Gli atti dell’incontro presso il Liceo “Q.Orazio Flacco” a Venosa sul Premio Kaleidos

Nel mese di maggio 2013, presso il Liceo Classico “Q.Orazio Flacco” di Venosa(PZ), si è tenuto un incontro tra gli studenti della Scuola e alcuni ospiti, tra i quali Pietro veronese, giornalista de “La Repubblica” a conclusione dell’iniziativa Kaleidos Africa’s Pictures sul tema dell’acqua e che ha visto il coinvolgimento degli alunni della Regione Basilicata. Questo è il resoconto della giornata.

venosa1Preside Mimma Carlomagno_Benvenuti ai miei relatori qui seduti al tavolo dei lavori, presento il giornalista Pietro Veronese, il rappresentante dell’associazione Energheia di Matera, dott. de Ruggieri, il presidente di Amani Gian Marco Elia, il cooperatore Antonio Spera e l’Assessore alle politiche sociali, l’avv. Paolo Pesacane. Quest’ultimo ha promosso l’iniziativa Kaleidos, che oggi presentiamo nel nostro liceo.

Un progetto che ha come fine ultimo quello di sensibilizzare i ragazzi sul tema dell’acqua ed in particolare verso un Continente che vive da sempre questa emergenza. Un bene prezioso, l’acqua,  senza la quale non ci sarebbe la civiltà. L’Africa in particolar modo sente la scarsità soprattutto di acqua pulita. Nel 2010 l’Onu ha affermato che l’acqua è un bene umano fondamentale. Credo e sottolineo che questo problema riguardi anche noi, non solo le popolazioni di altre parti del nostro mondo. Dopo questa breve introduzione, passo la parola ad Antonio Spera, cooperatore, che modererà l’incontro di oggi.

venosa2Antonio Spera_Buongiorno a tutti, ringrazio che siate qui ad ascoltare le nostre parole. Io faccio parte di questa Ong Amani di Milano, che si occupa da una decina di anni di cooperazione. Sono partito per il Kenya inizialmente come volontario e poi, mi sono fatto coinvolgere nel seguire diversi progetti sul territorio africano, con la voglia di spendere la mia persona su queste tematiche. Sono contento del progetto Kaleidos Africa’s Pictures, che nasce da un’operazione ben più grande, denominato “Da Sud a Sud”, volto alla conoscenza del valore dell’acqua nel mondo e nell’Africa in particolare. È un progetto portato in dono dalla Regione Basilicata, dalle Province di Matera e Potenza, da alcuni Comuni della Basilicata e da aziende private. Questo progetto da Sud a Sud ha sposato un progetto di Amani che sta portando avanti da diversi anni: farsi carico dell’assistenza sanitaria, in uno slum di Nairobi Riruta Satellite, potenziando un centro sanitario per la cura e la prevenzione delle malattie nei confronti di uomini, donne, e bambini del quartiere. Uno slum che non ha nulla di creativo. Non case come le possiamo immaginare noi, ma una baraccopoli, abitata, si stima, da oltre 800.000 persone. È un progetto sanitario che ha una durata di tre anni, che ha il compito di duplicare il numero di persone da curare, comprendendo non solo la terapia, ma, soprattutto la prevenzione. Quindi un progetto di lavoro complesso, composto da persone del posto, africani, qualificati, quindi medici, sociologi, assistenti sanitari, infermieri. Tutto questo per rispondere al principio di Amani, ovvero investire in progetti portati avanti e condotti dagli autoctoni. Non etero diretti. Da questo investimento degli enti locali, è nata l’idea che ci potesse essere un rimando sul nostro territorio, per sensibilizzare le nostre giovani generazioni a quelle che sono le altre situazioni, in questo caso a Nairobi. Infatti, capita molto spesso che molti progetti di investimento nascano, si sviluppino e finiscano lontano da noi, senza che abbiamo alcuna possibilità di sapere le situazioni venutesi a creare nel frattempo.  Per evitare questo abbiamo deciso di sensibilizzare i giovani studenti delle scuole della Basilicata escogitando qualcosa che li portasse a mettersi in contatto con quello che stavamo facendo. Abbiamo scelto il tema dell’acqua, elemento in comune non solo con l’Africa ma con tutto il mondo. E con questa idea di coinvolgimento dei ragazzi, grazie alla forza dell’associazione Energheia di Matera, che già promuove un Premio letterario da oltre venti anni, abbiamo lanciato l’idea di questo concorso per foto racconti, nell’ambito di un progetto venosa3“Un bicchere d’Africa”, in due categorie under 18 ed una over 18 anni. I ragazzi dovevano selezionare da tre a dieci foto, scrivere un testo che collegasse queste foto, tale da dare un senso compiuto. In altre parole si chiedeva ai ragazzi di elaborare un foto racconto,  un po’ come accade sui grandi giornali, dove didascalie descrivono foto che già parlano da sé. Storie reali o immaginarie, erano inviate alla segreteria del premio e dopo una prima selezione da un comitato lettori che li leggeva in forma anonima, si è giunti ai racconti finalisti segnalati ad una giuria, composta da Maria Gianniti, giornalista della Rai, Pietro Veronese, giornalista de La repubblica e Flavia Piccini, scrittrice. Per i vincitori della categoria over 18 era in palio un viaggio in Africa per visitare i progetti di Amani a Nairobi, La casa di Anita, Piccolo fratello e il progetto “Da Sud a Sud”. Per gli altri ragazzi under 18 il premio consisteva nella partecipazione al Premio Ilaria Alpi, un festival sul giornalismo d’inchiesta e dedicato alla giornalista di Rai 3, uccisa nel ‘94 in Somalia, mentre conduceva un’inchiesta sul traffico di rifiuti pericolosi tra il nostro Paese e l’Africa. A un anno di distanza dalla cerimonia di premiazione e dal loro viaggio credo che siamo riusciti nel nostro intento. Ovvero quello di sensibilizzare i ragazzi e creare nel contempo il maggior numero di conoscenza dei progetti in essere, utili per una loro crescita, dando loro un’opportunità di confronto, per far sì che ciascuno scelga. L’impegno che è alla base degli interventi di Amani in Africa. Passo la parola all’assessore Paolo Pesacane, che ha curato il progetto.

