<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?><rss version="0.91" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
<channel>
<title>Energheia - Associazione Culturale - Matera</title><link>http://www.energheia.org/dblog/</link>
<description>Energheia - Associazione Culturale - Matera</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><strong><font color="#0000ff" size="3">Giorgia Wurth nella giuria del Premio Energheia</font></strong></p>
<p align="justify"><br /><font color="#3366ff" size="2" face="Verdana">A pochi giorni dalla scadenza del bando della XVI edizione del Premio letterario Energheia, comincia a delinearsi la Giuria che dovr&agrave; valutare i racconti finalisti. La prima ad essere indicata &egrave; Giorgia Wurth (1979), attrice ed autrice di Varazze (SV).<br />Nel 1998 inizia la carriera televisiva come conduttrice a Disney Channel. Dal 2003 al 2008 &egrave; una delle annunciatrici di Rai Tre. Nel frattempo intraprende la carriera di attrice, scrive racconti, tiene un suo blog e interpreta un ruolo di protagonista nel videoclip &ldquo;Aprila&rdquo;, canzone di Biagio Antonacci. Nel 2009 appare su Rai Uno nella miniserie tv &ldquo;Il bene e il male&rdquo; e successivamente nella sesta stagione di &ldquo;Un medico in famiglia&rdquo;; inoltre &egrave; tra le protagoniste di &ldquo;Ex&rdquo;, film di Fausto Brizzi, uscito nelle sale cinematografiche nel mese di febbraio. Interpreta anche il ruolo di Ilona Staller nella miniserie tv Moana, regia di Alfredo Peyretti, in onda su SKY Cinema 1. Sempre nei primi di quest&rsquo;anno, pubblica il suo primo libro: &ldquo;Tutta da rifare&rdquo;, (Fazi Editore).<br />&nbsp;&nbsp;Una raddrizzata al naso, un po' di silicone nelle labbra e nel seno. E perch&eacute; no, la liposuzione. Il bisturi sembra far parte di noi: una coperta di Linus per le insicurezze di chi non si piace, ma anche la libert&agrave; di poter diventare ci&ograve; che si vuole. &quot;Non &egrave; pi&ugrave; nemmeno una questione di soldi, ora i prezzi sono ipercompetitivi&quot; spiega Giorgia W&uuml;rth. L'ex volto di RaiTre racconta di quando si &egrave; imbattuta nella notizia &quot;sconvolgente&quot; delle ragazzine napoletane che per Natale chiedevano un seno nuovo: &quot;Mi sono resa conto che non era un episodio isolato, ma una vera e propria tendenza. Da Nord a Sud. Allora ho deciso di documentarmi, ho rintracciato un chirurgo specializzato e ho parlato con una di quelle ragazze. Sentivo di voler raccontare in un romanzo questo fenomeno incredibile. E cos&igrave; ho fatto. La cosa che ancora mi sconvolge &egrave; che, spesso, a rifarsi sono belle ragazze&quot;. Cos&igrave; &egrave; nato il suo esordio letterario.&nbsp;<br />E' vero. Basta leggere un giornale per capire che non basta essere se stessi, come continuamente invitano a fare psicologi ed esperti in tv. Le persone vogliono di pi&ugrave;. La tecnologia ha messo a disposizione gli strumenti per modificare l'aspetto. Perch&eacute; non sfruttarli? &quot;Non condanno chi vuole migliorarsi, anzi. Da sempre l'uomo fa i conti con un'esigenza estetica, una volta ci si truccava, ci si metteva il parrucchino. La felicit&agrave; &egrave; importante e ancor pi&ugrave; l'armonia col proprio corpo. Il problema &egrave; quando il minimo difetto diventa un incubo devastante e 'rifarsi', da esigenza si trasforma in mania&quot;. Ma la catena dove si spezza? Qual &egrave; il limite tra giusto e sbagliato? Secondo Giorgia non c'&egrave; un criterio preciso, ma &egrave; una questione di buon senso: &quot;Tutti abbiamo qualcosa che non va, il problema &egrave; se la possibilit&agrave; di trasformarsi diventa ossessiva, come succede a Sole, la protagonista del mio libro, che dopo infiniti ritocchi non si riconosce pi&ugrave;, &egrave; un mostro&quot;. Tra gli esempi concreti annovera, poi, la ricerca &quot;insensata&quot; dell'eterna giovinezza attraverso il lifting. Belle parole, riflessioni interessanti. Ma la vita &egrave; dura per i brutti. Anche agli artisti ora si chiede