Cuervo” sulla playa. Mangiammo e bevemmo all’impazzata. Era l’inizio della campagna elettorale e per portarla a termine avevo preventivato la spesa di settecento milioni di pesos.

Iniziai a muovermi su tutti i fronti. A quanta gente ho chiesto di votarmi! Li ho contattati personalmente tutti. Quelli a cui ho fatto un favore qualsiasi: dal prestito bancario al facilitare il rilascio di un certificato. Certo, ci sono stati alcuni che hanno tentato di recalcitrare, ma ho subito provveduto a convincerli, semplicemente mandando i miei muchachos per una lezioncina.

I pezzenti e gli ubriachi hanno già venduto il loro voto per venti pesos o per una bottiglia di vino.

E poi le cene di sera fino all’alba! Quante cene ho offerto a tanta gente per tutti i quaranta giorni di campagna elettorale! Quante strette di mani! Quanti sorrisi! Quante promesse! Quanti appunti segnati sulla mia agenda! Quante lettere ho raccolto da persone più diverse, nei paesi e nelle campagne! Quante implorazioni per un posto di lavoro, per la pensione, per i ricoveri in ospedale; per la rete idrica e per la fogna nei nuovi quartieri, per l’elettricità e le strade nelle campagne. Quante richieste! Mi chiedono finanche la farmacia e l’ambulatorio in un villaggio senza strade! Mi chiedono la scuola per i loro figli! Non me ne faccio un problema, perché se non sarò eletto nessuno tornerà a chiedermi niente. Se invece, come spero, sarò eletto, qualcosa riuscirò a risolvere e poi, il resto, una lettera scritta su carta intestata del Consiglio Dipartimentale di Matanzas in cui si spiega che, nonostante il mio strenuo interessamento, il problema, per il momento, non può essere risolto dato l’esausto bilancio del Dipartimento. Comunque, spero di esaudire la sua richiesta non appena le condizioni finanziarie lo consentiranno.

Che ci vuole?!

La gente è paziente. È abituata ad attendere per anni e per decenni. L’importante è avere il dialogo con i singoli. Elargire un sorriso non costa niente. Dimostrare disponibilità non occorre chissà cosa. Dire di sì e promettere, non è peccato. Non significa rubare. E offrire un caffè o un bicchiere di vino a qualcuno, al banco del bar non è la fine. Domani sera, nella plaza centrale di Manana, toccherà a me fare il comizio di chiusura di questa campagna elettorale. Ho già predisposto la mobilitazione dei miei muchachos. Saranno tutti sotto il balcon ad applaudire ogni mia parola. Ho mobilitato anche i frati e le monache del convento con gli orfanelli e tant’altra gente affinché la plaza central sia gremita in ogni angolo.

È necessaria una vasta mobilitazione di popolo. In questo modo darò la certezza della mia vittoria finale e soprattutto potrò mortificare i sostenitori del Partido Colorado. Il comizio sarà il solito. Eviterò gli argomenti del Partido Colorado: la bancarotta del Banco Nacional, le deviazioni dei Servizi Segreti, i fondi neri della CIA, il mancato sviluppo dell’agricoltura, la disoccupazione, la criminalità. Io parlerò dei santi, e questa volta parlerò del Papa e di San Diego.

Alla fine del comizio porterò tutti a “El Cuervo” per prepararci alle ultime giornate di lavoro.

Organizzerò tutti i miei muchachos in gruppi da tre. Domani ci sarà l’ultima distribuzione dei volantini con il mio nuovo mezzobusto con sotto la scritta “Se 6 blanco vota n.6” e dei fac-simile della scheda per il voto. Ad ogni capo famiglia sarà consegnata una combinazione particolare dei numeri a cui dare il voto di preferenza, naturalmente il mio n.6 è sempre compreso. Dopodomani sarà giornata di votazione e tutti i gruppi saranno impegnati, ognuno nella zona assegnata. Vecchi, malati e moribondi saranno accompagnati a votare con certificato di delega. I frati e le monache hanno promesso che questa volta lavoreranno con decisione. Inoltre, dagli Estados Unidos arriveranno due jumbo da me appositamente noleggiati, carichi di miei concittadini emigrati. Sarà una strepitosa vittoria. Il Partido Colorado questa volta sarà sonoramente sconfitto. Sono sicuro. Vincerò!

 

7 Noviembre

Non ha funzionato un cazzo di niente. La poderosa macchina elettorale che ho messo su non ha prodotto quanto avevo previsto. Nonostante i settecento milioni spesi.

Saranno sicuramente di più, quando avrò finito di fare bene i conti.

Me la pagheranno quei bastardi traditori che hanno sostenuto il capolista. Hanno sempre fatto finta di lavorare per me, invece… Settecento milioni di pesos…

Non ho raccolto neanche un quinto dei voti degli emigrati.

Mi consolo per essere riuscito a bloccare l’elezione del candidato del Partido Colorado ed ho portato al Partido Blanco un incremento dello 0,19%.

Al candidato del Partido Colorado sono mancati 56 voti e proprio per un pelo non è stato eletto. Io, invece, sono fra gli ultimi, pur non disponendo dei risultati definitivi.

Sono fra gli ultimi!. Dannazione! Bastardi! Cornuti! Merdosi! Me la pagheranno.

Me lo pagheranno caro quell’incremento blanco. 0,19% è comunque un incremento.

Perché se non fossi stato candidato, il Partido Colorado avrebbe assorbito buona parte dei consensi del Partido Blanco.

Prenderò la presidenza del Banco di Matanzas. Me la daranno. Oppure la presidenza della Camera di Commercio. Sarò io a sostituire Don Placido Escobar. È vecchio, e non potrà pretendere di essere confermato ancora per altri cinque anni. Una carica me la daranno. E dovranno continuare a darmi gli appalti. Ad ogni costo. Dovrò recuperare i settecento milioni spesi.

Vigliacchi… Bastardi… Cornuti…