venosa5Paolo Pesacane_Buongiorno a tutti, grazie per essere presenti. Un particolare ringraziamento va alla Preside che ha accettato, di buon grado, di ospitare nel suo percorso il progetto kaleidos che fa da corollario ad un progetto più ampio “Da Sud a Sud”, di cui ha già parlato Antonio Spera. Io non smetterò mai di ringraziare Amani, Energheia e il Presidente della giuria Pietro Veronese, per il contributo che hanno dato e per il lavoro che hanno svolto nel progetto. Non so se la pubblicazione di un concorso per fotoracconti, che ha avuto l’ambizione di coinvolgere tutte le scuole della nostra Regione, per sensibilizzare sul tema dell’acqua, abbia raggiunto il suo scopo. Prima la Preside Carlomagni, parlava dell’acqua bene comune, quale diritto umano universale, non alienabile. Pensavamo che un concorso letterario e una pubblicazione potesse avere l’ambizione di coinvolgerli in prima persona sul tema, oltre a far capire che cosa fosse la cooperazione internazionale e quella di Amani in particolar modo, per vedere sul posto gli effetti della sua azione. In questo periodo di difficoltà economiche, abbiamo avviato sin dalla scorsa consigliatura un sistema per coinvolgere nell’iniziativa una parte del mondo privato con la pubblica amministrazione. Non abbiamo messo una targa su di una cattedrale nel deserto solo per essere autoreferenziali, ma abbiamo cercato di mettere a disposizione delle risorse per implementare un progetto sanitario e culturale, per un riscatto civile delle popolazioni locali. Del progetto, Felice Lisanti è stato prezioso e fondamentale per lo svolgimento di questo concorso, perché conduce lungo un percorso non facile da trovare nei nostri media, spesso sottovalutato. Vorrei che noi qui a Venosa, così come ogni anno ci troviamo a Boiano, parlassimo dei migranti, gente che si trova qui a lavorare, che vengono via dalle loro case. Lo ripeto, sono dei lavoratori nei cui confronti vi è sempre un’accezione negativa, legata alla criminalità. Credo che in futuro un tema del genere debba essere promosso alla vostra attenzione, così come abbiamo fatto sul tema dell’acqua.

venosa4 Antonio Spera_ Nel corso del mio vissuto personale ho conosciuto e lavorato con Gian Marco Elia in Africa in molti progetti ed oggi accolgo, da uomo del Sud, una persona che viene da Milano e trova sempre accogliente e caloroso il nostro Sud. La parola a Gian Marco Elia.