il pacchetto completo: bella voce, bell'aspetto. Belli fuori e belli dentro. E per chi &egrave; bello &egrave; facile parlare. Ma l&rsquo;autrice non si lascia intimidire e risponde con una provocazione, l'elogio del difetto: &quot;Se dovessi raccontare come immagino il futuro direi che vedo tutti perfetti, tutti uguali, ma senza identit&agrave;. Senza quei difetti che ci connotano. E allora qualcuno comincer&agrave; ad andare dal dottore, in un ambiente fantascientifico, ipertecnologico e chieder&agrave;: mi fa un difetto? E nel chiederlo esprimer&agrave; il desiderio di riavere un po' di umanit&agrave;&quot;.<br />Un libro, che sar&agrave; presentato nei giorni precedenti la consegna del Premio, alla presenza della scrittrice di Varazze. Nei prossimi giorni l&rsquo;associazione provveder&agrave; a comunicare gli altri componenti della Giuria, che saranno presenti a Matera per la cerimonia di premiazione, prevista nel mese di settembre p.v..</font></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=566]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=566</guid>
	<dc:date>2010-06-01T11:31:53+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Energheia</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><font size="3"><font color="#3366ff"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="FONT-FAMILY: Verdana">A proposito dell&rsquo;Afganistan&hellip;<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="FONT-FAMILY: Verdana">di &nbsp;Cristina Obber(Solagna-VI)</span></i><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"> </span></b></font></font></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">Sono morti in due, e due sono feriti gravemente. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">Quattro soldati, quattro italiani. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">Ne sono morti ieri, e l&rsquo;altro ieri,&nbsp; e l&rsquo;altro ieri ancora, ma erano inglesi, afgani, americani, iracheni, africani. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">E allora la notizia passava tra le altre, tra il bollettino del meteo e i dati della disoccupazione. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">Oggi invece vado su google, per sentire se ci sono dei nomi, dei volti, delle speranze. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">E&nbsp; mi chiedo perch&eacute; degli altri non ci preoccupiamo. Perch&eacute; soltanto se sono italiani riusciamo ad immedesimarci in due occhi che si spengono, in un padre che cambia espressione al di l&agrave; di un&nbsp; telefono, a degli amici disorientati.</font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">Perch&eacute; sono italiani. Come noi. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">Perch&eacute; in queste occasioni ci sentiamo fratelli. A nessuno viene in mente di chiedersi se questi soldati sono pugliesi o valdostani, se sono lombardi e molisani. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">Sentiamo la parola italiani e abbiamo un fremito. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff" size="2">Italiani come noi,&nbsp; quelli di Mazzini, di Garibaldi, di mille soldati con le giubbe rosse. </font></span></p>
<p><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Io mi sento cittadina del mondo. Sono globalizzata. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Per&ograve; quel fremito l&rsquo;ho sentito. Ha un senso, e voglio che continui ad averlo, per i miei figli, per le persone che mi stanno intorno. Per chi arriva in questo paese con il ghigno sulle labbra, perch&eacute; all&rsquo;estero ci chiamano il paese dei burattini. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Siamo il paese dei balocchi, o il paese all&rsquo;incontrario, come dicono i bambini in un gioco che li diverte tanto, dove chi ruba non va in prigione, dove un parrucchiere si occupa degli Uffizi, ma per davvero, mica per finta. Il paese dove la responsabilit&agrave; non &egrave; che l&rsquo;eco di qualcosa che aveva un significato di cui si stenta a ricordare la definizione. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">E allora giochiamo, balliamo, in questo paese dei balocchi, continuiamo a fare festa, continuiamo a pensare che tutto sommato non siamo
