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Le parole dei giurati

Un Premio che può essere stimolante per chi vince, poiché vede riconosciuto un proprio e particolare talento: quello di aver raccontato una storia che si presta ad una traduzione in immagini, parole e musica.

– di Graziano Diana
Presidente Giuria racconto da sceneggiare 1999_V Edizione_

 

Ho accettato volentieri di presiedere la Giuria del “racconto da sceneggiare”, anche in virtù della peculiarità di questo riconoscimento, che in qualche modo libera i giurati dal dovere di scegliere sulla base del difficile criterio dell’eccellenza assoluta, dovendosi invece affidare ad un criterio più ristretto ma anche più libero e soggettivo: la “sceneggiabilità”, vale a dire la capacità di diventare base per un altro racconto, quello cinematografico, che ha comunque le sue regole e le sue scansioni.
È in definitiva un Premio che – almeno nelle speranze – non dovrebbe suscitare frustrazione o scoraggiamento in chi non viene prescelto, ma che viceversa può essere stimolante per chi vince, poiché vede riconosciuto un proprio e particolare talento: quello di aver raccontato una storia che si presta ad una traduzione in immagini, parole e musica.
Desidero quindi ringraziare gli organizzatori del Premio, per la passione e la sincerità che mettono nella loro iniziativa, e i miei compagni di giuria, per il piacere di una discussione che è stata vivace e spesso spiritosa, interessante e libera da ogni pregiudizio.
Le motivazioni del Premio, che di seguito riportiamo, riguardano decisioni che sono state prese assolutamente all’unanimità.
“Abbiamo apprezzato molto la qualità generale dei racconti. In effetti, più di uno si prestava ad una possibile narrazione cinematografica. Abbiamo dovuto scegliere. Siamo arrivati alla decisione di metterne in evidenza due: una menzione, e il Premio vero e proprio. Entrambi i racconti sono di giovani, e questo ci sembra di buon auspicio.
La menzione è quella di Digito a papà per l’attualità e la grazia con cui ripropone un rapporto epistolare, e la sensibilità con cui naviga – non solo in Internet – attraverso l’universo di una famiglia.
Il Premio va invece a Storia di un muro per la freschezza e l’immediatezza del linguaggio e le possibilità visive che offre. Ma soprattutto per l’energia e la forza del protagonista, per l’inquietudine e la leggera follia con cui compie la sua ricerca interiore”.