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I racconti "brevissimi di Energheia"

I brevissimi 2017 – Calze Rosse di Silvia Stucchi_Antegnate(BG)

anno 2017 (I colori dell’iride – rosso)

“CAZZO! Mio marito!” “Valeria, non scherzare!Non siamo in un film di Lino Banfi!” “Marco! Non hai sentito?” “Ma dai!…Ma chi c’è in corridoio!” “Eh! E io che ti dicevo?!” “Ma scusa, non doveva essere a Singapore?!” “E io che ne so? Vuoi che adesso glielo chiediamo?Su, nasconditi!” “Dove?! Ma ragiona!” Ecco, è cominciata così. Valeria, l’ho conosciuta al Circolo del Tennis. Spiritosa e sportiva, belle gambe tornite, spigliata. E sposata. Per fortuna passava molto tempo da sola perchè il marito faceva il pilota d’aereo ed era sempre via. Beh, non proprio sempre, a quanto pare. Ed ecco che io me ne stavo nel letto di Valeria, e il marito in corridoio.  “E dove vuoi che mi nasconda? Non hai nemmeno il balcone!” “Sul cornicione, no?”  “Ma sei tutta scema?!” “Allora, sotto il letto!Sotto il letto!”  “Ma nemmeno nelle commediacce anni Settanta! Ma per favore!” “Va’, va’!”. Tutto questo scambio di vedute avveniva per sussurri; alla fine, nel panico, mi caccio sotto il letto. Per fortuna nella camera di Valeria, a parte comodini, cassettone e il divano rosso e viola c’è un sontuoso letto d’altri tempi, alto da potercisi nascondere sotto. Che figura infame! Sento dei passi, ma non vedo nulla. Che vergogna. Ci manca solo che al pilota salti in mente di guardare sotto il letto. La porta si apre. “Valeria!Cara!” “Amore!”. Il marito ha una bella voce profonda, impostata. Una voce che si ascolta volentieri. E sì che Valeria lo descrive come un nerd.”Che ci fai a letto? Non stai bene?” “Riposavo! Fa un caldo!” “Sarà!Ti ho fatto una sorpresa, eh?”. Sento un rumore, come di bottoni foderati che sfregano nelle asole. No, non sono paranoico: mia madre era sarta e mentre facevo i compiti in cucina, lei provava le giacche alle clienti. In certi momenti poi, i sensi si acuiscono: provate voi a stare sotto il letto dell’amante quando il marito è rientrato all’improvviso. Oh…ma quanti bottoni sono? Non finiscono più. Cerco di adocchiare qualcosa da sotto le alte assi di rovere alla base del letto. E la mandibola mi cade. Mi scapperebbe anche un “cazzo!”, ma mi trattengo. Mi porto una mano sulla bocca e sbianco (ma tanto non mi vede nessuno, al buio sotto il letto). L’uomo che si sta spogliando ha una lunga tonaca nera. E calze rosso scarlatto. Ma allora, non è il marito di Valeria. E’ … un prete! O forse qualcosa di più. Un ….vescovo, un monsignore, come si dice? E il marito di Valeria, lo sa? Ma, poi, c’è, un marito di Valeria? O l’uomo che lei dipingeva come gelosissimo era questo…questo monsignore, o chi sa che?! Mi devo pure sorbire ogni dettaglio del loro incontro. Sudo e non solo per il caldo di giugno e la posizione scomoda. Sto malissimo: la mia amica, cioè la mia amante, forse mi ha raccontato una valanga di menzogne; sta’ a vedere che è pure l’amante di un vescovo, o di un porporato o come cacchio si dice? E il marito, esiste davvero, o era solo una balla per tenermi lontano quando arrivava questo qui? Intanto, sopra la mia testa è scopppiato un litigio. Padre Ralph è andato in bagno e deve avere visto i boxer dimenticati quando ho raccattato i vestiti in tutta fretta; è inviperito. Valeria un po’ urla e un po’ piange. Lui non sente ragioni.

“Dillo! Chi ci porti qui?” “Ma nessuno, te lo giuro!” “Certo! E questi chi ce li ha lasciati?” “Non lo so!” “E io che ti ho trovato casa: così mi ripaghi! Ingrata!” La voce di lui fa spavento. Poi, il rumore di uno schiaffo. Anzi, di un ceffone: un manrovescio bello pesante. Vorrei uscire da sotto il letto, ma… non sono un eroe. E qualcosa mi fa paura, tanta paura, e mi fa stare ben nascosto, trattenendo il respiro. Urla. Ancora un ceffone. Lamenti striduli. Rumore di vetri rotti (forse la bottiglia di Evian o il bicchiere che Valeria tiene sul comodino, sul piattino di ceramica blu?). Minuscole schegge luccicanti cadono sul pavimento, riflettendo la luce serena di fuori. Un urlo. Uno solo. Un gorgoglio. Poi basta. Non so che cosa sia successo.Valeria non grida più. Lui dice solo, con disprezzo: “L’hai voluto tu”. Sento che scende dal letto. Si riveste. Vedo ancora le calze rosse nei mocassini neri, lucidi, di gran lusso. Passi nel corridoio. La porta sbatte. Se n’è andato. Io striscio fuori dal letto. Dio.Valeria ha….la gola squarciata. Ha rotto la bottiglia, il bastardo con le calze rosse. Le ha tagliato la gola, e ora c’è sangue tutto attorno, un lago di sangue. Le cola sul corpo, inzuppa le lenzuola, cola a terra, ammorba l’aria col suo odore dolciastro. Devo chiamare qualcuno. La polizia, i carabinieri, il 112! Allungo la mano verso il telefono…ma no. Mi fermo. Un attimo, calmo, Marco. Rifletti. In questo palazzo non ho mai visto nessuno. Mai un’anima sulle scale. Niente nomi sul citofono. Solo numeri. Oddio: succede in tante case signorili o che tali vogliono sembrare. Ma anche nelle case di appuntamenti. Appunto. E qui, niente portineria. Niente vicini. Nessun nome sulle targhette ai citofoni. E poi, com’è che quel tipo in calze rosse è entrato senza problemi? E se ne è andato così sicuro? Non aveva paura che qualcuno lo notasse? Che qualcuno (il marito?) rientrando trovasse Valeria così? Mi guardo intorno; se non avessi una paura fottuta di lasciare qualche impronta-ma non ne avrò già lasciate decine?-frugherei nei cassetti, cercherei qualche foto. Ma neanche alle pareti, di foto del marito di Valeria, di lei con lui, del giorno delle nozze, di un compleanno o di una vacanza, non ce n’è nemmeno una. Forse Valeria e il marito, il pilota che se ne sta a Singapore, o chi sa dove, sempre che esista, sono di quei tipi che se ne fregano delle foto di coppia sorridenti nelle cornici d’argento dono delle vecchie zie. Quante stranezze. Mi rivesto, e chiedo mentalmente perdono a Valeria. Scusami. Non doveva finire così. Ma lo sai: io non sono capace di fare l’eroe. Io ho paura, e il sudore mi cola per la schiena, mentre chiudo la porta e scendo le scale, sicuro che non incontrerò nessuno e che presto sarò fuori da quella penombra che sa quasi d’incenso (pure le allucinazioni olfattive!). E, come sono sicuro che non incontrerò nessuno ora mentre scendo, esco, e imbocco la via per andarmene a casa, sono sicurissimo che molto presto qualcuno mi verrà a cercare.