<personname w:st="on" productid="la Grecia"></personname>
la Grecia , non siamo
<personname w:st="on" productid="la Spagna"></personname>
la Spagna e neppure l&rsquo;Albania. E digeriamo tutto. Mastichiamo cose che vent&rsquo;anni fa avremmo vomitato solo a sentirne l&rsquo;odore. Oggi siamo in grado di deglutirle, dando inizio ad una digestione che anche se lenta compie comunque il suo corso, fino alla cacca. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Espelliamo tutto, capaci di ritrovare l&rsquo;unit&agrave; d&rsquo;Italia ad ogni parata degli alpini, pronti a rianimarci per una partita di pallone o per un oscar al cinema. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Il nostro ottimismo, genetico e creativo, ci distingue e ci salva. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Vacilla se in Afganistan muoiono due dei nostri. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Perch&eacute; in fondo ci siamo tutti, anche in guerra, a fare il tifo. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Anche se finiti i tg speciali tutto riprende a scorrere nell&rsquo;apparato digerente. Le bare, le bandiere, la guerra. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Che parola &ldquo;guerra&rdquo;. Ne hanno sfumato i contorni. Allora la g puoi leggerla come c, le r si possono scambiare per p, e se ne tolgo una ecco che posso scorgere la parola &ldquo;pace&rdquo;. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Ci parlano di missioni umanitarie. ma com&rsquo;&egrave; possibile utilizzare la parola umanit&agrave; parlando di guerra. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Guerra vuol dire ragazzi di vent&rsquo;anni che si sparano togliendosi il respiro l&rsquo;un l&rsquo;altro. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Vuol dire uomini acerbi che violentano e tradiscono prima di tutto se stessi. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><font color="#3366ff">
<personname w:st="on" productid="La Guerra"></personname>
<font size="2"><span style="FONT-FAMILY: Verdana">La Guerra</span> </font><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font size="2">c&rsquo;&egrave; ogni giorno, ma &egrave; lontana. Non mi sconvolge, non cambia le mie giornate, a volte ci penso e me ne rattristo, ma pi&ugrave; spesso non influisce sul mio umore. Quei civili che muoiono ogni giorno non sono la mia famiglia, i miei paesani. Di tutti quei bambini non so niente, n&eacute;&nbsp; delle loro madri. Quel sangue che scorre, quegli arti amputati, non mi appartengono. Non sento le loro grida. Non vedo i loro occhi. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</span></font></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Certo, se me li sbattessero in faccia mi turberebbero profondamente, proverei orrore. Ma se nessuno mi sollecita e mi lasciano tranquilla, se mi mostrano la guerra dall&rsquo;alto di un panorama notturno, dove le esplosioni si riflettono come le luci di un luna park visto da lontano, allora di quegli arti e di quel sangue, non mi curo, e la mia vita scorre facendomi pensare che le parole hanno un significato pi&ugrave; morbido. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Vogliono dare loro un significato pi&ugrave; morbido. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Guerra, pace, mina antiuomo, Afganistan, Iraq, Darfur, Italia, unit&agrave;, identit&agrave;, umanit&agrave;. Le vedo tutte insieme,&nbsp; con i contorni sempre pi&ugrave; sfocati. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Potere della propaganda, potere dei palinsesti, degli ospiti, degli opinionisti. Paese dei balocchi, dei burattinai e delle marionette. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Ma oggi &egrave; sangue italiano. E&rsquo; respiro italiano quello che si &egrave; fermato, sono lacrime italiane quelle nei filmati. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">E allora di fronte a un battito italiano il mio cuore ha un fremito, i miei pensieri si mettono in stand by, e mi immedesimo in un dolore. Non voglio sfumare anche questa parola. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Voglio ripartire da qui. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Voglio condividere questo dolore. Me ne voglio appropriare. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Non voglio restare indifferente, voglio che rimanga dentro di me per pi&ugrave; di dieci minuti, per pi&ugrave; di un giorno, anche domani. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">E voglio riappropriarmi delle parole che mi sono state scippate, affinch&eacute; io non possa nemmeno controbattere, alzare la mano. Se le parole sono sbiadite allora lo sono anche i loro contrari. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Lo sono gli striscioni che aprono i cortei, lo sono i titoli sui giornali, lo &egrave;
<personname w:st="on" productid="la E"></personname>
la E di Emergency. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Rivoglio le mie parole. Che guerra sia guerra, e pace sia pace. Che guerra sia Avatar, onnipotenza, delirio, carneficina, morte. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">E da questa parola voglio rimanere turbata, per pi&ugrave; di dieci minuti. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Che pace sia silenzio, senza deflagrazioni, senza mitragliatori, senza il pianto degli orfani n&eacute;&nbsp; i gemiti delle donne stuprate. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Senza missioni, senza soldati. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Oggi voglio fermare questo fremito. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">E voglio guardare bene a fuoco la parola guerra e la parola pace, e ricordarmene la differenza. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">Per pi&ugrave; di dieci minuti. </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><span style="FONT-FAMILY: Verdana"><font color="#3366ff"><font size="2">&nbsp; </font>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
</font></span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="justify"><font size="2"></font><span style="FONT-FAMILY: Verdana">
<p><font color="#3366ff" size="2">&nbsp;</font></p>
</span></p>
<p><font size="2"></font></p>
<p><font size="2">&nbsp;</font></p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=565]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=565</guid>
	<dc:date>2010-05-31T12:18:52+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Energheia</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><font color="#3366ff" size="2" face="Verdana"><strong>La Gazzetta del Mezzogiorno</strong> &ndash; Marted&igrave; 11 Maggio 2010 <br /><br /><br />Il libro &ndash; Una ricerca del movimento attivo da due anni in Italia che punta anche sull&rsquo;utilizzo del fumetto <br /><br /><strong><font size="3">Un viaggio tra vecchie e nuove forme di razzismo e fascismo <br /><br /></font></strong><em>Action 30 alimenta il dibattito filosofico e politico <br /></em><br />Un&rsquo;iniziativa politico-culturale destinata a far discutere si &egrave; tenuta a Matera, nella sede dell&rsquo;associazione studentesca &ldquo;Sui Generis&rdquo;, in via delle Becceherie, e nell&rsquo;adiacente piazzetta della Cittadinanza Attiva. Giuseppe Palombo, &ldquo;fumettaro&rdquo; ormai noto anche oltralpe, materano-bolognese, potremmo dire, essendo Bologna la citt&agrave; dove, per lo pi&ugrave; vive e lavora, Pierangelo Di Vittorio, giovane, brillante filosofo di ricca cultura francese, &ldquo;aggiratesi&rdquo; tra le Universit&agrave; di Bari, Lecce e Strasburgo, dove ha conseguito un dottorato di ricerca cn una tesi di stringente attualit&agrave;, &ldquo;Legge e trasgressione. Nietzsche e il paradosso dei moderni&rdquo;, ed Edoardo De Ruggirei di Psichiatria