Gian Marco Elia_Buongiorno a tutti, grazie del privilegio che concedete a me e a tutta la Ong di Amani in particolar modo. Io vengo da una città che porta il simbolo di città civile, impegnata in molte azioni legate alla cittadinanza, ma – nel contempo -,  porta con sè anche il segno di una forte esclusione sociale, molto pesante. Arrivati a questa bella cittadina, ho visto un gruppo di ragazzi africani, probabilmente lavoratori impegnati nelle campagne. Pietro Veronese, mi ha detto subito una sua impressione: “Sembra di stare in Africa”. Io non so se questo sia vero. Andavano veloci, erano giovani. Pochi metri più avanti ho visto una lapide intitolata a Rocco Cirasole, un bracciante caduto per le lotta per la terra nel dopoguerra. E mi è subito venuto in mente il fatto che questo è un Paese che ha perso la memoria, di quello che è stato e di quello che ha fatto. Io sono sempre stato accolto bene qui al Sud, da uomo del Nord, ma nel complesso il nostro Paese fa fatica ad accettare questo, nel confronto con gli altri, dei diversi. All’ingresso di questa Scuola c’è una bella iscrizione che riporta queste parole: “Non possiamo prevedere il futuro, ma lo costruiamo insieme”. Mi piace poter dire all’Assesore e ad Energheia, che hanno lavorato con lo scopo di coinvolgere voi ragazzi. E’ possibile mettersi insieme per cambiare le cose. Perché la prima cooperazione è quella di prossimità, quella che si esprime nei confronti di chi vi è più vicino. L’accoglienza che dobbiamo dare a questi ragazzi che sono come voi, della vostra stessa età e che magari hanno lasciato le loro case –  è un eufemismo definire le loro baracche case -, le loro famiglie, i loro affetti per venire qui.

venosa6Energheia ha compreso questo e non a caso organizza un Premio letterario dove ragazzi di altri Paesi, africani, spagnoli e libanesi possano dire la loro. Vorrei ringraziare pubblicamente l’associazione perché, grazie a loro, si è riusciti a portare degli studenti lucani a Nairobi per vedere con i propri occhi, da vicino, la situazione e farsi un’idea delle cose. Questo è stato per noi il regalo più bello che si sia potuto avere. Infine un ultimo ringraziamento, per sfatare un altro luogo comune. Io ho incontrato molti ragazzi in Africa, venuti per campi estivi e provenienti da tutta Italia. Però debbo dire che nei giorni in cui erano presenti i ragazzi vincitori del concorso abbiamo vissuto momenti molto belli, affrontato e discusso molto, ma abbiamo anche perso tempo in relax. Credo che molte cose di quei giorni siano rimaste nelle teste e nei cuori dei ragazzi di questa regione e questo non può che farmi piacere. Grazie di esser venuti. Ho parlato troppo, forse, è bene che la parola torni ai ragazzi affinché parlino della loro esperienza.

Antonio Spera_Passo rapidamente la parola a Pietro Veronese, giornalista de La Repubblica ed esperto dell’Africa.

vnosa8Pietro Veronese_Buongiorno a tutti, anch’io mi associo ai ringraziamenti fatti da quanti mi hanno preceduto. Vorrei ringraziare i premiati, mi fa piacere rivedervi, dopo l’esperienza del premio – un anno fa esatto avveniva la premiazione – e dopo il vostro viaggio, grazie all’opportunità offertavi dal Premio Kaleidos. Vorrei dire poche parole all’assessore. Innanzitutto sono felice di essere qui, vi ringrazio di avermi chiamato dopo un anno per celebrare la pubblicazione del libro che raccoglie i racconti finalisti e vincitori del Premio. Il libro raccoglie i testi dei ragazzi lucani che rappresentano un messaggio. Debbo dire che noi giurati per la designazione dei vincitori li avevamo come fogli volanti e adesso, vedendoli trasformati in un libro, peraltro ben curato, debbo constatare che appaiono migliori di quanto li avessi letto lo scorso anno. È un modo per rinnovare i complimenti che già feci a Potenza in occasione della premiazione. Una considerazione sul Premio. Bisogna considerare che chi organizza qualcosa, la fa in modo tale che la stessa iniziativa duri nel tempo. Ne sono un esempio il Premio Oscar, o il Premio Nobel, dove i vincitori vengono sempre appellati come vincitori del Premio Nobel, Premio Oscar. Questo Premio ha l’ambizione di una durata nel tempo, ha rappresentato un seme. Spero che questo seme germogli per essere annaffiato e possa far crescere coloro che anno ricevuto qualcosa da questa lodevole iniziativa. Infine un augurio, che il premio Kaleidos, un Premio una tantum, dove non c’è una seconda o una terza edizione, ha avuto un grande privilegio di indirizzare fondi pubblici verso un progetto utile e importante. Questo perchè erano dei fondi disponibili in Amministrazione Provinciale, avanzati da altri progetti. Grazie ad una buona amministrazione, seria e oculata si è pensato di investirli in questo progetto. Il mio augurio che questo progetto si possa rinnovare e nuove occasioni possano essere programmate per voi, cittadini del futuro.

