I brevissimi 2005 – La vita morta di Stefania Baldissin_San Donà di Piave(VE)

anno 2005 (Il sesto senso)

Un peso. Il borsone era un peso. Anche nel basso ventre sento come un

peso. Dio! Questo odore di sangue non va via. Se entra mia madre dico

che ho l’influenza, che mi lasci stare. Non so niente, niente. Ho freddo, mi

occorre una coperta. Devo voltarmi piano nel letto, se muovo la testa gira

tutta la camera, ho nausea e male al seno. Cosa devo fare? Lì non c’era

nessuno a vedermi.
Qui i mobili sembrano ingigantirsi, mi sento le mani staccate dal corpo, la

testa lontanissima dai piedi, la trapunta è immensa, non voglio dormire

ancora, ho sognato di cadere da muri alti e deformi. Guardo la sveglia, ma

sembra distante anche lei. Devo calmarmi. Una persona mi sta strappando

qualcosa, è seduta sulla sedia, è come fossi io sdoppiata, come fossi lì a

guardarmi e mi strappassi qualcosa dalla pancia allo stesso tempo:

sragiono…mi sento strana. Forse ho la febbre.
“No non sono andata a lavorare, sì una ricaduta dell’influenza, esci, esci!

No, il medico non serve, esci, chiudi la porta, vai…no non pranzo”.
Mia madre sta spegnendo la stufetta in bagno…devo stare qui a letto, se no

mi esce ancora sangue.
Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne

e benedetto è il frutto del seno tuo. Santa Maria madre di. Santa Maria

madre di.
Vorrei morire. Domani non ricorderò più.
Avrò un marito. Mi piace il vestito di pizzo e le scarpe bianche come alla

comunione. Mi vergognavo…mio padre ubriaco sul sagrato rideva, mia

madre invece piangeva facendosi il segno della croce. Mia madre si fa

sempre il segno della croce, dice “Perdono, chiediamo perdono” dice “Sei

peggio di una sgualdrina”. La minigonna nera la tengo in auto e mi cambio

lì, lei non mi vede e non la sento più inveire.
Che avrebbe detto se…? Se avesse saputo sarebbe morta.
Sarei dovuta fuggire se…, uno scandalo, finita per sempre, rovinata.
Lui dove è andato? Non l’ho mai più sentito, dove abita? Non ho neanche il

suo numero di telefono.
Forse il camion dell’immondizia è già passato. Fa freddo. L’ho avvolta in

un lenzuolo, l’ho lasciata nella borsa con cui l’ho portata fino al

cassonetto…forse non sentirà il gelo.
Non potevo tenerla, mia madre in questi nove mesi non ha mai detto

niente, neanche “Sei ingrassata..”.
Mi guardava in silenzio, gli occhi freddi e duri, mi accusava senza parole. E

adesso sarei andata in giro da sola con una bastarda in braccio, mi

avrebbero evitata, mia madre si sarebbe vergognata. Se fossi sola al

mondo nessuno mi giudicherebbe…Colpevole…come Erode, più di lui,

quelli non erano suoi figli… L’inferno è già qui, prima e dopo questi nove

mesi. I nove mesi sono stati felici dentro il mio segreto, sapevo che era

una bambina. Lei dormiva con me e sognavamo insieme e ora…lei è lì.

Sola.
Ho dormito un’ora. Come sono riuscita ad addormentarmi? Ho sognato la

testa di una bambina decapitata, che nausea, devo correre in bagno, non

voglio vomitare. Perdonami Dio, perdonami. Perché mia madre oggi non

accende la tivù?
Gli spazzini la sentiranno piangere. O forse no, forse dorme. E’ tutto finito

non esiste più niente. Ave Maria piena di grazia prega per noi peccatori

adesso e nell’ora della nostra morte. Prega per noi. Sarò punita, pagherò

tutto. Tutto è rovinato per sempre.
Non è mai esistita, non soffrirà, non è consapevole di essere al mondo.
Ora devo bere acqua, guardare la televisione…sentire se hanno

trovato…devo telefonare al lavoro, lavarmi, controllare se ho pulito bene il

sangue sul pavimento del bagno. Se le doglie mi fossero venute qualche

ora prima forse sarebbe stato tutto diverso, invece mia madre era via…se

lei ci fosse stata avrebbe di nuovo urlato “Sgualdrina”, ma forse alla fine

mi avrebbe impedito di prendere il borsone…di portarla laggiù..
Ora tutto è finito, nessuno sa niente, non ci sono più problemi.
Neanche piango. Sto bene. Non sento nulla. Sono vuota. VUOTA. Vorrei

urlare. Mi prenderebbero per pazza. Se non urlo mi scoppia il cuore. Sono

come morta.
Non sarà, non è più, una vita normale.
E’ una vita morta.