Democratica, che opera al Dipartimento di salute mentale di Matera, hanno presentato un libro quanto mai stimolante e diverso, &ldquo;unico nel suo genere&rdquo; e &ldquo;destinato ad alimentare il dibattito filosofico e politico&rdquo;, edito dal movimento Action 30, presente in ambiti culturali transnazionali: &ldquo;L&rsquo;uniforme e l&rsquo;anima. Indagine sul vecchio e nuovo fascismo&rdquo;. Un viaggio nel cuore di tenebra delle societ&agrave; contemporanee. Una ricerca sul rapporto tra vecchie e nuove forme di razzismo e fascismo, attraverso il pensiero di alcuni protagonisti della vita intellettuale e politica dagli anni 1920-1930 ad oggi, nell&rsquo;adattamento a fumetti di Giuseppe Palumbo e con una selezione di testi di Georges Bataille, pubblicati sulla rivista &ldquo;Documents&rdquo; (1929-1930), come si legge in quarta di copertina. <br />Il movimento Action 30 esiste da un paio d&rsquo;anni, in Italia, dicendo di se stesso: &ldquo;Siamo subacquei dell&rsquo;attualit&agrave; che s&rsquo;inabissano e riportano in superficie le tragiche perle degli anni &rsquo;30. Cerchiamo di dare un po&rsquo; di profondit&agrave;, un po&rsquo; di spessore storico a quello che potrebbe essere un &ldquo;antifascismo&rdquo; nel XXI secolo. Non disponendo di sedi, Action si appoggia per esprimersi pubblicamente a strutture qua o l&agrave; preesistenti. Le performance multimediali e visive fanno parte integrante di modalit&agrave; di intervento che riflettono la composizione disciplinare de movimento e in cui l&rsquo;utilizzo del fumetto creato &ldquo;in diretta&rdquo;, come si &egrave; potuto vedere nella performance che ha fatto seguito alla presentazione del volume, non &egrave; fatto di mera spettacolarizzazione ma, piuttosto, elemento, esso stesso, di riattivazione della capacit&agrave; di pensare, il che vuol dire, anche, di porre delle differenze, come &egrave; stato precisato da Pierangelo Di Vittorio, che ha pubblicato tra l&rsquo;altro, con Mario Colucci, &ldquo;Franco Basaglia&rdquo;(Milano 2001), l&rsquo;unica monografia non approssimativa sulla vita e l&rsquo;opera di Basaglia, disponibile in lingua italiana, come &egrave; stato ricordato da Edoardo De Ruggieri. <br />Di Vittorio ha vissuto un&rsquo;esperienza di operatore di base presso il Dipartimento di salute mentale di Trieste, la citt&agrave; che &egrave; indissolubilmente legata all&rsquo;opera radicalmente innovatrice, in ambito psichiatrico, di Basaglia, che ne diresse dal 1972 l&rsquo;ospedale psichiatrico, appunto, e che in modo decisivo, superando fortissime opposizioni, soprattutto di natura politico-ideologica, contribu&igrave; alla promulgazione della legge 180, che sanc&igrave; la chiusura dei manicomi. Portando a compimento una delle pi&ugrave; nobili e belle battaglie della sinistra italiana. In altri tempi, ormai, in altra congiuntura storica. Di cui, peraltro, non tutto &egrave; andato perso. Di ci&ograve;, intendiamo, che di quei tempi possiamo ascrivere all&rsquo;attivo, sul piano culturale, sociale e degli stili di vita. Non tutto o non ancora. Se &egrave; vero che, nella nostra stessa citt&agrave;, iniziative come quella svoltasi nella sede di Sui Generis sono ancora possibili e capaci, come &egrave; accaduto, di farvi convenire un pubblico diverso per et&agrave; e retroterra culturale, ma partecipe e attento. <br />Ci &egrave; stato detto, del resto, che alle iniziative di Action non si va tanto semplicemente per assistervi, quanto per parteciparvi, lasciandosi, almeno emotivamente, coinvolgere. Primo passo, a volte, verso quella presa di coscienza diffusa che &egrave; negli auspici del movimento. Action 30. &ldquo;Collettivo di grafici, fotografi, disegnatori, video-maker, musicisti, studiosi e giornalisti, residenti in Italia e all&rsquo;estero, il cui obiettivo &egrave; percepire le nuove forme di razzismo e di fascismo, usando gli anni &rsquo;30 del XX secolo come una lente d&rsquo;ingrandimento per rendere meno opachi i paesaggi di oggi e stimolare nuove posture critiche e creative&rdquo;. <br />In vendita col libro, il n.2 della rivista Action 30, &ldquo;politiche del lapsus. Il ritorno degli uomini talpa&rdquo;, il dvd &ldquo;Grande Brasserie Cyrano&rdquo; e il lavoro di Palumbo &ldquo;Eternartemisia&rdquo;, di cui non si pu&ograve; non apprezzare quantomeno la forza espressiva del disegno. <br />Se, come scrive Bifo, che &egrave; stato vigorosamente citato, &ldquo;il fascismo &egrave; anche una malattia dell&rsquo;anima. Va cercato anche e soprattutto dentro di noi!!