venosa9Antonio Spera_Grazie a Pietro Veronese, ora passiamo ai protagonisti, ai ragazzi che hanno vinto il Premio messo in palio e che possono adesso dirci le loro impressioni. Io partirei dalle esperienze personali, facendo parlare dapprima coloro che sono andati in Africa e poi gli altri che hanno partecipato al Premio Ilaria Alpi. Lo scorso anno, di questi tempi, mi sono accollato l’organizzazione del viaggio dei ragazzi e quindi mi sono messo al telefono ed ho iniziato a chiamare i vincitori per informarli sul da farsi. Bene vi racconto alcuni episodi seguiti a queste telefonate. Una persona, dopo averle comunicato la partenza per il viaggio è rimasta interdetta, quasi fosse svenuto al telefono. Un altro mi ha detto “… ma è sicuro che sono io?” Un altro ancora  come se gli avessi detto una cosa banale, in maniera sufficiente, mi ha lasciato al telefono con un: “… Vabbene. Ci vediamo”.

Antonio Scaltrito._È stata un’esperienza bellissima in Africa. Dirò, forse, cose banali, ma ci siamo sentiti a casa. Credo che tutti dovrebbero provare un’esperienza simile nella propria vita. Anche all’interno del gruppo, dove all’inizio non ci si conosceva, abbiamo trovato una buona intesa.

venosa10È stata un’esperienza straordinaria. Sono stato attratto da colori e dagli odori che poi, alla fine sono le cose che ti mancano. Un simile viaggio fa capire veramente di quanto siamo fortunati a vivere qui e ad avere tutto, rispetto a loro. Ci siamo divertiti molto, abbiamo incontrato altri italiani che stavano facendo altre esperienze. Una cosa che vorrei sottolineare è che i nostri accompagnatori: Antonio, Gian Marco ed Edoardo erano più chiassosi di noi, sembrava di essere lì con dei ragazzi come noi.

Carmine Caglia_Anch’io ho avuto modo di partecipare tra i vincitori del viaggio. Voglio dire che, al di là delle banalità, noi abbiamo una visone contorta dell’Africa e delle persone che vivono lì. Noi dobbiamo trovare la forza in noi stessi, come fanno loro. Sanno sfruttare la minima cosa, rispetto a noi che non ce la facciamo a ritrovarci. Noi, spesso, pensiamo all’Africa come a persone povere. Invece andando lì s’impara ad apprezzare la vita, a sorridere. Dobbiamo prendere esempio da loro che, nonostante le difficoltà, non si piangono mai addosso, sanno reagire.

Elisa Carlucci_È stata una bella esperienza, mi sono trovata con persone nuove con cui ho fatto amicizia fin da subito. Ho imparato a convivere con altre persone e a vivere esperienze diverse. Credo che sia importante per la formazione di chiunque. Ho impresso nella mia mente le facce, i volti, i sorrisi di quanti ho incontrato, che mi hanno insegnato ad apprezzare le piccole cose, a prendere contatto con il prossimo e che, nonostante i mille problemi non perdono la voglia di andare avanti. Grazie ad Amani che ci ha consentito questa bella esperienza.

