Caricamento in corso
Rassegna Stampa

Crescere meno, crescere meglio. L’economista francese Serge Latouche, padre della decrescita serena, ospite a Matera

Il Quotidiano – Venerdì 12 Novembre 2010

Incontro promosso da Energheia. Dall’Illuminismo al Fordismo, come è cambiata la società dei consumi

Un momento con Serge Latouche

Crescere con la decrescita. L’economista francese Serge Latouche, che ha insegnato a tutto il mondo la necessità, il bisogno, la risorsa “decrescita”, anzi più esattamente, decrescita serena o felice o comunque gioiosa, in quanto segnata da un’indicazione d’utopia da realizzare, invece di puntare sulle aggettivazioni, arriva nella città dei Sassi per spiegarla in concreto. A un pezzettino di Mezzogiorno, a uno spicchio – se pur per certi (tanti) versi marginale – di Mediterraneo. Su invito dell’associazione materana Energheia, l’intellettuale francese, molto noto anche in Italia e specialmente all’intellighenzia di sinistra, fa il suo ingresso nella sala “levi” di Palazzo Lanfranchi alle 19.30 in punto, di un mercoledì sera che in tanti non hanno trascorso a diretto contatto con la televisione; e di mezzo c’erano persino una serie di partite di calcio. “ Matera che già avevo visto come turista – comincia il padre della decrescita obbligatoria – era una città magica, lo specchio del cielo. Poi – comincia a sottolineare – al tempo del mito e della pratica della crescita diventa, invece, la vergogna d’Italia. E già questo la dice lunga”. Perché, in sostanza, Serge Latouche divide il suo intervento dettagliatissimo ma molto fluente in due parti, due sezioni speculari: crescita quale parentesi della storia, decrescita come possibilità di non buttare il pianeta nel nulla della consumazione definitiva. Quando, però, siamo davanti a una crisi che ha messo insieme tutte le crisi, dunque non è solamente finanziaria, ma tiene insieme “crisi di civiltà e della modernità, crisi ecologica e crisi sociale”, puntualizza l’economista. In stretta affinità con il pensiero, anzi con la relazione simbiotica con i pensieri di italiani che si chiamano volta per volta Franco Cassano, Tonino Perna, Maurizio Pallante e altri ancora, Latouche parte raccontando quello che il mondo ha vissuto.

Ovviamente con la lente dell’osservatore che tiene legate economia e filosofia. Per narrare della storia della “crescita” chiaramente l’economista comincia dall’Illuminismo. Passa per l’utopia liberista, il sogno di Smith. Per arrivare agli anni ’50 del “fordismo”. Quindi la società dei consumi. Ma Serge Latouche, nel frattempo, si sofferma sul fatto che, per esempio, la “crescita” deve essere letta in forma di parentesi del tempo. Che con il petrolio si è cominciato e con lo stesso petrolio si deve finire. Però se non si vuole arrivare alla catastrofe, alla fine delle specie, “ogni giorno oltre 50 scompaiono”, si deve programmare la decrescita per “decrescita”. “Non la decrescita per decrescere – puntualizza Serge Latouche – ma proprio la decrescita serena, felice e per crescere”. In che senso “decrescere per crescere?” In che maniera arrivarci e qual è questa “matrice d’alternative” che devono portare alla salvezza? Innanzitutto è possibile far decrescere consumi e produzioni, e allo stesso tempo far crescere qualità della vita e benessere psico-sociale. Magari a partire dalla messa in pratica, sotto il segno della resistenza, di otto “r”: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, rifocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. E ognuna di queste chiavi utili ad aprire la porta di un’altra strada da intraprendere, servono per uscire dalla condanna che invece i potenti, i ricchi del pianeta, le lobby composte da multinazionali e capi di governo dei paesi più importanti hanno studiato e messo in agenda. Per finire, prima di cominciare in realtà con un dibattito, Latouche ha voluto presentare i dieci punti  di un programma realizzato per la Francia. Di pratica. Pratiche. Ma molti di questi punti sarebbero già buoni per l’Italietta nostra.

Si veda, per aggiungere un piccolo esempio, la riduzione degli spazi pubblicitari che devono, pe vendere i prodotti, creare infelicità. Oppure la rilocalizzazione delle attività produttive. O la riduzione dello spreco di energia. Gli altri punti sono solo da contestualizzare. Gli scettici alla Pascale avranno molto da dire. Il resto degli interessati può sempre cominciare a realizzare.