&rdquo;, se questo &egrave; vero, il tratto cos&igrave; godibile di Palumbo pu&ograve; ben accompagnarci in questa esplorazione del male che, spesso a nostra insaputa, ci portiamo dentro. <br /></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=564]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=564</guid>
	<dc:date>2010-05-11T12:03:21+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Energheia</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[L'uniforme e l'anima]]></title>
	<description><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: center" align="center">
<p><font color="#0000ff" size="3" face="Verdana"><strong><em>&ldquo;L&rsquo;uniforme e l&rsquo;anima. Indagine sul vecchio e nuovo fascismo&rdquo;</em></strong></font></p>
</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt" align="center"><font face="Verdana"><strong><span style="FONT-WEIGHT: normal; mso-bidi-font-weight: bold"><font color="#0000ff"><font size="3"><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Luned&igrave; 3 Maggio </strong><strong>ore 21.00</strong> </font></font></span></strong></font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt" align="justify"><font face="Verdana"><font color="#0000ff" size="3"><strong><span style="FONT-WEIGHT: normal; mso-bidi-font-weight: bold">presso la sede di <strong>Sui Generis - </strong>Via delle Beccherie_Matera</span></strong></font></font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"><font color="#0000ff"><font face="Verdana"><font size="2">con <strong>Pierangelo Di Vittorio</strong>, filosofo e curatore del volume&nbsp;</font></font><font face="Verdana"><font size="2">e<strong> Edoardo De Ruggieri</strong> di Psichiatria Democratica. </font></font></font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"><font face="Verdana"><font size="2"><font color="#0000ff">&nbsp;&nbsp;&nbsp; A seguire performance multimediale a cura del collettivo <strong>Action 30</strong>, con letture &ndash; tra gli altri - dei testi di <em>Georges Bataille</em>, <em>Klaus Theweleit</em>, <em>Pier Paolo Pasolini</em>, <em>Michel Foucault, Gilles Deleuze, F&eacute;lix Guattari</em> e <em>Umberto Eco</em>, curati da <strong>Luca Acito</strong> e una performance visiva del disegno, collegato alle parole, a cura del fumettista materano <strong>Giuseppe Palumbo</strong>. <span class="MsoHyperlink">
<p>&nbsp;</p>
</span></font></font></font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt" align="justify"><span class="stile641"><span style="FONT-SIZE: 8.5pt"><font color="#0000ff" size="2" face="Verdana">Pierangelo Di Vittorio si &egrave; laureato in filosofia e dopo un'esperienza presso il Dipartimento di salute mentale di Trieste, ora svolge Dottorato di ricerca di filosofia presso le universit&agrave; di Strasburgo e di Lecce. Attualmente lavora con Mario Colucci a una monografia su Franco Basaglia, il padre della Legge 180.</font></span></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 1em 0cm" class="action" align="justify"><font face="Verdana"><font size="2"><font color="#0000ff"><em>- Siamo subacquei dell&rsquo;attualit&agrave; che s&rsquo;inabissano e riportano in superficie le tragiche perle degli anni 30. Cerchiamo di dare un po&rsquo; di profondit&agrave;, un po&rsquo; di spessore storico a quello che potrebbe essere un &ldquo;antifascismo&rdquo; nel XXI secolo -. </em><em><span style="FONT-STYLE: normal; mso-bidi-font-style: italic">Cos&igrave; si definiscono i fondatori del Movimento Action 30.