Antonio Spera_ Veniamo, adesso ai ragazzi partiti per il Premio Ilaria Alpi. Abbiamo affittato un pullman a nove posti e abbiamo, raccolto i vari ragazzi nei piccoli paesi della Regione. Credo che forse a Riccione, dove si svolgeva il Premio Ilaria Alpi, abbiamo avuto, o meglio Ettore Gallo, un vincitore, abbia avuto un acceso dibattito con l’allora Ministro della Coesione Territoriale, il Professore Barca, sul tema del petrolio.

acqua5Ettore Gallo_Buongiorno, vengo da Picerno in provincia di Potenza. Vorrei dire che siamo stati fortunati a poter andare al Premio Ilaria Alpi. Cercherò di non dire banalità, ma secondo me è un’esperienza formativa a 360 gradi; un premio dedicato ad una giornalista che ha avuto un legame forte con l’Africa, vittima di un omicidio strano. Una delle poche giornaliste che aveva parlato anche della Basilicata ed in particolare della Trisaia di Rotondella, in provincia di Matera. Uno dei tanti misteri lucani, che accentua il forte legame tra mala politica e poteri forti. Parlare di Africa e di acqua è quasi rivoluzionario. Significa parlare in Africa della negazione dei diritti, della mancanza totale di opportunità alle popolazioni, sotto lo schiaffo dei sistemi capitalistici. Qui colgo un parallelo tra la situazione africana e quella lucana, in special modo per il petrolio. Realtà diverse ma vicine. Anche qui, in Basilicata riscontro una usurpazione dei diritti all’auto determinazione dei popoli; ovvero una regione succube delle grandi imprese petrolifere. Le nostre risorse in mano alle multinazionali assassine che invadono il territorio ed inquinano, distruggendo il nostro sistema sociale, e ambientale.

Carmen Simini_Sarò più breve di Ettore, noi abbiamo conosciuto giornalisti e partecipato a dibattiti promossi nell’ambito dei tre giorni del Premio. Credo che il senso di questi incontri sia stato quello di tornare a lottare per difendere i nostri diritti. E’ questo  l’insegnamento del Premio Ilaria Alpi.

Giada D’Ambrosio_ Sì vorrei aggiungere che dobbiamo avere la voglia di portare avanti le nostre idee, come la giornalista ha portato avanti le sue. L’importante è la conoscenza dei fatti ed essere attaccati alla nostra terra, per difenderla. Per essere protagonisti della vita civile e cercare sempre la verità.

acqua6Antonio Spera_ Passo la parola a Edoardo de Ruggieri che ha accompagnato i ragazzi in Kenya oltre a sua figlia e quindi parlerà della sua esperienza da genitore. Intendo ringraziarlo pubblicamente per l’aiuto che mi ha dato nell’organizzare i ragazzi.

Edoardo de Ruggieri_ Io ho avuto una grande possibilità di vedere una realtà che non immaginavo fosse a tale livello. Parlo di Amani e dell’Africa. Il Continente Nero, innanzitutto mi ha fatto crescere come genitore, facendomi riscoprire il mio rapporto con mia figlia e del bene che mi volesse, cosa di cui prima non me ne rendevo conto. La seconda cosa che intendo rimarcare è che il mondo della cooperazione è vasto e camaleontico. Quello che ho visto fare dagli amici di Amani è andato al di là di ogni aspettativa. Hanno grande rispetto dei ruoli che la popolazioni africane devono avere con la cooperazione. Il consultorio familiare che ho visto a Kibera, non è quello dei pacchi di aiuto, filantropia generica e fine a se stessa. Lì è completamente finanziato e appaltato dalla comunità locale e non ha nulla da invidiare rispetto alle nostre attività sanitarie che si svolgono sul territorio italiano. Vi assicuro che è stata una sorpresa e una garanzia della qualità della cooperazione di Amani.

Preside Mimma Carlomagno_Chiudo i lavori, di questa giornata imperniata sulle testimonianza di un percorso di crescita di vostri coetanei in Italia e in Africa. Quello che mi sento di dire, come affermava poco fa una delle ragazze intervenute è su cosa possiamo fare noi e cosa possono fare loro. E’ innanzitutto un viaggio dentro di noi. Questi momenti devono essere delle opportunità di crescita e mi sembra che questo sia il Kairos, il momento opportuno da cogliere per la vostra vita, per la vostra crescita interiore. Grazie a tutti per essere intervenuti.

Le foto dell’incontro sono visibili alla pagina foto_Presentazione Libro Kaleidos”_maggio 2013