Segnalazioni di libri in uscita

_di Nunzio Festa_

Il fico sulla fortezza, di Claudio Damiani, con una nota di Emanuele Trevi, Fazi (Roma, 2012);

Le metamorfosi di Ovidio, di Roberto Mussapi, con illustrazioni di Mimmo Paladino, Salani (Milano, 2012);

Poemi & Oggetti. Opere complete, di Giulia Niccolai, a cura e con un saggio introduttivo di Milli Graffi, prefazione di Stefano Bartezzaghi, con una nota di Andrea Cortellessa, con illustrazioni, Le Lettere (Firenze, 2012).

Dalla miniera Claudio Damiani non estrae l’oro della rovina né la fine di questo sporco e ingiusto mondo, con noi grassi e tutto il resto dell’umanità a soffrire di morte. Ma lo sguardo del presente e sul esser presenti sempre unito alla prova della memoria, del poeta di Rignano e di San Giovanni, Damiani, fanno nascere “Il fico sulla fortezza”. Un’immagine, in fondo, che resiste (senza far resistenza, ci dirà più avanti il poeta); e che però i calcoli dell’artificiale moderno voglion toglier di mezzo: al momento del restauro del maniero sul quale cresce e dorme, sarà sradicato. Dopo il dono più alto che si potesse fare alle poesia cinese, Damiani torna a ridirci insegnamenti che l’han fortificato: è possibile amare la vita noncuranti della paura della morte. “Come un saggio taoista, Damiani non si stanca mai – dirà infatti il critico Trevi – di dipingere a rapidi colpi di pennello paesaggi nei quali gli uomini e le bestie, le piante e le pietre, le nuvole e le acque sono gli elementi solidali dello stesso prodigio, ovvero una sola materia senza più nome, disponibile a tutti gli esperimenti di un’alchimia interiore capace di trasformare in oro il fardello dell’impermanenza e l’angoscia del tempo che fugge. Oltre il piacere del testo, ai lettori di questo libro si offre una terapia sottile ed efficace come solo sanno essere i consigli di chi è capace di curare se stesso, e non smette mai di farlo”. Niente di più vero. Specie se si pensa alla solita ‘immediatezza’ del verso. Che s’accorda ai valori di poemi e oggetti, diremo più avanti. Claudio Damiani ci permette di liberarci dal fardello di corse da fare e noie da rifare, quando scegliamo di toccare i suoi versi. La poesia di Damiani luccica ed è preziosa davvero come l’oro. Senza puzza di dolore quanto invece il minerale delle sottomissioni e conquiste infinite. Il volume è suddiviso in otto sezioni. Dove alcune risentono soprattutto del fiato della quotidianità e si farebbero volentieri fato nell’abbracciare il futuro con alberi, animali e cose. L’uomo, in un certo senso, somiglia alle costruzioni dell’uomo. Eppure deve ricordarsi che la natura gli fece suggellare il patto con la fauna del pianeta. Siano i cavalli dell’infanzia come le antilopi africane. Non a caso abbiamo voluto dire di questo “nuovo” Damiani sancendo l’affinità con un’altra nostra poetessa. Però questo lo vedremo e proveremo più avanti. Ché Claudio Damani, la sua opera, si nutrono d’uno ‘sperimentale’ viaggio fatto dal poeta Roberto Mussapi e dall’artista Mimo Palladino, che con “Le metamorfosi di Ovidio”: “aiutano il canto delle origini del mondo ad arrivare fino ai nostri giorni”. Cosa han fatto? Ricorriamo prima all’editore, per spiegarci meglio. Scorgendo quella quarta di copertina assoluta che racconta come Mussapi e Palladino “hanno preso le storie e le hanno allungate, accorciate, stese e tirate, le hanno impastate e rimodellate”. Disegno e poesia ispirati da uno dei più importanti componimenti della letteratura latina (250 miti greci, inizia con il Chaos (lo stato primordiale da cui emersero gli dei) e termina con la morte di Gaio Giulio Cesare – forse specie per questo il libro potrebbe molto piacere a Damiani). Da amore, ira, invidia, paura e sete di conoscenza. Contro i mali che da lì provengono. Mussapi è uno dei maggiori poeti italiani. Proprio con Claudio Damiani e pochi altri. Tra le voci femminili, finalmente, possiam annoverare, grazie all’ausilio dell’editoria più attenta, invece, appunto, la oggi e non da oggi monaca buddista Giulia Niccolai. Ecco, quindi, quel poemi e oggetti di cui sopra. Con tanto di laccio Niccolai-Damiani. Non confortato dalla lingua, evidentemente, perché tenuto vivo dalla lettura della vita, del mondo. “Poemi & Oggetti. Opere complete”, antologia ‘incompleta’ nonostante sia summa di tutti i libri e quindi delle plaquette di Niccolai in quanto non in grado di riportare e/o riprodurre a pieno tutta l’esperienza da poetessa visiva e fotografa di poesia e sperimentatrice della forma e dei contenuti dell'”oggetto”, ci si creda oppure no, è sintetizzabile, nonostante stiamo leggendo una vita intera e tutta una vicenda artistica, personale e collettiva a tratti, con il verso della poetessa: “L’astratto promuove il concreto / la forma s’impregna di contenuto”. Ma accordato alla nota del’autrice, che spiega, presentanto uno studio fotografico, “Partendo dal presupposto che il medium fotografico corre parallelo alla realtà senza mai incontrarla, ho creato un ibrido tra la fotografia di una macchina da corsa e una strada asfaltata”. Perché tutto il senso di “Como è Trieste Venezia” è un gioco di parole e una giocare la parola poi detta e fotografata (oggetto) tramite prima i frisbees dagli anni Settanta conditi con la fermezza della fotografia sperimentale e infine i frisbees vissuti e scritti dopo la rivelazione del buddismo praticato. Facendo un esempio, l’invenzione della ‘forma’ tutta sua del frisbees in alcune sezioni poetiche è fatta di “poeseie dense di humour composte unicamente di toponimi” (Graffi); in altri momenti, Niccolai fa rimbalzare le immagini sulla pelle d’una scrittura che finge di contraddirle, addirittura. L’ultimo passo, appunto, è quello che somiglia maggiormente a Damiani. Ché, infatti, Giulia Niccolai fa sei “Meditazioni” che saranno “figurazioni confortanti, frutto finale del lungo lavoro di ricerca interiore praticato col buddismo”. La comparazione, di certo, potrebbe apparir forza. Ma qui, si pensi, troviamo addirittura il filo che mette in accordo Niccolai con Claudio Damiani quanto con Mussapi. Giulia Niccolai, sorella del nostro Vito Riviello, classe 1934, è una delle maggiori poetesse italiane. E con Adriano Spatola, Emilio Villa e pochi altri fece storico lo sperimentalismo del tempo della rivista “Tam Tam”. La poesia, ritroviamo.