I brevissimi 2008 – La prudenza di Valerio De Santis_Milano

anno 2008 (Le quattro virtù cardinali – La prudenza)

“Tschapf, tschapf”. Le sapienti mani di Peter percuotevano le gambe di

Nadia, ancora intorpidite dal risveglio di poche ore prima nella stanza d’

albergo vicinissima alla pista delle Tofane.
Quella mattina Nadia Fanchini si era svegliata prima del solito, prima di

sua sorella Elena.  Si sentiva bene. Per la prima volta da un anno poteva

affrontare finalmente una gara di Coppa del Mondo senza preoccupazioni e

timori.
Aveva chiuso la stagione precedente a febbraio, per quel grave infortunio

al menisco rimediato in una caduta in discesa al Sestriere; a settembre i

medici del
CONI l’ avevano fermata perchè nei controlli di routine le avevano

riscontrato un’ aritmia cardiaca. Cuore matto.
In pochi mesi Nadia aveva provato la stessa sensazione che aveva già

vissuto sua sorella Elena, più piccola di un anno. Elena era passata

velocemente dall’ essere una  fulgida promessa dello sci alpino italiano a

talento bruciato: muscoli ancora troppo fragili e stress da notorietà.
La luculliana colazione di quella mattina all’ Hotel Cristallo di Cortina d’

Ampezzo, simboleggiava il suo stato d’ animo: fame di successo.
Adesso era lì, al cancelletto di partenza della gara di discesa libera con il

suo massaggiatore Peter Kostner che stava trattando le sue cosce e le sue

ginocchia con la stessa attenzione con cui un vetraio tratta il vetro.
La canonica pausa tra un’ atleta e l’ altra era durata un po’ troppo. La

giovane austriaca Maria Holaus era caduta. Una brutta caduta.
Il pubblico era sconvolto: negli occhi ancora la caduta e il pianto dirotto

della ventunenne di Flachau, il toboga verde dei soccorritori e nelle

orecchie il battito regolare delle pale dell’ elicottero di soccorso, direzione

l’ ospedale Codivilla Puti.
Ora Nadia era lì. Finalmente toccava a lei. La Via Lattea di neve e ghiaccio

si perdeva smisurata sotto i suoi occhi vispi da ventenne.
Per radio Claudio Ravetto, tecnico delle discesiste, l’ aveva avvertita: ”

Attenta a quel punto dove è caduta la Maria! Lì c’è un dosso che potrebbe

farti saltare fuori dal tracciato prima della porta blu. Riprendi la

concentrazione e scia come sai che le prime quindici ci sono. Dai.” Dentro

di sè Nadia pensava:”Ma sai che mi frega delle prime quindici!” D’ altronde

era sempre stata la sua indole. O la va o la spacca.  Non si accontentava.

Ormai il periodo di riambientamento era finito, si tornava ad essere una

sciatrice, una campionessa. E una campionessa non si può accontentare di

un posto tra le prime quindici …
3…2…1… il cancelletto si aprì, le urla di Ravetto e di Peter la incitavano.

Lo sapevano che Nadia poteva e voleva fare il colpaccio: era tornata.
Il primo intermedio era andato,tutto sommato, bene: il ritardo dalla

stratosferica Lindsey Kildow, era di soli tre decimi. I cronisti e i tifosi, da

tutto il mondo, erano impazziti. Era la prima discesa dopo tanti numeri in

cui qualcuna poteva rischiare di insidiare il podio e addirittura la vittoria. E

tutto ciò da parte di una ragazza italiana, in Italia. Una ragazza che aveva

sofferto così tanto e che era appena ritornata alla competizione.
Al secondo intermedio il distacco era raddoppiato ma ciò non mitigava

affatto le urla dei fans. Si stava assistendo ad una grande impresa, da

ricordare. Avanti di questo passo il terzo posto era assicurato. Sembrava

impossibile ma ce la poteva fare, armata di quella giovanile incoscienza da

sempre caratteristica di lei e di sua sorella Elena.

Eccolo il punto cruciale, era

lì che stava ad aspettarla come un serpente attende il momento buono per

catturare la sua preda. Salto “Paradiso” fantasticamente affrontato e curva

verso sinistra, la “curva Holaus”. Tutto sembrò fermarsi in

quell’interminabile secondo e mezzo.
Niente da fare, “prudenza” è una parola che nel vocabolario di casa

Fanchini non esiste. D’ altronde, quando si è virtualmente sul podio,

perchè rallentare per fare bene una curva e perdere del tempo prezioso?
“Grande Nadia! Questa curva, attenzione, l’ ha tirata molto bene eh?! Se al

prossimo intermedio è sotto il secondo va benissimo! ” urlava nel

microfono Paolo De Chiesa, il commentatore tecnico per la RAI, con il

sottofondo di Carlo Gobbo, il telecronista ufficiale che con il suo

consueto:”Fermati!” si riferiva al cronometro del terzo e ultimo rilevamento

intermedio. E si era fermato. Eccome! Sessantacinque centesimi di ritardo

e quindici secondi dalla fine della gara.
A meno di gravi errori era podio. Sospinta dal grido del caloroso pubblico

Nadia sorpassò la linea rossa del traguardo in un tripudio di applausi e

trombette e bandiere tricolore al vento.
Chiuse un attimo gli occhi, quando li riaprì li indirizzò al tabellone

luminoso dei tempi. Era terza, a settantasette centesimi!
Non ci credeva neanche lei, non era possibile. Da finita a rinata nel giro di

un minuto e quaranta!
L’ americana e la tedesca prima e seconda avevano tirato un sospirone di

sollievo e stavano gioendo in mezzo alla pista mentre Nadia era già entrata

con circospezione nel parterre ai microfoni della RAI per l’ intervista di

rito.
“Come ci si sente ad arrivare sul podio dopo un calvario come quello che

hai dovuto subire?” le chiedeva Alessandro Tiberti, ancora emozionato.
:”Sono strafelice, che domande! Un podio dopo così tanto tempo è

fantastico. Mi avevano detto prima della partenza di essere prudente nella

curva dove era caduta la Holaus… ma quale prudenza? Mi dispiace molto

per Maria ma quando si arriva terzi in questo modo, dietro a due grandi

campionesse, si superano in un colpo solo tutte le sofferenze  patite. Vada

a farsi fottere la prudenza!” Eh sì, anche nel parlare non ne aveva la

ragazza.