<p>&nbsp;</p>
</span></em></font></font></font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt" align="justify"><font face="Verdana"><font size="2"><font color="#0000ff"><strong><span style="FONT-WEIGHT: normal; mso-bidi-font-weight: bold">Il movimento</span></strong> &egrave; fondamentalmente un&rsquo;operazione di bassa politica (di politicizzazione radicale), che nasce dalla sensazione di vivere una strana riedizione degli anni 30: la guerra, la crisi, la decomposizione sociale, la ricomposizione carismatica, il conformismo, il diventare soldatini di massa e il fare fascio intorno al capo. Gli anni 30, anni di lacerazioni, ombre che generano altre ombre, presenza di doppi inquietanti. Si pensi, per esempio, alle vite parallele di due personaggi, per altri versi simili, come <em>Georges Bataille e Martin Heidegger</em>. Mentre il primo combatteva il fascismo alleandosi con le forze del basso materialismo, il secondo, dall&rsquo;altra parte del Reno, faceva l&rsquo;Icaro universitario e accettava la carica di Rettore sognando d&rsquo;imporre al movimento nazionalsocialista la sublime guida della filosofia. </font></font></font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt" align="justify"><font face="Verdana"><font size="2"><font color="#0000ff"><strong><span style="FONT-WEIGHT: normal; mso-bidi-font-weight: bold">L&rsquo;iniziativa </span></strong>cerca di ripescare dall&rsquo;oblio l&rsquo;operazione di Bataille per provare a percepire il fascismo e il razzismo di oggi, cercando di percepire, ed eventualmente contrastare, gli attuali processi di &ldquo;fascistizzazione&rdquo; degli individui e della societ&agrave;. Lo sport, il culto della performance, la figura del supereroe come modello di super-normalit&agrave;, l&rsquo;opposizione manicheistica tra bene e male e tra pace e guerra, i nuovi valori supremi della vita, della salute e della sicurezza, la cultura del management, la guida degli uomini &ldquo;per il loro bene&rdquo;. </font></font></font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt" align="justify"><font color="#0000ff" size="2" face="Verdana">Seguendo le direttrici che rendono la nostra quotidianit&agrave; omogenea e conforme, la performance artistica tenta di far emergere gli elementi di radicalit&agrave; individuando le laceranti ambivalenze che travagliano l&rsquo;et&agrave; moderna presenti e nel contempo di aprire spazi di possibilit&agrave; politica.</font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt" align="justify"><font color="#0000ff" size="2" face="Verdana">Info: </font><a href="mailto:energheia@energheia.org"><font color="#0000ff" size="2" face="Verdana">energheia@energheia.org</font></a><font color="#0000ff" size="2" face="Verdana"> </font></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify; TEXT-INDENT: 35.4pt"><font size="3" face="Times New Roman"></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=555]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=555</guid>
	<dc:date>2010-04-27T16:25:14+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Energheia</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La Gazzetta del Mezzogiorno]]></title>
