I brevissimi 2007 – La Forza di Lei – Giuseppe Levi_Bologna

anno 2007 (Le quattro virtù cardinali – La forza)

Carissimo,
scusa se non ti ho scritto da molto, ma gli eventi successi sono stati tali e

tanti da risultare incredibili pure per me. Non ti dico tutto subito per non

rovinarti la sorpresa. Ma cominciamo da dove si comincia. Allora tu sai

quanto io sia orgoglioso di essere Carabiniere. Quando lo sono diventato

finalmente, dopo un’anno di esercito, i corsi e il tirocinio, mi sono sentito

Forte, finalmente mi sono sentito che nella vita potevo contare qualcosa. E

questo mi ripagava di tutte le umiliazioni subite in famiglia, da mio padre,

dai miei fratelli tutti più grandi e forti di me. Adesso ero io che facevo

parte delle Forze dell’Ordine e che magari potevo fermare a loro col loro

camion e fargli pure un verbale.
Per un sacco di tempo mi è toccato fare lavoro d’ufficio. D’altra parte si

capisce, tocca imparare il mestiere e non bastano certo i corsi che cianno

fatto assieme per diventare dei veri Carabinieri. Poi un giorno il Capitano

mi fa: “Varriale c’è un lavoro per voi. Una missione operativa.  Si tratta di

liberare un seminterrato abusivamente occupato. Dovete presentarvi

all’indirizzo, accertare il numero e l’identità degli occupanti e consegnare

questa ingiunzione di sgombero al responsabile della abusiva occupazione.

Mi raccomando ! Niente iniziative personali ! Vai all’indirizzo, osserva la

situazione insieme al tuo collega e se vi sembrasse critica o anche solo

dubbia chiamate!”
Ci recammo assieme al collega al posto indicato. Un villino vecchio che

una volta, ma proprio una volta doveva essere stato in campagna. Il

cancello o quello che ne rimaneva era stato scardinato da tempo. Il collega

aspettò fuori ed io entrai nel vialetto pieno d’erba. La casa sembrava

piuttosto malconcia e solo le finestre e la porta del piano seminterrato

parevano buone.
Sinceramente non ero tranquillo. Troppo silenzio. Ero pronto a tutto. Sai

com’è, la fantasia corre. Chissà chi c’è dentro. E se sono dei veri

delinquenti ? E se sparano prima loro ? No sarebbe troppo stupido. Ma se

sono dei balordi, magari dei tossici.
Ormai ero alla porta. Mi sistemai bene la divisa. Bussai.
“Buongiorno, venga !” Ero pronto a tutto, ma queste parole e il sorriso di

chi le aveva dette mi spiazzarono totalmente. A dirle era una ragazza.

Aveva con se un bimbo, figlio suo nato in Italia. Quello che mi

impressionava è che malgrado la situazione inguaiata, straniera, con

permesso, senza più il lavoro ed ora senza manco una casa, emanava

gioia, gioia di vivere. Raccolse i bagagli che aveva già preparato. “Se mi

accompagna da Don Mario avrà completato la sua missione.” Non sapevo

che rispondere. Chiamai Don Mario, la conosceva e l’avrebbe sistemata lui,

chiesi il permesso al capitano, andammo.
Mentre andavamo continuava a sorridere e a parlare dei suoi progetti.

Quando non lavora studia, magari col tempo si prenderà pure una laurea.

Una laurea… io manco se piango in cinese me la piglio. Più la guardavo

più capivo che non emanava solo gioia ma anche forza. Forza vera. Quella

ragazza in poco tempo, mi fece capire che la forza non è nei muscoli, non

è in un arma, non è in una divisa. La forza non è neppure nella Legge e

nella Autorità, come non è nella ricchezza. La forza di lei sta nel sorriso e

nella vita. Sta nel saper affrontare una realtà e un destino disperato con

una fiducia incrollabile e col sorriso sulle labbra. Avere Fede vuol dire

inanzi tutto avere fiducia nel futuro.
E così l’ho aiutata. Non potevo accettare che finisse male. L’ho aiutata

cercare un’altro lavoro, a districarsi fra le mille norme leggi leggine moduli

e muduletti della burocrazia italiana in modo da farle tenere il figlio.
Da quel giorno ne sono successe di cose. Ma non posso raccontartele tutte

ora. Il bimbo piange e non voglio che Irina si svegli.
Perchè, e questo è veramente incredibile, a forza di aiutarci e conoscerci

alla fine ci siamo sposati. Ora, amico mio, mi sento forte dentro e pronto

ad affrontare il futuro.
Un abbraccio, G. Varriale

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