Premio Energheia Cinema 2006 – Passa il tempo di Giovanni Carullo_Avellino

Passa il tempo di Giovanni Carullo – Avellino

Premio Energheia Cinema 2006
Miglior soggetto per la realizzazione di un cortometraggio

Ero appena uscito dal negozio e mentre sistemavo il mio nuovo notebook nel bauletto dello scooter guardavo distrattamente la coda di auto ferme al semaforo, pregustando l”accelerazione che i mille e passa megahertz avrebbero dato ai miei lavori. Ero anche stanco, ma la vettura gialla entrò nel mio campo visivo e del tutto involontariamente incrociai lo sguardo con la donna al volante
Non poteva essere lei.. no, era assolutamente impossibile che fosse proprio lei.  Eppure giro’ subito la faccia dall’altra parte nel  tentativo di sfuggirmi,  ma ebbi tutto il tempo di segnarmi il numero di targa, prima che sparisse nel traffico;
Corsi a casa, ora avevo la possibilita’ di accedere attraverso il nuovo sistema alla procedura di riconoscimento delle targhe, l’archivio della motorizzazione era soltanto uno delle mille possibilità’ che non avevano piu’ segreto per i miei mezzi,  frutto di  tutti quegli anni che avevo  passato in compagnia del gruppo a penetrare gli archivi di enti e ministeri. Ogni volta che cadeva un accesso, brindavamo a noi e la notizia che il Governo avrebbe voluto assumere gli hackers ci faceva sorridere..Noi eravamo solo al servizio di noi stessi.
Ma appena inserii quel numero di targa il sistema si blocco’, la ricerca entro’ in un overlook  senza sosta e solo con il triplice click del Ctrl+Alt+Canc, potei  riavviare tutto. Stavolta un messaggio compariva al centro del computer, lampaggiando , evidenziato: Targa inesistente.
Eppure non potevo aver sbagliato a registrarla.Malgrado l’emozione di rivederla mi aveva lasciato senza fiato avevo avuto tutto il tempo per segnarmela sul retro dello scontrino d’acquisto del notebook.
Era tuttavia l’unica traccia che avevo. Mi avevano detto che era partita, e sapevo  che non era la tipa che torna sui suoi passi. Questo lo avevo capito da come era andata via l’ultima volta, per come mi aveva trattato.Forse me l’ero anche meritato.
L’indomani mattina ero a quell’incrocio, stesso orario..Magari abitava da quelle parti, ci passava per lavoro, stavolta se l’avessi vista ferma sarei piombato davanti alla sua auto  e se non mi avesse dato retta le sarebbe rimasto solo di investirmi.
Volevo scambiare solo un ultimo dialogo, sapere se avesse mai pensato a me, alla possibilita’ di ricominciare, le avrei detto che conservavo tutte le nostre foto, che non avevo mai perso il desiderio di rivederla.
Fermo al semaforo qualcuno scambiandomi per un pulitore di vetri mi invitava con l’accensione improvvisa dei tergicristalli a tenermi alla larga.
Fu allora che per un attimo i miei occhi incrociarono dall’altra parte della strada il suo incedere inconfondibile. Stavolta passava a piedi. Mi appoggiai al cofano di una Peugeot, evitai con un balzo l’arrivo di un ciclomotore, costrinsi all’inchiodata un miniautobus.
La vidi entrare da un fioraio, mi precipitai. Mi assali’ l’odore forte delle genziane, a volte mi disgustava l’aroma troppo intenso. Non la vedevo.Chiesi al fioraio se avesse visto una donna appena entrata, se mi sapesse dire dov’era.. “Non c’e’ nessuno”, mi rispose,” Di quale donna parla, scusi?”
Intanto costruiva con le mani un cuscino, pieno di garofani, rose e camelie… e sopra si apprestava a incrociarci una banda viola su cui leggevo vergato in tinta dorata  il   nome mio..
“Scusi, ma chi le ha ordinato questo cuscino?” gli chiesi mentre sentivo il cuore che mi batteva a mille, e mi passavo le mani tra i capelli bianchi e freddi:
” Una signora, ieri mattina, con una Porsche gialla. Può’ leggere il biglietto con la firma  firma se vuole”
Afferrai il resto della banda viola, per non cadere…. ” Addolorata, la tua gioventù””
Guardai lo specchio di fronte e per un attimo non mi vidi.