	<description><![CDATA[<p align="justify"><font color="#3366ff" size="2" face="Verdana"><strong>La Gazzetta del Mezzogiorno</strong> &ndash; Marted&igrave; 27 Aprile 2010 <br /><br />Musica e solidariet&agrave; &ndash; Un progetto sostenuto dalla comunit&agrave; fondata dal comboniano Kizito Se sana <br /><br /><strong><font size="3">Danze, tamburi, fiabe e acrobazie con l&rsquo;energia dei bambini africani</font></strong> <br /><br /><em>Da Nairobi a Matera per un grande inno alla vita <br /><br /></em>Con le loro danze scandite dal ritmo battente dei tamburi, hanno portato un pezzo di cultura africana sul palco dell&rsquo;auditorium di piazza Sedile, a Matera, proponendo una fiaba &ldquo;Simba na Mende. Il leone e lo scarafaggio&rdquo;, in una serata organizzata dall&rsquo;associazione culturale Energheia, insieme con l&rsquo;associazione non governativa Amani di Milano e la Koinonia Community di Nairobi, fondata dal padre comboniano Renato Kizito Sesana. <br />Uno spettacolo semplice, senza troppe pretese, ma ci&ograve; che pi&ugrave; preme sottolineare &egrave; l&rsquo;impegno, la voglia di questi piccoli bambini, tutto pepe ed energia pura. Bambini cresciuti tra le strade di Nairobi, in mezzo alla sporcizia, costretti a rovistare nella spazzatura, con un&rsquo;infanzia difficile, spesso incomprensibile per chi &egrave; abituato a vivere nelle societ&agrave; occidentali. Ma nonostante tutto, al numeroso pubblico in sala, hanno dato una lezione fondamentale, vale a dire che la vita va vissuta rimboccandosi le maniche e soprattutto con il sorriso sulle labbra. <br />E questi tredici fenomeni l&rsquo;hanno dimostrato con i pochi strumenti a disposizione, ideando e realizzando, tra le mura di una delle quattro case di accoglienza che li ospita, uno show, frutto di un lavoro quotidiano e costante che li ha impegnati per tre giorni a settimana subito dopo la scuola, seguiti in questa avventura da padre Kizito Se sana, Job Kihiko e Paolo Cumentale, della Casa di Pulcinella di Bari. <br />&ldquo;Questo progetto &ndash; racconta padre Kizito &ndash; &egrave; nato qualche anno fa, quando abbiamo capito che per i bambini era importante esprimersi in diversi campi. E cos&igrave;, prima hanno iniziato con la giocoleria, le acrobazie e poi con la danza e si &egrave; pensato di mettere su uno spettacolo che unisse tradizione e modernit&agrave;. Poi nel 2008 &egrave; stato invitato Paolo Cumentale per un laboratorio artistico e lui ha deciso di proporre questo lavoro anche in Italia&rdquo;. <br />Al di l&agrave; dell&rsquo;aspetto ludico, &ldquo;gli scopi del progetto &ndash; aggiunge padre Kizito &ndash; sono molteplici: prima fra tutti togliere i bambini dalla strada, anche attraverso altre attivit&agrave;. Molti di loro, ad esempio, si sono cimentati nello sport, pensiamo solo che un ragazzo di Koinonia ha partecipato agli scorsi mondiali di karate, vincendo la medaglia d&rsquo;argento. Un altro ha partecipato nel 2006 allo Zecchino d&rsquo;Oro, portando una canzone africana, altri lavorano con noi, altri ancora frequentano l&rsquo;Universit&agrave;. Il nostro obiettivo &egrave; quello di infondergli una coscienza critica, di responsabilizzarli, di modo che possano affrontare il futuro con maggiore serenit&agrave;&rdquo;. <br />Ci sono altri progetti? &ldquo;A breve concluderemo questo tour &ndash; dice il padre comboniano &ndash; anche perch&eacute; le vacanze scolastiche per i bambini stanno per finire. Nei prossimi giorni saremo ad Assisi, dove i bambini apriranno la marcia della pace e poi a Roma, da dove ripartiremo per l&rsquo;Africa&rdquo;. <br /></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=563]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.energheia.org/dblog/articolo.asp?articolo=563</guid>
	<dc:date>2010-04-27T12:01:10+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Energheia</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>